Gli sguardi di Vasco negli scatti di Guido Harari: nuova mostra a Ferrara
Dall’8 maggio l’esposizione in Rotonda Foschini. Il fotografo si racconta: «Una buona foto coglie l’energia del momento»
Ferrara «La foto più tatuata di Vasco? È quella dove strabuzza gli occhi e agita le mani». Lo scatto in questione, ben visibile qui accanto, è stato realizzato all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso da Guido Harari, fotografo di fama internazionale che ha ritratto alcuni dei più grandi personaggi degli ultimi cinquant’anni. Nel 2023 era stato protagonista al Palazzo dei Diamanti di Ferrara con la mostra “Incontri”, e ora si prepara a tornare con un’installazione a cielo aperto in Rotonda Foschini dedicata a Vasco Rossi. «Sono foto che risalgono agli anni Ottanta e Novanta e saranno in grande formato», dice l’autore. In vista dell’inaugurazione abbiamo contattato Harari per ripercorrere con lui quegli shooting.
Guido, partiamo dall’inizio. Ricorda la prima volta che vi incontraste?
«Eravamo a metà anni Ottanta, direi 1984/85. Fui contattato da Guido Elmi (storico produttore artistico di Vasco, ndr) per realizzare alcuni ritratti di Vasco. Ricordo diverse sessioni, sia in studio sia all’aperto: alcuni scatti erano più costruiti, in posa, con acconciature elaborate e abiti; altri invece più naturali e autentici, realizzati a Zocca».
E poi?
«Un paio d’anni più tardi ci ritrovammo per realizzare la copertina e il corredo fotografico dell’album “C’è chi dice no”. A differenza delle foto fatte in precedenza, pensate per riviste e materiali promozionali, queste erano tutte dedicate all’album. C’era un’idea precisa. Vasco aveva uno sguardo affilato, potentissimo. All’interno del disco c’è una foto, un primo piano molto stretto. Dai suoi occhi per me emerge tutto: la persona, la rockstar, le esperienze vissute fino a quel momento... È uno scatto a cui sono molto legato».
E arriviamo alla foto più tatuata.
«Secondo me lì emerge l’ironia, il gioco che stava dietro quegli scatti. Gli occhi parlano e non è un caso che molti scelgano proprio questo come ritratto da rendere indelebile sulla propria pelle. Ci ritrovammo più tardi per “Canzoni per me” e poi dal vivo, durante diversi concerti».
Cosa ricorda dei primi shooting degli anni ’80?
«L’ironia di Vasco, la voglia di giocare, il divertimento. Mi sono divertito molto e penso anche lui. Finché la foto era percepita come un gioco si giocava, quando diventava lavoro subentrava la noia del dovere. A Zocca ho percepito la sua dolcezza. In quegli scatti, nelle campagne, davanti al tramonto, per me emerge la persona».
Quand’è che una foto è una buona foto?
«Quando riesce a cogliere l’energia del momento, al di là della posa e della finalità».
E le foto per Ferrara come le ha scelte?
«Visto che saranno immagini riprodotte in grande formato ho cercato di prestare attenzione ai dettagli. Alcune provengono da “Vasco!”, libro fotografico pubblicato da Edel Italy nel 2006. È passato tanto tempo e magari per alcuni, specie per i più giovani, alcuni scatti saranno una scoperta».
Come le ha selezionate?
«Sono partito dal luogo. Ho cercato di illustrare i vari mood di Vasco attraverso i primi piani e i dettagli, ovviamente gli sguardi fanno la parte del leone. Gli occhi di Vasco ti interrogano sempre».
Un’ultima domanda: la sua canzone preferita?
«Non è facile così su due piedi individuarne solamente una, ma se devo sceglierne una dico “C’è chi dice no”, sia come canzone sia come album. Bellissimo».l
