Liberi dalla guerra. Ferrara celebra il 25 aprile
Nell’anniversario i discorsi di pace e di memoria attiva delle autorità in piazza
Ferrara «Salutiamo voi cittadini che con la vostra presenza volete fare memoria ogni anno insieme a noi, e ricordare che oggi sono passati 81 anni dalla liberazione dal nazifascismo e dalla fine della seconda guerra mondiale», così ha aperto il suo intervento Roberto Cassoli presidente ferrarese dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.
Fare memoria è il mandato che è risuonato in tutti gli interventi che si sono succeduti, partendo da Davide Alagna della Consulta Provinciale degli Studenti e Francesco Bertelli delle Associazioni combattentistiche e d’Arma.
«Fare memoria dei milioni di cittadini assassinati dal sanguinario regime nazista, che con la complicità dei regimi fascisti europei, iniziò una Guerra atroce, con milioni di morti civili e militari, che consegnò i propri concittadini ai carnefici, li deportò nei campi di concentramento per essere anche uccisi nelle camere a gas – ha detto Cassoli –. Ricordiamo che contro quei regimi sanguinari sono nati in tutta Italia moti di popolo, la Resistenza, un movimento politico e militare, una rivolta morale di patrioti, di partigiani, che hanno lottato per il riscatto nazionale. Una Resistenza armata e non, di donne e uomini, militari e civili, operai e contadini che hanno donato e sacrificato anche la propria vita per consegnarci un Paese libero dalla violenza, dall’odio, dalla guerra». Poi il richiamo all’oggi: «Ecco perché da tempo in queste nostre piazze pensiamo sempre più alle tante guerre sparse per il mondo».
«Ricordare non deve essere un esercizio di retorica che si ripete – è intervenuto il prefetto Massimo Marchesiello – ma significa guardare con sempre maggiore consapevolezza al tempo difficile che stiamo vivendo. 81 anni fa Ferrara viveva ore di drammatica incertezza con le truppe alleate che oltrepassavano il Po trovando una città in cui il Comitato di Liberazione Nazionale era già insediato nel Palazzo Municipale e i partigiani presidiavano il Castello. Ma quella gioia arrivava dopo ferite atroci. Oggi, circondati dai luoghi che furono teatro di quelle ore decisive, abbiamo il dovere di trasformare questi spazi in memoria viva, per supplire all’assenza dei testimoni diretti, facendo nostra loro eredità affinché il loro sacrificio continui a parlare. I valori della resistenza tradotti nella nostra carta costituzionale non sono reliquie del passato, ma bussole per il presente. Guardando alle guerre di oggi, dobbiamo riconoscere con onestà una verità amara: in 80 anni di benessere abbiamo permesso che logiche di profitto e indifferenza potessero sgretolare equilibri costruito con fatica, delegando il futuro a dinamiche distruttive, a cui non possiamo restare indifferenti. La pace non è un ordine stabile e consolidato, la storia ci insegna che è una tregua permanente da alimentare in modo attivo, quotidianamente».
Per il Comune è intervenuto l’assessore Marco Gulinelli: «Il 25 Aprile è anche un invito all’unità. Al di là delle differenze, delle opinioni e delle sensibilità, questa giornata appartiene a tutti gli italiani, perché affonda le radici nei principi condivisi della nostra convivenza civile». Presenti il presidente della Provincia Daniele Garuti e le assessore comunali Cristina Coletti e Chiara Scaramagli, ma assente Alan Fabbri, come notato anche dal pubblico, da cui si è levato un grido: «Dov’è il sindaco?».
Schierate anche le associazioni combattentistiche e d’arma e le forze dell’ordine che hanno deposto corone d'alloro al Sacrario dei Caduti per la Libertà nella Torre della Vittoria e proceduto all’alzabandiera. Accanto a loro i rappresentanti delle forze di opposizione e il consigliere regionale Paolo Calvano.
L’eco della guerra è risuonato anche nell’omelia dell’arcivescovo Gian Carlo Perego in Cattedrale: «Celebriamo oggi la Festa della Liberazione, la fine della guerra, in un tempo in cui sentiamo ancora lontana dalle nostre città la guerra, ma vicina nei suoi effetti economici e sociali, nel ritorno alla corsa agli armamenti, nel clima di paura diffuso. Il canto di libertà che sale in questo giorno, si scontra con questo clima di incertezza che anche la città e le nostre famiglie respirano». Prima della funzione è stato deposto un mazzo di rose rosse sulla tomba di monsignor Ruggero Bovelli, del quale è stato ricordato il coraggio nel difendere la città.
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