Comacchio, estorsione per debiti di gioco: «Condannatelo a 5 anni e mezzo»
Si avvicina alla conclusione il processo a carico di un 50enne
Comacchio Secondo la difesa, dell’estorsione non c’è stata prova. Forse nella forma del tentativo, ma meglio riqualificare il reato nel meno grave esercizio arbitrario delle proprie ragioni e meglio ancora assolvere l’imputato da quella contestazione. Per la Procura invece c’è tutto: l’estorsione e poi quattordici di episodi di spaccio di cocaina, tanto da chiedere una condanna finale a cinque anni e mezzo di reclusione.
È prevista per il prossimo 29 aprile la sentenza della giudice Valentina Camurri nel processo a carico di Giuseppe Esposito, 50enne di Napoli, accusato di aver minacciato una donna – deceduta nel frattempo – affinché restituisse ogni centesimo dell’ingentissimo debito di gioco che aveva maturato con un altro uomo, un comacchiese che non riuscendo a riottenere il dovuto aveva “ceduto” all’imputato la riscossione.
Ieri spazio alla requisitoria del pubblico ministero Ciro Alberto Savino e all’arringa dell’avvocato Marco Faveri. I fatti sono tutti del 2019. Poco da discutere sugli episodi di spaccio – di fatto non contestati dalle difese che man mano si sono succedute nel procedimento – più grigia la questione dell’estorsione.
Da quanto emerso in sede d’indagine – frutto dell’operazione “Casinò” condotta dai carabinieri lagunari su un giro di gioco ed estorsioni – Esposito si sarebbe rivolto alla donna senza andare molto per il sottile. «Da oggi il debito lei ce l’ha con me – le avrebbe detto –. Io non metto la corda al collo a nessuno, però lei i soldi me li deve dare». A ciò avrebbe aggiunto pesantissime minacce: di farle del male, di ammazzarla, di mutilarla, di violentare lei e sua figlia.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la donna aveva maturato un debito di gioco enorme, circa 30mila euro. Dopo averne restituito una parte in piccole rate e con delle cambiali (una da oltre 7mila euro) sarebbe stata contattata da Espositoper informarla che il debito – lievitato a 60mila euro nel frattempo – lo aveva con lui e che aveva tutta l’intenzione di riscuoterlo. La donna fece un primo, parziale pagamento prima che i carabinieri mettessero fine a tutto.
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