Dossieraggio in municipio. Arquà: «Ferraresi doveva perdere il lavoro ed essere cacciata da casa»
L’ex vicesindaco di Ferrara Nicola Lodi a processo per dossieraggio. Parla l’ex consigliera Rossella Arquà: «Fin dall’inizio sapevo che lui aveva contatti e amicizie all’interno della Digos»
Ferrara Il dossier raccolto ai danni dell’ex consigliera Anna Ferraresi era stato fatto recapitare al suo datore di lavoro con l’obiettivo di farla licenziare. Lo ha dichiarato ieri Rossella Arquà, ascoltata come testimone al processo che vede l’ex vicesindaco, e neo segretario provinciale della Lega, Nicola Lodi (ieri non in aula), imputato di trattamento illecito di dati personali e diffamazione. Arquà, a sua volta ex consigliera ed ex militante della Lega, ma soprattutto ex collaboratrice fidata di Lodi, ha confermato quanto aveva già dichiarato alla procura nel novembre del 2021. Ovvero che quel plico contenente i verbali della Polstrada relativi a una guida in stato di ebbrezza di Anna Ferraresi risalente ad alcuni anni prima, era nella disponibilità del vicesindaco prima che venisse diffuso: «Era in una busta gialla me lo mostrò nel suo ufficio, prendendolo da un cassetto della scrivania che era chiuso a chiave», ha detto Arquà rispondendo alle domande del pubblico ministero Ciro Alberto Savino, dell’avvocato di parte civile Fabio Anselmo (che assiste Anna Ferraresi) e dell’avvocato difensore di Lodi, Carlo Bergamasco.
Arquà chiese a Lodi come avesse fatto a procurarsi quei documenti: «Mi rispose “Sai bene che ho delle conoscenze, e che riesco sempre ad avere tutto”. E in effetti fin dall’inizio sapevo che Lodi aveva contatti nella Digos e amicizie tra le forze dell’ordine e che era in grado di avere informazioni. E per me questo significava che era una persona che valeva e arrivava dove altri non riuscivano ad arrivare. E lo trovavo normale, perché era il vicesindaco». Per lei, ha aggiunto, era anzi «un punto di riferimento, una persona a cui essere riconoscente, lo consideravo un idolo». Adesso però sono rimasti solo «odio e amarezza», e quello che lei stessa ha definito lo «spartiacque» nei loro rapporti - ora del tutto interrotti - è stato segnato nel giugno 2021 dalla fumosa vicenda delle lettere anonime fatte recapitare a Lodi, per la quale Arquà è sotto giudizio.
Ben diverso era il clima nel febbraio 2020 quando Lodi, secondo il racconto di Arquà, le mostrò “in anteprima” il dossier che doveva servire a punire la ribelle Anna Ferraresi “colpevole” di aver fatto deflagrare il caso-trenino, poi sfociato nella condanna in primo grado dell’allora consigliere comunale leghista Stefano Solaroli per istigazione alla corruzione. «Anna Ferraresi doveva essere messa alla gogna e rovinata, nella chat del Gruppo Lega di cui anch’io facevo parte eravamo tutti d’accordo su questo».
Un obiettivo da perseguire, secondo la testimone, senza esclusione di colpi, tra cui la richiesta all’ex consigliere (e ora assessore a Bondeno) Marco Vincenzi - impiegato all’Inps, «di scoprire in che modo Ferraresi fosse inquadrata nel lavoro, e se fosse in regola col contratto», vicenda per la quale Vincenzi risulta essere indagato dalla procura di Bologna per accesso abusivo a un sistema informatico. Non solo, nel progetto punitivo era stato ventilato anche l’acquisto all’asta della casa di Ferraresi «per cacciarla in mezzo a una strada, per poi adibire l’immobile a sede della Lega».
Arquà ha ammesso la sua stessa impazienza di vedere recapitato il dossier al datore di lavoro dell’ex amica: «Al che Lodi mi diceva sempre “Con calma”. Ma non mi risultava che dovesse essere spedito anche ai consiglieri di minoranza, questa circostanza l’ho appresa solo dai giornali». È con il degradarsi dei suoi rapporti con Lodi che Arquà prova a riavvicinarsi ad Anna Ferraresi: «Le ho inviato un messaggio chiedendole di consigliarmi un avvocato. È stata fin da subito disponibile, non mi ha fatto pesare il passato», ha concluso.
Una lunga testimonianza, a tratti molto sofferta, che secondo la difesa dell’imputato non contiene elementi concreti di colpevolezza: «Restiamo sempre convinti – ha commentato l’avvocato Bergamasco - dell’inconsistenza delle accuse». Il processo prosegue il 29 giugno con la chiusura dell’istruttoria, la discussione e forse anche la sentenza.
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