Ferrara, Lodi nuovo segretario della Lega: «Sicurezza e banchetti per la giunta»
L’ex vicesindaco: «Nel partito c’è tanto da fare, dialogo con tutti ma il Carroccio c’è. Il mio futuro in Comune? Sentiremo subito i cittadini per capire l’orientamento»
Ferrara Tra poco più di un mese tornerà nominabile per un posto in Giunta, ma d’ora in avanti Nicola Lodi entrerà in municipio anche in veste di segretario provinciale della Lega. Ieri sera, a 21 mesi dal commissariamento gestito dal senatore Corti, il gruppo dirigente del Carroccio lo ha nominato al vertice del partito ferrarese, ottenendo l’appoggio di tutte le sezioni.
Lodi, le chiedo: ma chi glielo ha fatto fare? Ha tante altre cose a cui pensare...
«È una missione che risale al 2015 quando mi ero ripromesso di vincere a Ferrara. Dal dato delle ultime amministrative la Lega è al 10% e quindi ben posizionata. Voglio continuare quella missione».
La prima cosa che farà da neo segretario?
«Daremo subito sollecitazioni per la Giunta di Ferrara. Faremo i banchetti per sondare i cittadini sulla questione “Lodi sì o Lodi no” nella squadra di Governo. Se ne sta parlando fin troppo. Quel posto in Giunta, dopo le mie dimissioni, dovrà tornare alla Lega».
A livello provinciale si arriva alle elezioni in due Comuni importanti, Bondeno e Comacchio. Non sarà un banco di prova per lei, ma il risultato conta...
«Ogni elezione conta. Poi ci saranno Vigarano, Cento, Terre del Reno. Noi vogliamo esserci, con Balboni di Fratelli d’Italia e Toselli di Forza Italia il rapporto è ottimo e c’è tanto dialogo».
A proposito di Vigarano. Cosa mi dice di Bergamini, passato in Forza Italia?
«Non sarà il nostro candidato. La sua esperienza con noi è chiusa. Si lavora per una colazione di centrodestra unita ma non per lui».
Mi dica tre argomenti che affronterà subito da segretario provinciale.
«Sicurezza, lavoro e sanità».
La sicurezza è sempre stato un suo cavallo di battaglia.
«Negli ultimi anni i fenomeni criminali sono molto cambiati. L’età si è abbassata, c’è il fenomeno dei cosiddetti maranza e le periferie soffrono. La sicurezza si fa tramite la collaborazione con le forze dell’ordine e con una Polizia locale dotata di tutti gli strumenti utili a superare l’immaginario collettivo del vigile urbano. In questi mesi ho lavorato a Roma e ho avuto modo di capire che i decreti del governo possono aiutare le realtà locali sul tema».
Lei si è dimesso 17 mesi fa, che Ferrara trova? Migliorata o peggiorata sul fronte sicurezza?
«Le mie deleghe sono andate a Cristina Coletti che credo abbia fatto un buon lavoro. È però evidente che la città ha voglia di sicurezza e contro il crimine bisogna incidere».
Parliamo di lavoro. È di ieri l’annuncio dei licenziamenti di Versalis.
«È un argomento imprescindibile che da sempre sta a cuore alla Lega. Esprimo la mia totale vicinanza ai lavoratori e dico che bisogna ascoltare i sindacati. Loro sono la voce della maestranze, il primo baluardo nel sistema. Sarà importante capire poi dico che a Roma, sul fronte governativo, ci sono tutti gli strumenti per affrontare queste crisi».
Torniamo alla politica: il movimento di Vannacci guadagna consensi. Ha timore che possa erodere voti e simpatie alla Lega, sfruttando proprio i grandi temi del Carroccio?
«Partiamo da un presupposto: i ferraresi confluiti in Futuro Nazionale sono ex leghisti che conosco e con cui ho ottimi rapporti. Certo, su alcuni temi ci sono visioni diverse ma su altre credo sia necessario fare un appello per stare compatti a partire proprio dalla sicurezza».
E veniamo al tema caldo di Ferrara: lei sente il sindaco tutti i giorni. Come sta?
«Sta bene, non molla, continua a lavorare. Ora la sinistra cerca di strumentalizzare una situazione che merita comunque grande attenzione».
Ora lei è un po’ il suo superiore a livello leghista.
«Macchè, insieme ne abbiamo passate tante, lui è un amico e un combattente oltre che un valore aggiunto».
È giusto che Savini si sia dimessa e Fabbri abbia accettato le dimissioni?
«Sì, è giusto sia andata così».
Ultima domanda: lei tra un mese potrebbe tornare in municipio da assessore ma ha ancora tanti processi aperti. Non è intimorito?
«Guardi, nell’ultimo anno non so quanti se ne sono chiusi, ma so che li ho vinti tutti. Ho sempre scelto di presentarmi in tribunale perché è giusto metterci la faccia e continuerò a farlo, però lasciatemi dire che è giunto anche il momento di affrontare le questioni politiche non nei tribunali. Questo è il mio auspicio».l
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