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Il caso

Sant’Agostino, licenziata dalla Coop dopo 25 anni: cos’è successo

Daniele Montanari
Sant’Agostino, licenziata dalla Coop dopo 25 anni: cos’è successo

Lasciata a casa senza preavviso. L’addetta ripercorre quanto accaduto

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Sant’Agostino È stata licenziata dopo 25 anni di lavoro nei punti vendita di Coop Alleanza 3.0 a causa di due barrette energetiche fatte passare «per errore» alla cassa e annotate sul conto di altrettanti clienti. Sta facendo sempre più discutere il caso sollevato dalla Filcams Cgil della 55enne di Sant’Agostino impiegata nel supermercato di Finale Emilia che si è trovata di colpo senza lavoro per uno sbaglio da 1,25 euro per barretta. Gli episodi si sono verificati il 7 e l’8 marzo. È stata licenziata “per giusta causa” senza preavviso l’8 aprile.

Sono passate due settimane ormai, come si sente?

«Subito ero incredula, adesso sta montando sempre di più un sentimento di rabbia per quel che è successo. È vero che ho commesso degli errori, ma per valori estremamente limitati. Il licenziamento è una misura totalmente sproporzionata. Sproporzionato lasciare senza stipendio, a pochi anni dalla pensione, una 55enne con problematiche, e quindi in situazione di fragilità, che non troverà mai un altro lavoro. A casa ci ridurremo a vivere con la pensione di mio marito».

Ma cos’è successo?

««Il 7 e 8 marzo ho comprato quattro barrette energetiche di cioccolato, due per volta, che ho regolarmente pagato. Le smangiucchiavo durante il lavoro: so che non dovevo farlo, ma ho smesso di fumare da poco, e mi allevia la tensione. Le tenevo appoggiate sul bancone: il problema è stato che nel fare i conti di due clienti le cartine con il codice a barre sono passate inavvertitamente sullo scanner, e addebitate ai clienti. La sfortuna è che è successo per due giorni consecutivi: una volta il 7 e una volta l’8».

E i clienti come hanno reagito?

«Quello del 7 mi ha chiesto subito spiegazioni perché aveva tre articoli nello scontrino invece di uno, e due con scritto “bar”. A me non è venuto in mente che potevano essere le barrette, non capivo cosa fosse successo. Sapendo che lo scontrino non poteva essere annullato, l’ho invitato ad andare al box informazioni per ottenere il rimborso. L’8 marzo è capitata una cosa analoga e ho accompagnato subito io il cliente al box, chiedendo sempre di fare i rimborsi».

E poi?

«I colleghi sono venuti a chiedermi spiegazioni e io, non capendo il problema, ho tentennato a dare delle risposte. Ma non è assolutamente vero, come hanno scritto nella lettera di licenziamento, che mi sono rifiutata di rispondere, e che ho trattato male i clienti. Mi hanno fatto una contestazione disciplinare attribuendomi un danno d’immagine, mi sono rivolta alla Cgil, abbiamo fatto un incontro con i miei superiori alla presenza delle sindacaliste il 7 aprile, dove ho presentato le mie scuse. Di fronte alla prospettiva del licenziamento ho avuto un attacco di panico, e un altro quando sono uscita. L’8 mi hanno mandato la lettera di licenziamento e alle 15, dopo che mi avevano ritirato il badge, sono uscita per l’ultima volta dal punto vendita di Finale, dove lavoravo da quasi quattro anni. Mi hanno detto dal sindacato che solo nell’ultimo mese sono stati tre i casi di lavoratrici, tutte donne 50enni con lunga anzianità di servizio, licenziate da Coop Alleanza 3.0».

Cosa pensa di fare?

«Tramite il sindacato mi sono rivolta a un avvocato: sono convinta che il mio licenziamento sia stato profondamente ingiusto e sproporzionato rispetto agli errori commessi sul lavoro, e intendo fare valere le mie ragioni, dopo 25 anni di servizio. Mio marito a casa – abitiamo a Sant’Agostino da vent’anni – è rimasto senza parole, mia figlia grande, che vive fuori casa, è tuttora incredula di fronte a quello che mi è successo. Sinceramente, non so come farò ad andare avanti».