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Università di Ferrara, concorso contestato. Il prof: «Voglio dignità»

Daniele Oppo
Università di Ferrara, concorso contestato. Il prof: «Voglio dignità»

Dopo il servizio di Mi Manda RaiTre sul bando da ricercatore, parla il medico escluso. Il docente: «Ho sempre creduto nella buona fede di Unife, giusto fare luce sulle responsabilità»

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Ferrara «Voglio solo difendere la mia dignità, come professionista e come uomo». Antonio Pesce parla poco, con toni sempre misurati. Non c’è traccia di astio, ma nelle sue parole e nello sguardo emerge una fermezza che accompagna da molti mesi la vicenda del bando da ricercatore dell’Università di Ferrara, più volte raccontata da La Nuova e con l’attenzione che si è allargata dopo un servizio di Mi Manda RaiTre. Arrivare a questo punto non era nelle sue intenzioni.

«Ho presentato un regolare ricorso al Tar, come previsto dalla legge e dal bando», spiega. I ricorsi sono stati due. Il primo, presentato dopo essere stato scavalcato da un candidato privo dei requisiti richiesti, è stato accolto. Il secondo è seguito alla decisione dell’Università di Ferrara che, attraverso una nuova commissione giudicatrice, lo ha giudicato non idoneo al posto, attribuendo un punteggio pari a zero alla prova orale: una lezione che la precedente commissione aveva invece valutato eccellente, assegnando il punteggio massimo.

Nel servizio andato in onda su RaiTre è stato trasmesso anche un fuori onda del professor Savino Occhionerelli, componente della seconda commissione. Dopo avere difeso l’operato dell’organo giudicante, il docente ha parlato dell’esistenza di un «sistema baronale» quasi impenetrabile, ipotizzando che la bocciatura di Pesce «possa essere stata una ritorsione». Il giorno successivo lo stesso Occhionerelli ha precisato che si trattava di uno sfogo personale, ripreso senza il suo consenso. Pesce non commenta quelle dichiarazioni. Attraverso i propri legali - l’avvocato Giuliano Onorati, per la parte amministrativa, e l’avvocato penalista Simone Bianchi - presenterà comunque un esposto.

«Ho sempre creduto nella buona fede dell’università - aggiunge -. Anche per questo avevo chiesto un incontro alla rettrice, per spiegare la mia situazione. Se emergeranno responsabilità, è giusto che venga fatta luce e che sia resa giustizia. Il ricorso al Tar è pendente: ora attendiamo gli sviluppi». In mezzo alle polemiche, Pesce segnala anche risvolti positivi: «In questi giorni ho ricevuto molta solidarietà, da colleghi e studenti». Chirurgo all’ospedale del Delta di Lagosanto, con abilitazione da docente di prima fascia, Pesce collabora da anni con l’Università di Ferrara, dove tiene l’insegnamento di Medicina culinaria nel corso di laurea in Medicina e chirurgia. Unife gli ha comunicato che il corso non sarà più attivato dal prossimo anno accademico e che i contratti di docenza non verranno rinnovati. Secondo l’Ateneo si tratta di un normale aggiornamento dell’offerta formativa, senza collegamenti con il caso del bando.

«È un corso molto richiesto e apprezzato dagli studenti - si limita a dire Pesce -. È un danno per loro, non per me». Poi conclude: «Resta molta amarezza e delusione».