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Portomaggiore, scontro sul centro islamico. Il sindaco: «Non è una moschea»

Annarita Bova
Portomaggiore, scontro sul centro islamico. Il sindaco: «Non è una moschea»

Il consigliere Badolato ha risollevato la questione: «Ci prendono in giro»

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Portomaggiore La questione Centro preghiera islamico a Portomaggiore resta un nervo scoperto. Per quanto il sindaco Dario Bernardi abbia più volte sottolineato come sul territorio non ci siano moschee e non ce ne saranno, dalla minoranza non vogliono sentire ragioni ed anche nello scorso Consiglio comunale si è tornati sulla questione.

A risollevare il problema, il capogruppo di “Uniti per Portomaggiore”, Roberto Badolato. «L’ordinanza a firma del dirigente Leonardo Nascosi fa espresso riferimento ad una cerimonia da tenersi nei locali ubicati in via Leonardo da Vinci n. 9/c espressamente qualificati nell’ordinanza come moschea - torna a ribadire Badolato -. Il sindaco ha pubblicamente dichiarato che non sussistono in Portomaggiore locali adibiti a moschea e che piuttosto tali locali sono da qualificarsi quali Centri culturali non essendo specificamente autorizzati quali centri adibiti al culto. Quello che però ci domandiamo è quale soggetto abbia comunicato al Comune di Portomaggiore le iniziative del 19 e 20 marzo (legate alla fine del Ramadan). Abbiamo notato un’associazione culturale o altra organizzazione simile e si chiede di sapere se la medesima sia iscritta o meno al Runts e in caso affermativo in quale categoria, al fine di valutare la conformità delle relazioni tra la medesima ed il Comune di Portomaggiore».

Sempre Badolato chiede «se siano mutate le destinazioni d’uso dei citati locali nelle trascorse più recenti, settimane e se le destinazioni d’uso siano a questo punto conformi con l’utilizzo che viene fatto di quei locali e non parliamo solo di via da Vinci ma anche dei locali di via Olmo»

La risposta

Il primo cittadino ha ribadito quanto più volte ripetuto. «È pervenuta comunicazione per conto dell’associazione Azrat Sultan Bautrust di Portomaggiore, proprietaria dei locali in via Leonardo da Vinci 9. L’associazione in questione non riceve finanziamenti e non ha alcun convenzionamento in corso con l’amministrazione, dunque la verifica di iscrizione a Runts non è dovuta per una semplice comunicazione di evento. La destinazione d’uso non è mutata. La qualifica di moschea attribuita nell’ordinanza è un errore che è stato rettificato con successiva ordinanza corretta». Non solo, «l’evento c è un raduno di preghiera, certamente compatibile con la destinazione d’uso dei locali, tanto più che si è svolto all’aperto. Questo l’abbiamo detto più volte, e cioè che la riunione per preghiera è assolutamente compatibile con la destinazione d’uso dei luoghi».

Badolato ha ribadito come non si sia ritenuto «per niente soddisfatto, anche perché continuiamo secondo noi, a prenderci in giro. Perché qui sappiamo tutti benissimo, visto che gli stessi che frequentano questi luoghi sia negli indirizzi email sia nelle convocazioni, chiamano a raccolta i propri fedeli alla moschea di via Olmo e alla moschea di via Leonardo da Vinci. I cittadini a vedere quello che si verifica, che non sono centri culturali, sono a tutti gli effetti luoghi di culto, e sui quali ci vogliono dei maggiori controlli, maggiori controlli che devono garantire, come ha detto lei, l’ubicazione corretta. Insomma, noi non molliamo». 


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