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In tribunale

Covid e cura alternativa, assolto a Ferrara il medico Dallari

Daniele Oppo
Covid e cura alternativa, assolto a Ferrara il medico Dallari

Il medico era imputato del reato di omissione di soccorso per la morte di un paziente

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Ferrara Il tribunale di Ferrara ha assolto il medico reggiano Alberto Dallari dall’accusa di omissione di soccorso in relazione alla morte di Mauro Gallerani, deceduto il 7 ottobre 2021 all’ospedale di Cona dopo il aggravarsi delle complicanze legate al Covid-19. La decisione è stata pronunciata nel primo pomeriggio di oggi, 5 maggio, dalla giudice Rosalba Cornacchia, che ha disposto l’assoluzione con la formula «il fatto non sussiste».

Al termine della lettura del dispositivo né l’imputato né l’avvocata Linda Corrias hanno rilasciato dichiarazioni. Nel corso del processo il pubblico ministero Alberto Savino aveva invece chiesto la condanna di Dallari a quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, ritenendo sussistenti profili di responsabilità penale nella gestione clinica del paziente.

Secondo quanto emerso in aula, Alberto Dallari aveva preso in carico Mauro Gallerani durante la fase iniziale della malattia, curandolo al domicilio. Il paziente, affetto da numerose patologie pregresse, era diffidente nei confronti della medicina convenzionale e contrario alla vaccinazione contro il Covid-19. Nel trattamento era stato adottato il cosiddetto “protocollo Ippocrate”, messo a punto da un gruppo di sanitari formatosi durante la pandemia e fortemente critico nei confronti delle linee guida ufficiali e della campagna vaccinale. Il protocollo prevede, tra l’altro, l’impiego di farmaci come ivermectina, idrossiclorochina, cortisone ed eparina, oltre a integratori e antibiotici, e non ha mai ottenuto validazione scientifica da parte della comunità medica. Per l’accusa, Dallari non avrebbe agito in modo adeguato, omettendo di indirizzare tempestivamente il paziente verso il ricovero ospedaliero nonostante un quadro clinico che, secondo la Procura, presentava fin dall’inizio elementi di gravità. Nella requisitoria, il Pm aveva parlato di «anamnesi insufficiente», di «inadeguatezza della cura a distanza» e di «ostilità» verso la medicina ufficiale».

Di segno opposto la ricostruzione della difesa. L’avvocata Corrias ha sottolineato la costante attenzione del medico nei confronti del paziente, evidenziando le ripetute richieste di aggiornamenti clinici e sostenendo l’adeguatezza del protocollo terapeutico adottato. Secondo la difesa, il comportamento del medico sarebbe stato improntato a una «diligenza massima». La difesa ha inoltre indicato ulteriori profili che, a suo avviso, avrebbero meritato maggiore approfondimento, come la mancata attivazione dell’Usca alla prima chiamata, effettuata dal medico di base di Gallerani, e la sedazione praticata al Sant’Anna in presenza di una sospetta embolia polmonare. Circostanze che, secondo la tesi difensiva, potrebbero aver contribuito al peggioramento delle condizioni cliniche del paziente fino all’esito fatale.

La giudice Cornacchia ha stabilito in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza, dalle quali emergeranno le ragioni giuridiche alla base dell’assoluzione.