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A Ferrara l’espresso è “d’argento”. Solo a Bolzano si spende di più

Andrea Mainardi
A Ferrara l’espresso è “d’argento”. Solo a Bolzano si spende di più

Secondo la Fipe nel 2025 un caffè nei bar estensi costa in media 1,44 euro

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Ferrara I bar ferraresi si confermano tra i più cari d’Italia, anche nel 2026, per quanto riguarda il prezzo medio di un caffè espresso. Il Rapporto Ristorazione 2026 redatto da Fipe parla chiaro: per una tazzina si spende mediamente 1,44 euro. Solo Bolzano è più costosa con 1,48 euro.

Anche per il classico cappuccino i pubblici esercizi della città si fanno pagare abbondantemente: il costo medio è di 1,85 euro e tra i vari capoluoghi italiani Ferrara resta stabilmente tra i dieci più costosi, superata da Bolzano (2,30 euro), Palermo (1,98 euro), Parma (1,96 euro) e Siracusa (1,90 euro).

Si tratta di una strategia precisa per le circa settecento attività sul territorio comunale (poco più di duemila in tutta la provincia) tra bar e ristoranti, le quali invece calcano meno la mano quando si parla di “food”, sempre secondo quanto ha rilevato Fipe.

Qui, tra i capoluoghi regionali, Ferrara è solo sesta su nove quando si tratta di consumare un semplice panino al bar. Il costo medio è di 3,72 euro, che si colloca sotto il prezzo regionale che tocca i 4,07 euro.

In Italia invece si superano i cinque euro di media a Brescia, Lecco, Milano, Trento (la più cara con 5,80 euro) e Verona. Schema molto simile quando si tratta di andare a mangiare una pizza, che nel territorio costa 12,07 euro ovvero l’8,3% in meno della media regionale.

Un prezzo in linea anche con gli altri capoluoghi italiani tra i quali spiccano Cosenza (14,88 euro), Siena (17,34 euro) e Palermo (14,56 euro).

Questi dati evidenziano come il comparto ferrarese punti sul monetizzare il consumo breve, ripetitivo e urbano mentre si allenta la pressione sui portafogli quando si parla di momenti più conviviali.

Ferrara è coerente con il trend del Rapporto che indica una crescita media dei prezzi del 3,7% nei bar. Il fenomeno inflattivo è stato meno marcato nei ristoranti tradizionali con un +3% che arriva al +3,4% nelle sole pizzerie.

Guardando i numeri regionali, l’Emilia-Romagna si conferma una delle regioni con imprese mediamente più strutturate.

In media le aziende del comparto possono contare su 8,6 dipendenti contro i 6,8 complessivi del Paese. In regione si possono contare 11.555 aziende relative a pubblici esercizi con dipendenti e 96.246 lavoratori impiegati.

Numeri che si traducono rispettivamente con il 7,4% e il 7,8% dello “stock” di imprese di ristorazione e di bar sui quali la regione può contare in relazione al totale in Italia.

Una forza lavoro dietro solamente a Lombardia, Lazio e Veneto. Il settore quindi è vivo ma non immune dalla congiuntura finanziaria: nel totale la ristorazione emiliano romagnola segna -1,8% di imprese attive, nei bar il calo è -2,8%, nei ristoranti -1,3%. Questo la colloca tra le regioni del Nord dove il ripiegamento è più evidente.

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