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Ars et Labor senti Cozzari: «Ai playoff siamo pronti a dare tutto, con testa e cuore»

Alessio Duatti
Ars et Labor senti Cozzari: «Ai playoff siamo pronti a dare tutto, con testa e cuore»

Il centrocampista biancazzurro: «Media punti da capolista nell’ultimo periodo, il problema sono i tanti passi falsi tra fine andata e inizio ritorno. Ma questa storia deve ancora concludersi»

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Ferrara Batte sempre più forte il cuore dello spogliatoio biancazzurro in questo finale di stagione, allungato dalla scomoda faccenda playoff. Il sentimento del gruppo è facilmente misurabile dalle prestazioni ma anche da quanto avviene lontano dal campo. Nei vibranti saluti post partita sotto la Curva Ovest, ma anche con alcune comunicazioni social che trasmettono tutta la carica del momento. Una di queste è arrivata proprio da Mattia Cozzari, anima estense dell’Ars et Labor che ha didascalizzato l’ultimo post di Instagram con l’emoticon del muscolo cardiaco che spinge sangue e ossigeno nel corpo. «Quel cuore – racconta il calciatore nato nel maggio del 1999 – racchiude un percorso pieno di emozioni. Fatto di momenti positivi ma anche di periodi negativi dai quali siamo usciti come squadra. È un cuore che rappresenta il desiderio di dare tutto al playoff. Cuore e testa faranno la differenza, anche per sopperire alle energie che in un finale di stagione vengono a meno».

Cozzari, come ha vissuto emotivamente l’ultima giornata di stagione regolare? «Sono stati 90 minuti diversi dagli altri. Pieni di emozioni e di speranze. Dovevamo stare sul pezzo per portare a casa la nostra partita e ci siamo riusciti, ma purtroppo non sono arrivate notizie positive da Budrio. Noi abbiamo fatto il nostro. Poi è ovvio che quel boato al minuto 85 ha illuso un po’ tutti, dal campo ho creduto nel pareggio e per un secondo ho pensato che ci saremmo potuti giocare lo spareggio finale. È stato un saliscendi di emozioni, non è finita bene, ma è stato il capitolo di una storia ancora da concludere».

Punti alla mano, la maxi recriminazione è il pareggio col Pietracuta? «No. Nell’ultimo periodo abbiamo avuto una media punti importante, da capolista. Il problema non è stato aver pareggiato una partita nelle ultime dieci ma i tanti passi falsi tra fine andata e inizio ritorno. Ultimamente abbiamo dimostrato di essere i più forti. Ci è voluto tempo per creare un certo tipo di sintonia, ci siamo conosciuti meglio, abbiamo capito come giocare nel nostro stadio a cui nessuno era abituato e si è creato quel qualcosa di importante da riversare nel playoff. Ci aspettano partite difficili ma siamo pronti a dare tutto».

Quanto è stato decisivo il cambio tecnico tra Di Benedetto e Parlato? «Il mister di adesso ci ha trasmesso identità, ha coeso il gruppo, ci ha dato una grossa mano per ritrovare le cose che ci eravamo persi per strada. Di Benedetto ha sempre messo impegno, come noi abbiamo provato a fare del nostro meglio e quando c’è un esonero le colpe sono sempre collettive. Tornando al presente dico che Parlato è un tecnico preparato: sa far bene il proprio lavoro, noi ci siamo messi a disposizione e il tutto si è visto in campo. Con lui ho un rapporto ottimo, ho sempre seguito le sue indicazioni e i suoi consigli».

Questo secondo posto, con l’illusione di una rimonta non andata in porto può generare contraccolpi psicologici? «È stato un periodo duro, perché quando si rincorre per mesi il dispendio fisico e mentale è tanto. Ora dobbiamo essere bravi a capire che il percorso non va buttato ma deve essere preso come punto di forza per vincere le gare che ci attendono e riportare questa piazza in una categoria superiore».

Che dire di questo playoff? «Ragionare partita per partita: lo penso davvero. Concentriamoci anzitutto sul Santarcangelo, che nel girone di ritorno, per punti, è stata la terza forza del torneo. Stanno bene, sono in salute e sappiamo che sarà una gara complicata. Metteremo ciò che ci è rimasto in corpo, mandando quel famoso cuore oltre l’ostacolo».

Quello di oggi è un “Mazza” diverso dal già caloroso stadio che avete vissuto durante la stagione. «La nostra tifoseria va solo ringraziata. Ci hanno dato una mano sin dall’inizio e la recente atmosfera che si è ricreata trasmette ulteriore positività. Si tratta di una coesione collettiva fra noi, loro e il mister. Ciò ci deve spingere a dare ancora il massimo, proprio per la nostra gente».

Come giudica la sua stagione dal punto di vista personale? «Individualmente sono contento, ho trovato spesso la via del gol (7) e credo sia stato un anno prolifico. Sarei stato più contento se fosse arrivato subito il risultato collettivo, quindi la soddisfazione ad oggi è parziale. A centrocampo siamo in tanti e tutti sono pronti a dare una mano: chi gioca dall’inizio e chi entra dalla panchina».

Indipendentemente da come finirà questa stagione, vedremo Cozzari ancora nella sua Ferrara? «È una domanda a cui non riesco a rispondere perché non ho ancora parlato con nessuno. L’unico pensiero oggi è il raggiungimento dell’obiettivo. Comunque andranno le cose, poi valuteremo il da farsi. È ovvio che rimanere qui e indossare questa maglia sarebbe un enorme piacere».

Essendo portuense, ci avrà fatto anche un po’ l’abitudine a questo ritorno dalle parti di casa… «Devo dire che dopo tanti anni qua e là, è stato bello tornare a rivivere gli amici e la mia famiglia. Questa stagione fatta di emozioni costanti mi ha riportato anche quello». 

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