Violenza in palestra, due anni all’allenatrice della Ginnastica Estense Putinati
La Giustizia federale riscontra diverse accuse verso Livia Ghetti mentre non ci sono riscontri su altri episodi segnalati da alcune atlete
Ferrara “Commina a Livia Ghetti la sanzione della sospensione di mesi sedici, aumentata di mesi otto per la ricorrenza delle aggravanti ex art. 22, comma 2, lett. a), c) e d) del Regolamento Giustizia FGI, e quindi nel complesso mesi ventiquattro; - Irroga alla ASD Ginnastica Estense Otello Putinati la sanzione della ammenda quantificata in € 4.000,00”. Si chiude così la sentenza numero 5 della Giustizia federale di Ginnastica nei confronti di una delle istruttrici più blasonate e vincenti del panorama nazionale. La Procura federale aveva chiesto la radiazione.
I giudici sportivi fanno addirittura una premessa prima di entrare nel merito, ricordando loro stessi come la Procura della Repubblica di Ferrara abbia chiesto l’archiviazione su cui una atleta si è opposta: “ Prima di entrare nel merito delle singole contestazioni si rileva come dall’istruttoria siano emerse versioni diametralmente opposte in merito ai fatti di cui si discute. Talune ginnaste, infatti, hanno descritto il comportamento dell’allenatrice come severo, negando tuttavia i fatti addebitati, altre, invece, hanno confermato gli episodi contestati dalla Procura Federale”.
Insulti, umiliazioni e persino aggressioni fisiche nei confronti di giovani atlete, molte delle quali minorenni. È questo il quadro emerso dalla sentenza. Secondo quanto ricostruito nel procedimento disciplinare, la donna avrebbe reiterato nel tempo comportamenti gravemente lesivi della dignità e dell’integrità psicofisica delle ginnaste. Tra le accuse ritenute provate figurano offese verbali quotidiane – con epiteti come “cretine”, “deficienti” e “non valete niente” – accompagnate da umiliazioni pubbliche e attacchi all’aspetto fisico delle ragazze.
Non solo. Il Tribunale ha riconosciuto anche episodi di violenza fisica: schiaffi, tirate di capelli, fino ad arrivare a un’aggressione in cui una ginnasta sarebbe stata afferrata per il collo e graffiata. In un altro caso, durante una competizione nazionale, l’allenatrice avrebbe stretto con forza il braccio di un’atleta, arrivando poi a colpirla. Particolarmente grave è stato giudicato anche il comportamento relativo al taglio forzato delle unghie di alcune ginnaste, effettuato senza consenso e con modalità tali da provocare dolore e ferite. Un gesto interpretato dai giudici come simbolo di controllo e coercizione sul corpo delle atlete.
Accertate inoltre pratiche punitive come il divieto di bere o andare in bagno fino al raggiungimento della performance richiesta, considerate forme di abuso psicologico e fisico. Il collegio ha sottolineato la presenza di un “clima relazionale tossico”, caratterizzato da paura, svalutazione e uso sistematico dell’umiliazione come strumento educativo. Un contesto aggravato dal rapporto asimmetrico tra allenatrice adulta e atlete minorenni.
Non tutte le accuse sono state confermate per insufficienza di prove, non vi è univocità sulla questione del busto fatto togliere ad una atleta né tantomeno vi sono riscontri di responsabilità sul malore che aveva colpito una ginnasta che poi aveva ripreso ad allenarsi, ma il quadro complessivo è stato ritenuto sufficientemente grave da giustificare la sanzione. Oltre alla sospensione dell’allenatrice, la società sportiva è stata condannata a un’ammenda di 4 mila euro per responsabilità oggettiva.