Vasco a Ferrara, i ricordi del batterista Casini: «Tra noi un’amicizia vera»
Il musicista, paroliere e produttore si racconta: «Un crescendo continuo, eravamo agguerriti»
Ferrara La presentazione della Steve Rogers Band da parte di Vasco Rossi è rimasta negli annali grazie al disco dal vivo Va bene, va bene così (1984). Sul finire di Siamo solo noi, il Blasco snocciola i nomi della formazione: Pietro Coreani (tastiere), Andrea Righi (basso), Maurizio Solieri e Massimo Riva (chitarre), e alla batteria c’è proprio Roberto Casini. Dopo l’avventura con la Steve Rogers Band, Casini si è dedicato anche alla scrittura e alla produzione, collaborando con artisti come Lucio Dalla, Paola Turci, Ron e lo stesso Vasco. Manca un mese alla prima delle due date del Kom al Parco Urbano di Ferrara e, in vista dell’evento, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Roberto Casini. Parlare con lui significa ripercorrere un pezzo di storia del rock italiano, fatto di club, balere, prove e concerti che hanno segnato la musica del nostro paese.
Roberto, qual è stato il suo primo incontro con Vasco Rossi?
«Suonavo nelle balere e frequentavo “Da Vito”, un locale a Bologna dove passavano tutti i musicisti locali, Dalla e gli artisti del momento. Lì realizzammo un provino con un gruppo di amici. Quella cassetta arrivò prima a Lucio Dalla, che stava lavorando a progetti come quelli di De Gregori e Ron, e poi finì anche a Vasco».
E cosa accadde?
«Lucio (Dalla, ndr) ci propose di accompagnare Ron nel primo tour e così nacque il nucleo che poi sarebbe diventato la Steve Rogers Band. Dopo quel tour, la stessa cassetta arrivò a Vasco, che ci volle con lui: aggiungemmo Solieri e Riva, e da lì nacque la band che nel 1979 prese il via ufficialmente».
Come ricorda l’esplosione del fenomeno Vasco e il ruolo della Steve Rogers Band?
«Era l’inizio di tutto. All’inizio facevamo concerti davanti a 100 persone, poi 200, poi 300: è stato un crescendo continuo. Noi eravamo sulle barricate, molto giovani, molto agguerriti e volevamo fare i Rolling Stones. Dal vivo avevamo un suono dirompente. Abbiamo dato il suono all’alba di Vasco e segnato lo stile musicale della Steve Rogers Band, che poi è diventato un riferimento per tutto il suo percorso».
Come definirebbe la sua evoluzione con lui, da batterista ad autore e produttore?
«Dopo il tour con Ron e gli inizi con Vasco, ho continuato come batterista fino al 1985 circa. Poi, anche grazie a brani come “Va bene, va bene così” che scrissi con Vasco, ho ricevuto molte richieste per fare l’autore e ho iniziato a produrre. Ho prodotto Paola Turci per diversi album e ho lavorato anche con altri gruppi».
E il Blasco?
«Con Vasco abbiamo sempre mantenuto un rapporto di lavoro, anche sui giovani artisti e oggi continuiamo a collaborare: la nostra cooperazione ha accompagnato il mio percorso artistico per più di vent’anni, oltre a essere una vera amicizia».
Qual è la caratteristica che la lega a Vasco, a livello di visione musicale?
«Vasco si è sempre rinnovato senza uscire dal suo stile. Uno ha un suo modo di fare musica e, nel suo caso, un modo di dare messaggi molto chiari e sentiti. E lui è stato onesto intellettualmente, così come cerco di esserlo io: la musica per lui non è stata un vezzo per vendere dischi, ma un modo per dire qualcosa di vero e condividere sentimenti con le persone. È per questo che la gente resta attaccata alle sue canzoni e anche per questo funzioniamo bene insieme».
C’è un brano, tra quelli che avete scritto insieme, che per lei incarna il Dna Vasco?
«Per me, tra i più rappresentativi, ci sono “Va bene, va bene così” e “Eh…già”. Il primo, con il suo giro di accordi e il modo di raccontare il quotidiano, è stato uno dei brani più copiati della musica italiana dagli anni Ottanta in poi. “Eh…già” invece ha segnato un momento particolare della sua vita».
Parlando di giovani artisti, cosa rappresenta oggi per lei la cantante Raffi di cui è produttore e che suonerà a Bondeno il 19 maggio?
«Raffi è una delle ragazze che più mi ha sorpreso. L’ho trovata quando sono venuto a vivere a Fano, una ragazza molto determinata, molto carina, con la voglia di arrivare davvero. Ho scritto per lei una canzone che si chiama “Vivo senza te” e abbiamo visto un’esplosione immediata. Ho creato una band intorno a lei, gli XXEnergy e poi ho chiamato Vasco: gli ho spiegato che mi piaceva molto, gli ho mandato il provino e lui ha detto di farla suonare».
E com’è andata?
«È entrata nei suoi tour: prima Bari, poi Ancona, poi Torino, Milano, Roma e ha conquistato subito un pubblico difficile abituato a un certo livello musicale. È una delle esperienze più belle che ho fatto negli ultimi anni, perché ho visto nascere una stella dal vivo grazie a un’alchimia che ha molto a che fare con il modo di fare musica schietta e sincera che condividiamo con Vasco».l
