Dalla laurea a Ferrara a Londra: Leonardi studia i legami tra specie e clima
Gli studi in città e il post-doc al Museo di Storia naturale di Londra: «Cerco di ricostruire le dinamiche ecologiche integrando Dna e archeologia»
Ferrara Quarta figura di Prospettiva Unife è la romana Michela Leonardi, post-doc al Museo di Storia naturale di Londra. Studia l’evoluzione e la distribuzione delle specie viventi in risposta ai cambiamenti climatici. Per farlo, unisce informazioni e metodi da diverse discipline: ecologia, archeologia, paleoclimatologia, genetica, modellizzazione. E parte di questa esperienza l’ha appresa ad Unife, perché qui, dal 2002 al 2007, ha ottenuto la laurea triennale in Tecnologie per i beni culturali e la specialistica in Scienze preistoriche con il professor Guido Barbujani (prossimo volto della rubrica). Leonardi è tornata a Ferrara nel 2015 come visitatrice con il Gruppo di genetica di popolazione.
Post-doc al Museo di Storia naturale di Londra: come c’è arrivata?
«Ho avuto una carriera un po’ complessa, in cui ho girato molto. Ho frequentato la triennale e la magistrale qui a Ferrara. Volevo studiare la preistoria e sono sempre stata appassionata di evoluzione. Ho fatto molti scavi con Unife, in Italia e all’estero. Seguendo le lezioni di genetica di Barbujani, mi sono appassionata all’idea di guardare al passato attraverso non solo i resti archeologici ma la genetica. Guardando il nostro Dna è possibile ricostruire il passato, la storia delle popolazioni. Ho quindi deciso di fare la tesi specialistica con lui, in genetica della popolazione, ricostruendo la storia della popolazione di Lucca sulla base di campioni di estratti archeologici».
E poi?
«La mia visione è sempre stata legata alle scienze naturali: i miei studi sono più di analisi a larga scala sul passato rispetto ad un sito in dettaglio. Dopo Ferrara, grazie all’Università, ho ricevuto una borsa post-laurea di 5 mesi al Musée de l’Homme di Parigi, letteralmente di fronte alla Tour Eiffel: facevamo i caffè del venerdì pomeriggio sulla terrazza con vista sul monumento! Lì ho imparato tante cose e metodi diversi. In seguito, ho fatto il dottorato a Magonza, continuando a lavorare sul Dna antico per la ricostruzione del passato delle specie: in quel periodo ero concentrata sui cavalli. Ho poi avuto modo di compiere studi a Londra e Berna».
E dopo il dottorato?
«Sono andata a Cambridge, al Sanger Institute, dove hanno fatto più di metà del progetto genoma umano e poi a Londra. Qui ho lavorato all’Ucl ad antropologia su alcune popolazioni del Sudest Asiatico. Ho poi vinto una Marie Curie per la Danimarca. Copenaghen è il punto di svolta: fino a quel momento avevo lavorato principalmente sul Dna integrando il contesto archeologico; lì ho iniziato a lavorare in laboratorio per estrarre il Dna antico e ho avuto la possibilità di seguire il corso sulla modellizzazione ecologica relativa al passato; cioè, cercare di capire quale sia il rapporto tra una specie e il clima, quale sia il tipo di clima in cui una specie si trova meglio… e ricostruire tutto ciò per il passato. Ho iniziato a lavorare su questi dati e mi è piaciuto molto: il clima impatta molto sull’evoluzione di popolazioni e specie. Sono poi tornata a Cambridge e ora lavoro principalmente sulla ricostruzione delle dinamiche ecologiche, integrando informazioni dal Dna o dall’archeologia».
Come si trova in questo nuovo campo? «Ora riesco ad avere una visione più a 360 gradi della problematica: la storia è una cosa unica. Noi tendiamo a vedere il passato attraverso diverse sfaccettature, come se attorno alla storia ci fosse un prisma; vediamo dei pezzi attraverso delle finestrine, ma tutte le porzioni sono parte della stessa storia. Se riesco a integrare informazioni dal Dna, dall’ecologia, dall’archeologia e quindi dalla cultura e comportamento delle persone nel passato, ottengo una visione più ampia di ciò che potrebbe essere successo. Tali metodi al Museo di Storia naturale di Londra sono utilizzabili anche per capire cosa succede oggi alle specie con il cambiamento del clima. Lavoriamo su problematiche del presente, come la riforestazione di aree dell’Africa. Al contempo, continuo a Cambridge sul passato».
Mantiene quindi entrambe le passioni.
«Esatto. Per me è molto importante poter usare le mie competenze per cercare di contrastare il cambiamento climatico e capire cosa possiamo fare. Tutti noi abbiamo la responsabilità di provare a rendere il mondo un posto un po’ migliore: e io, con i miei studi e la divulgazione al museo, posso avere un ruolo. Allo stesso tempo, amo il passato e voglio continuare a studiarlo».
Legami con Ferrara? Posti del cuore?
«Sono innamorata. Ho vissuto in tanti luoghi ma questa città è un posto speciale. È stupenda dal punto di vista architettonico e molto vivace. Sono di Roma e temevo che Ferrara fosse troppo piccola, che ci fosse poco da fare. Invece no, la vita sociale e culturale è molto brillante per la dimensione che ha: mostre, teatro, eventi per gli studenti, feste… Ci sono tanti posti del cuore. Ho studiato a Palazzo Turchi di Bagno, un edificio splendido. Ma la cosa che mi piace di più è Ferrara stessa: passeggiare e imbattersi in strade e scorci meravigliosi, nelle tradizionali tende rosse, nelle differenze tra edifici di epoche diverse, dal Medioevo al Rinascimento all’Art Nouveau. Ferrara è un piccolo gioiello con tante facce da scoprire».
Ha creato un gioco di società legato al cambiamento climatico. Vuole parlarcene?
«Quando mi sono imbattuta davvero nel cambiamento climatico mi sono spaventata. Il museo di zoologia di Cambridge dà la possibilità agli scienziati di creare attività pratiche con gli studenti. Io mi sono ingegnata e ho sviluppato il gioco da tavolo “Climate Change – the board game” (scaricabile gratuitamente dal mio sito: https://michelaleonardi.netsons.org/it/gioco-da-tavolo-sui-cambiamenti-climatici/ ). I giocatori sono specie animali che devono in qualche modo sopravvivere in un mondo in cui il clima cambia in modo imprevedibile. Credo che questo gioco aiuti a capire la complessità del tema e come funzioni; inoltre, permette di avvicinarsi a un argomento complesso e “ansiogeno” in modo competitivo, con la voglia di farcela».
Un messaggio per studenti e ricercatori?
«Credo che i giovani di oggi vivano in una situazione molto più difficile di quella in cui ho vissuto io e per questo li stimo molto: fanno del loro meglio. Se avete un sogno, non vi posso promettere che sarà facile, ma il modo per arrivarci c’è. Magari non sarà la strada che vi aspettate: io fin da piccola volevo fare la paleontologa e studiare l’evoluzione umana, credendo di venire a Ferrara per poi trovare un posto all’Università. In realtà è stata molto più complessa; ecco, queste curve mi hanno permesso di avere nuovi punti di vista e prospettive che mi hanno portato dove sono oggi. Cambiando strada si imparano tante cose e si capisce meglio cosa si vuole. Mantenete il vostro obiettivo e non vi fermate (a meno di necessità), ma non guardate alle deviazioni come un allontanamento dai vostri sogni. Abbiate fiducia in voi senza paura di guardarvi dentro e di rendervi conto che magari, a volte, i sogni cambiano».l
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