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Posti letto a Ferrara, costi lievitati: quanto costa in media una stanza

Stefania Andreotti
Posti letto a Ferrara, costi lievitati: quanto costa in media una stanza

Amelio: «Qui ci potrebbero essere grandi gruppi immobiliari interessati»

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Ferrara Se nel 2020 una stanza in affitto a Ferrara costava in media 299 euro, oggi la spesa da sostenere si aggira attorno ai 387 euro, registrando un aumento del 30% in sei anni.

Un’analisi di Immobiliare.it Insights sull’andamento dei canoni di locazione nelle città universitarie ha stilato una classifica dei rincari. Le città che accolgono i dieci mega atenei statali del Paese (con oltre 40mila iscritti) hanno visto i prezzi delle stanze singole aumentare, in media, del 41% tra marzo 2020 e marzo 2026, un valore di ben 10 punti percentuali più alto rispetto all’incremento dei monolocali nello stesso periodo, nei medesimi centri. I due rialzi più rilevanti si sono verificati a Bari e Palermo, che hanno fatto segnare rispettivamente un +59% e un +55%. Terzo posto per Padova e Firenze, con un +46% per entrambe. Appena fuori dal podio si piazza Torino (+45%), mentre a Roma i prezzi sono saliti del 40%. Se Roma è al 40% e Bologna al 37%, Ferrara è appena un punto percentuale sotto Milano (+31%). Sopra alle altre due città degli atenei emiliani: Parma (+29%) e Modena (+15%). Anche nei centri che ospitano i grandi e medi atenei, comunque, la crescita dei prezzi delle stanze è stata superiore rispetto a quella dei monolocali, che rispetto al 2020 costano il 22% in più.

Secondo Paolo Giabardo, direttore generale di Immobiliare.it, «quello delle stanze è uno dei segmenti più vivaci del mercato immobiliare, e la crescita dei prezzi più significativa, sostenuta a sua volta da una domanda particolarmente elevata, confermano questo primato. Tuttavia, il settore presenta un elemento di criticità – aggiunge – ovvero che lo stesso target responsabile della domanda come studenti e giovani lavoratori non dispone di redditi adeguati a supportare il costo di un affitto, contribuendo ad allargare la forbice fra capacità di spesa e canoni richiesti e a rendere in generale il mercato delle stanze poco accessibile. Ciononostante, negli ultimi mesi hanno iniziato a verificarsi i primi segnali di assestamento, che potrebbero indicare un progressivo riequilibrio del mercato nel corso dell’anno».

A Ferrara ci sono circa 28mila iscritti, di cui 13mila fuorisede, che producono un impatto economico sul territorio di 149 milioni, 45 dei quali sono riferiti agli affitti, a cui vanno aggiunti i costi collegati di utenze, bollette e servizi, come rilevato nel 2023 dall’Indagine su condizioni di vita e di studio degli studenti dell’Università di Ferrara e impatto sul territorio.

Marco Amelio, presidente provinciale Confcommercio Ferrara, commenta così la situazione locale: «Partiamo dal presupposto che l’Università è uno dei motori economici più importanti della città. Poi se vogliamo analizzare questo aumento, bisogna avere chiaro che il costo degli alloggi segue una legge di mercato: la regola della domanda e dell’offerta. Ci scandalizziamo sempre quando vediamo lievitare i costi, ma occorre ricordare che è il mercato a dettare le regole. A questo si aggiunge un aumento che deriva dalla complessità generale del momento storico, che finisce per incidere sulle utenze. C’è poi da dire – prosegue Amelio – che quello ferrarese è un mercato delle stanze in affitto prevalentemente in mano ai privati, che preferiscono lo studente perché è ha un tipo di contratto più breve e remunerativo. Poi ci sono le famiglie sempre più in crisi economica per via dell’impoverimento generale e alloggi sempre più difficili da reperire in città. In questo scenario aggiungiamo un altro elemento: grossi gruppi immobiliari privati che stanno già investendo in altre città universitarie come Milano e Firenze e sono potenzialmente interessati a farlo anche qui. Secondo me c’è del movimento in tal senso e Ferrara è una piazza di interesse, ma dobbiamo creare le condizioni perché questo avvenga. Stiamo parlando di imprese che possono creare fino a 800 alloggi in più, ma per avere convenienza devono poi metterli a disposizione a cifre medie attorno ai 600 euro per posto letto, includendo anche i vari servizi come utenze, lavanderia, eccetera. Sono cifre importanti che rispondono a una domanda e ridefiniscono il mercato, ma questi gruppi vanno solo dove trovano terreno fertile. Quello che le amministrazioni possono fare in tal senso è creare leve di interesse con la riqualificazione urbana, nuovi insediamenti e la messa a disposizione di edifici dismessi». 

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