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L’inchiesta

Scoprono di essere indagati e smontano l’ufficio di notte: il retroscena dell’inchiesta sui vip spiati

Alessandra Mura
Scoprono di essere indagati e smontano l’ufficio di notte: il retroscena dell’inchiesta sui vip spiati

L’imprenditore ferrarese a capo della banda fu avvisato dal socio e si affrettò a nascondere le prove

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Ferrara Quando ha visto che il cerchio attorno a lui si stava stringendo, non ha esitato a mettersi in auto in piena notte per cancellare prove a suo carico. Con l’intento, peraltro, di proseguire i suoi affari fondando un’altra società. Nervi saldi e spregiudicatezza, questo il profilo - emerso dalle indagini - dell’imprenditore ferrarese di 47 anni cotitolare di un’agenzia di investigazioni - che, insieme al suo socio di origini campane, è ritenuto dagli inquirenti il capo dell’organizzazione criminale che raccoglieva illecitamente dati sensibili a persone in vista per rivenderli a soggetti interessati.

L’indagine

L’inchiesta della Squadra mobile di Napoli, coordinata dalla procura partenopea, ha portato a emettere 29 misure cautelari, tra cui quattro arresti. A finire in carcere, l’imprenditore ferrarese, il suo socio e altre due persone, titolari di un’altra agenzia investigativa. Tra gli indagati (85 in tutto le persone coinvolte a vario titolo, tra cui dipendenti Inps e dell’Agenzia delle Entrate e due direttori di filiali di Poste italiane ) anche due donne residenti a Ferrara (una sessantenne e una 31enne), dipendenti dell’agenzia, il cui ruolo era quello di organizzare e smistare le informazioni sensibili agli altri associati. A mettere fine al furto di dati (soprattutto patrimoniali e pensionistici, ma anche giudiziari), sono intervenuti gli accertamenti di polizia di Stato e procura sfociati, nell’arco del 2023, in una serie di perquisizioni.

Il retroscena

L’allarme, per il 47enne ferrarese, era dunque scattato quando il suo socio campano lo aveva avvisato che a carico di due poliziotti infedeli (che accedevano abusivamente alle banche dati per fornire le informazioni richieste), era stata eseguita una perquisizione. A quel punto il ferrarese non aveva esitato a mettersi al volante, in piena notte, e raggiungere la società con sede nel napoletano «per coordinare», insieme al socio-complice, «le operazioni di smantellamento dell’agenzia e per spostare in luogo più sicuro i fascicoli e gli hard-disk del computer», come hanno potuto poi accertare gli inquirenti. L’operazione di polizia peraltro non lo aveva indotto a interrompere le condotte contestate, ma a trovare altri canali per proseguirle. Pochi mesi dopo era stata deliberata la liquidazione dell’agenzia per fondare un’altra società - formalmente di “consulenza amministrativa” - di cui il ferrarese era legale rappresentante. Del resto, davanti agli inquirenti ha sostenuto che quei dati sensibili sarebbero stati acquisiti non in modo illecito ma «da fonti aperte o da attività di pedinamento o investigazioni telefoniche» Numerosi i riscontri, secondo la Squadra mobile e magistratura, raccontano una realtà diversa e dimostrano il ruolo apicale nel sodalizio dell’imprenditore, a cominciare dal materiale rinvenuto nei suoi dispositivi elettronici, tra cui un “mansionario” dove erano indicati compiti e ruoli svolti da ciascun componente, delineando così una struttura piramidale del gruppo.

I compensi

Sarebbero oltre un milione e mezzo gli accessi abusivi scoperti e per i quali i pubblici ufficiali ricevevano un compenso: 25 euro per gli accertamenti in banca dati Sdi, dai 6 agli 11 euro per quelli Inps. Tutte le transazioni avvenivano in nero tramite carte Postepay, ed erano coperte da false fatture. 

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