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Il concorso contestato a Unife: c’è già un esposto in Procura a Ferrara

Daniele Oppo
Il concorso contestato a Unife: c’è già un esposto in Procura a Ferrara

Presentato a marzo dalla fondatrice del progetto “Bandiuniversita”

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Ferrara C’è già un esposto in Procura sul bando da ricercatore finito al centro delle polemiche dopo la puntata di Mi Manda RaiTre, andata in onda domenica. L’esposto è stato depositato a marzo dall’avvocata Stefania Flore, fondatrice del progetto Bandiuniversita, che monitora e segnala pubblicamente presunte irregolarità nelle procedure di reclutamento degli atenei italiani attraverso un sito web e una pagina Instagram molto seguiti.

L’iniziativa giudiziaria, dunque precedente alla messa in onda della trasmissione Rai con le dichiarazioni del professor Savino Occhionorelli, è ora all’attenzione del sostituto procuratore Andrea Maggioni. Secondo quanto spiegato da Flore a La Nuova, l’esposto sarà presto integrato alla luce di quanto emerso nel programma televisivo, con l’ipotesi di un reato, quello di tentata concussione, che spetterà ovviamente alla Procura valutare.

A questo si aggiungerà anche un ulteriore esposto, che sarà presentato da Antonio Pesce, medico chirurgo e uno dei candidati al concorso. Pesce aveva partecipato al bando inizialmente vinto da un candidato poi risultato privo dei requisiti per partecipare, allievo di uno dei commissari. Dopo l’annullamento della prima selezione da parte del Tar, una seconda commissione ha giudicato Pesce non idoneo. Proprio Occhionorelli faceva parte della seconda commissione. Le telecamere di Mi Manda RaiTre hanno ripreso alcuni fuorionda nei quali il professore ha evocato l’esistenza di un «sistema baronale» e ha riferito che a Pesce «era stato detto di non rompere i coglioni al concorso», ipotizzando che l’esito finale – con l’assegnazione di zero punti alla lezione didattica, giudicata invece eccellente dalla prima commissione – «possa essere stato una ritorsione».

Successivamente, lo stesso Occhionorelli ha dichiarato che si trattava di uno sfogo personale, rivendicando la correttezza dell’operato della commissione e l’estraneità dell’Università di Ferrara, che a sua volta ha fatto sapere di aver avviato un’indagine interna. L’avvocata Flore seguiva però il caso già da tempo. A fine 2025 aveva presentato richieste di accesso agli atti, lamentando la mancata pubblicazione dell’esito finale del bando. Nel marzo scorso ha poi scritto alla rettrice Laura Ramaciotti, evidenziando quella che ritiene una grave illegittimità del regolamento adottato dall’Ateneo per i bandi da ricercatore.

In particolare, Flore contesta la previsione di una prova orale con attribuzione di punteggio, che – sostiene – sarebbe in contrasto con il decreto ministeriale 243/2011, il quale stabilisce che «sono esclusi esami scritti e orali, ad eccezione di una prova orale volta ad accertare l’adeguata conoscenza di una lingua straniera». Una circostanza che, scrive Flore, «appare tanto più grave se si considera che la rettrice è la nuova presidente della Crui (la Conferenza dei rettori delle università italiane), dalla quale ci si aspetterebbe un esempio di rigoroso rispetto della normativa». Anche per questo, Flore aveva presentato una parallela segnalazione al ministero dell’Università. 

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