Ferrara, imprese edili “snobbate”: Cna Costruzioni lancia le accuse
Paolo Mazzini: «Cantieri affidati solo a realtà fuori provincia». Oltre il 50% delle ditte nella Cassa Edile non sono ferraresi
Ferrara Quante sono le imprese del territorio iscritte alla Cassa Edile ferrarese e quante sono quelle che arrivano da fuori provincia? È questa la domanda che si è fatta Cna Costruzioni e la risposta è eloquente: al primo trimestre 2026 le ditte edili iscritte sono 1.024 delle quali 537 non provengono dal territorio estense. Oltre la metà quindi vengono da fuori Ferrara ed il motivo è presto detto: l’iscrizione alla Cassa Edile della provincia in cui si opera è obbligatoria per tutte le imprese edili.
«Il dato – spiega il presidente di Cna Costruzioni Paolo Mazzini – ci dice quindi che la maggior parte delle imprese che attualmente operano a Ferrara non sono del territorio, ma hanno sede altrove».
Questo fenomeno si ripercuote anche sulla reale occupazione che le aziende portano nel territorio nelle quali operano. Di 6.413 lavoratori iscritti alla Cassa edile di Ferrara, solo 2.347 (33,9%) sono dipendenti di aziende ferraresi e 2.176 (il 33,3%) sono residenti a Ferrara o provincia.
«La committenza privata influisce in minima parte su queste dinamiche. La stragrande maggioranza delle imprese che operano in territori diversi dal proprio lo fanno – prosegue Mazzini – perché hanno ottenuto un appalto pubblico. Lo stesso accade sicuramente anche a Ferrara. E questo ci porta al nodo del problema: da alcuni anni sono pochissime, per non dire nessuna, le imprese ferraresi che si aggiudicano o addirittura riescono a partecipare ad appalti pubblici di un certo rilievo nell’ambito del territorio provinciale. Questo ci fa dire che Ferrara, dal punto di vista degli appalti, è diventata terra di conquista».
A lato di queste considerazioni, Cna intende fare luce su questo fenomeno non tanto come “j’accuse” nei confronti di chi appalta, ma un fenomeno di tipo sistemico che non premia il territorio. Anzi, quasi lo penalizza. Il nocciolo della questione è legato ai criteri che regolano l’accesso alle gare pubbliche, in particolare quelli per i lavori su edifici vincolati che rappresentano una parte consistente del patrimonio immobiliare ferrarese. Alle aziende che aspirano a partecipare a questo tipo di gare d’appalto viene richiesto uno specifico curriculum già in fase di manifestazione d’interesse.
«Oggi il codice degli appalti – prosegue Mazzini – concede alle stazioni appaltanti un margine di discrezionalità che può essere utilizzato per tenere conto delle imprese locali. Ma questa discrezionalità non viene utilizzata. Anzi, viene applicata, per così dire, al contrario».
«Questo approccio – spiega – penalizza inevitabilmente le imprese piccole e medie. Le aziende investono per ottenere la certificazione Soa, che è richiesta per legge e attesta la capacità di eseguire lavori pubblici. Ma poi, nei fatti, quella certificazione non basta, perché vengono richieste esperienze pregresse sempre più specifiche. A quel punto ci si domanda: se un’impresa ha la Soa ma non può partecipare alle gare, quale valore reale ha quella certificazione? ».
In questo quadro, è inevitabile che le aziende più grandi siano favorite rispetto a quelle locali e più piccole. Mazzini non ci sta: «La legge dice che possiamo partecipare ma nella pratica veniamo esclusi già nella fase della manifestazione di interesse. È un’applicazione distorta del principio di discrezionalità previsto dal Codice degli appalti».
Si entra poi nel dettaglio della realtà ferrarese: «Da quattro o cinque anni a Ferrara i principali cantieri pubblici vengono affidati quasi esclusivamente a imprese provenienti da fuori provincia, e le imprese locali vengono “ripescate” solo in eventuali subappalti. E questo non può non avere conseguenze sul tessuto economico locale».
«Negli ultimi anni – conclude il dirigente di Cna – si è dato grande risalto al valore economico delle opere. Alla luce dei dati che abbiamo presentato, quel valore va quanto meno ridiscusso: perché è certamente importante procedere a opere che migliorano la città e il territorio, ma se le risorse stanziate per quelle opere finiscono tutte fuori provincia, una riflessione costruttiva va fatta, ed è quanto mai urgente».
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