Da Ferrara ad Auschwitz. Risarciti gli eredi di Ilda Zamorani
La donna si consegnò alla polizia pur di ricongiungersi al marito. Entrambi morirono nel campo di concentramento polacco
Ferrara Quello della ferrarese Ilda Zamorani fu un atto di amore che supera le parole e perfino il senso stesso della sopravvivenza. Un gesto assoluto con cui mise la promessa del matrimonio con Alessandro Colombo al di sopra della propria vita per restare accanto al marito.
Entrambi ebrei, Ilda era nata a Ferrara il 12 marzo 1880 e sposò Alessandro, nato nel 1875 in provincia di Grosseto, condividendone il destino. Nel 1939, ormai in pensione dopo aver lavorato come funzionario di ragioneria a Monza, Colombo fu costretto a presentare con la moglie la denuncia di appartenenza alla religione ebraica in aderenza alle leggi razziali del 1939.
Dopo l’armistizio di Cassibile dell’8 settembre del 1943, data che segnò l’inizio dell’occupazione tedesca, Colombo si trasferì a Milano cercando un’opportunità di salvezza nell’anonimato che sembrava poter offrire una grande città. Ma un breve ritorno a Monza per recuperare alcune fotografie degli adorati nipoti (all’epoca due, oggi cinque) fu fatale. In questa occasione un vicino di casa lo riconobbe e lo denunciò alle autorità.
Arrestato, fu rinchiuso prima nel carcere di Monza e poi in quello milanese di San Vittore. Appresa la notizia, Ilda non esitò: per non lasciare solo il marito si consegnò spontaneamente al carcere milanese. In breve tempo, il 6 dicembre del 1943, i coniugi furono caricati sullo stesso convoglio del Binario 21 della Stazione Centrale di Milano e partirono per Auschwitz dove l’11 dicembre morirono nelle camere a gas.
Ottantatrè anni più tardi, nel 2026, la loro storia è tornata a parlare attraverso una sentenza storica del Tribunale di Monza. I nipoti dei coniugi Colombo hanno ottenuto il riconoscimento del diritto a un risarcimento di circa un milione e 200 mila euro in quanto eredi di vittime di crimini di guerra e contro l’umanità. I familiari e gli eredi potranno procedere per vie legali alla richiesta di accesso al Fondo ristori istituito dal Governo Draghi nel 2022 per il risarcimento dei danni morali ai parenti delle vittime delle brutalità dei nazifascisti durane la Seconda Guerra Mondiale.
La sentenza del Tribunale recita: “La morte dei coniugi in conseguenza della deportazione presso il campo di sterminio di Auschwitz, nel dicembre del 1943 è peraltro oggetto di pubblico riconoscimento, tra l’altro mediante la posa di due pietre d’inciampo collocate in prossimità delle case di famiglia».
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