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L’analisi

Redditi, la provincia soffre: Ferrara sfonda 28mila euro pro capite

Andrea Mainardi

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Goro sempre fanalino di coda mentre l’Alto Ferrarese tiene il passo

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Ferrara I nuovi dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, rielaborati dalla società di consulenze Excellera, restituiscono un quadro chiaro dei redditi 2025 comune per comune in base alle dichiarazioni che i contribuenti hanno dichiarato in relazione al 2024.

Nel comune di Ferrara registra un reddito pro capite pari a 28.001 euro, collocandosi al di sopra sia della media regionale dell’Emilia-Romagna (27.434 euro) sia di quella nazionale (25.125 euro). Il dato conferma la solidità economica del capoluogo estense, che tuttavia rimane distanziato se si guarda ai principali poli produttivi della regione come Modena, Parma e Reggio Emilia che si superano i 30mila euro di reddito pro capite. I profili più simili sono quelli di Ravenna e Forlì-Cesena.

Il reddito di chi contribuisce nel comune di Ferrara cresce rispetto al 2023 di 909 euro (+3,36%), un incremento positivo ma inferiore sia alla media nazionale (+4,1%) sia a quella regionale (+3,7%). Si conferma quindi la stabilità del territorio, che fatica a trovare quel pizzico di dinamismo reddituale in più per correre davvero alla pari con i “top” dell’Emilia-Romagna.

Se si allarga lo sguardo alla provincia, emerge un quadro più articolato e fortemente diseguale. Il divario interno è significativo: si passa dai 28.001 euro di Ferrara ai 11.917 euro di Goro, con una differenza superiore ai 16.000 euro. Uno scenario già ben noto da anni e che si riconferma anche per quanto riguarda questa rilevazione: c’è una parte della provincia che non riesce a stare al passo con i comuni più virtuosi.

All’interno del territorio provinciale si possono, di fatto, distinguere tre aree principali. La prima è quella dell’Alto Ferrarese, che comprende comuni come Cento (26.598 euro) e Vigarano Mainarda (25.429 euro), caratterizzata da una maggiore integrazione con i sistemi produttivi di Bologna e Modena e da una presenza più solida del settore manifatturiero. Una seconda fascia intermedia include comuni tra i 22.000 e i 24.000 euro, come Argenta, Copparo e Bondeno, dove prevalgono attività agricole e produttive tradizionali.

Infine, l’area del “Basso”, con Comacchio (20.808 euro), Mesola (19.466 euro) e soprattutto Goro la quale evidenzia livelli di reddito significativamente inferiori, riflettendo una struttura economica più fragile, legata a pesca e turismo stagionale. Sul piano dinamico, tuttavia, si osserva un elemento interessante: i comuni con redditi più bassi mostrano i tassi di crescita più elevati. Lagosanto registra un +6,46%, Masi Torello +5,68%, Comacchio +5,58%. Al contrario, Ferrara e altri comuni più ricchi crescono a ritmi più contenuti, attorno al 3–3,5%. Questo andamento suggerisce la presenza di una convergenza, in cui le aree meno sviluppate recuperano terreno in termini percentuali, pur senza colmare il divario assoluto.

Questa dinamica si inserisce in un contesto nazionale che vede nel 2024 una crescita dei redditi superiore all’inflazione, ma anche il permanere di profonde disuguaglianze. In Italia, infatti, oltre un terzo dei contribuenti dichiara meno di 15.000 euro, mentre solo il 6% supera i 55.000 euro, delineando una distribuzione ancora fortemente squilibrata.

Ferrara e la sua provincia riflettono in scala ridotta queste tensioni strutturali. Da un lato, si registra un miglioramento diffuso dei redditi mentre dall’altro, la geografia economica resta sostanzialmente invariata, con un dualismo persistente tra aree produttive integrate e territori periferici più fragili. In questo senso, il caso ferrarese rappresenta un esempio emblematico di come la crescita economica, pur presente, non sia di per sé sufficiente a ridurre le disuguaglianze territoriali. Servirebbe davvero uno “shock” economico al territorio estense, che negli anni non ha mai dato l’impressione di poter garantire un cambio di passo. Un processo di sviluppo non potrà prescindere dal collegamento con la Zona Logistica Semplificata e l'ampliamento di politiche che possano rendere il Ferrarese appetibile per aziende non solamente di stampo ricettivo o agricolo