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Comacchio, censiti 636 daini nel Parco del Delta: «Crescita verticale»

Katia Romagnoli
Comacchio, censiti 636 daini nel Parco del Delta: «Crescita verticale»

Il direttore dell’Ente Massimo Costa: «Va tutelata la biodiversità locale»

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Comacchio Dietro alla fotografia di un branco di daini a passeggio nel cuore del centro abitato di San Giuseppe si nasconde un problema concreto, ossia l’attraversamento improvviso dei daini lungo le strade del Basso ferrarese. Strade provinciali, comunali e statali del territorio, compresa la Romea, convivono con la presenza di questi ungulati, ormai insediatisi tra le pinete del Lido di Volano e del Lido delle Nazioni, ma anche nelle campagne limitrofe e persino alle porte dei centri abitati. A fare il punto sulla situazione è Massimiliano Costa, direttore dell’Ente di gestione per i Parchi e la biodiversità Delta del Po, il quale, da anni, segue il monitoraggio di questa specie.

L’intervento

«Il daino non è un animale autoctono in Italia – spiega Costa – e le linee guida Ispra prevedono la conservazione dei nuclei storici in ambiente mediterraneo e delle popolazioni maggiormente affermate presenti nell’Appennino centro-settentrionale. In questi casi andrebbero mantenute densità compatibili con la rinnovazione forestale e dovrebbe essere previsto il congelamento dell’areale, attraverso la rimozione sistematica degli individui in dispersione. I piccoli nuclei isolati e quelli di recente formazione, spesso originati da fughe da recinti o da introduzioni abusive, devono essere totalmente rimossi».

Dal 2019 il Parco del Delta, coordinato proprio da Ispra, «effettua monitoraggi notturni nell’area ferrarese attraverso una tecnica particolare, mediante l’impiego di squadre di operatori che percorrono il territorio con fari alogeni montati sui veicoli, per individuare e contare gli animali nelle ore notturne e riducendo il numero dei doppi conteggi. Le operazioni coprono un’ampia fascia che va da Porto Garibaldi al Lido di Volano, dalla Romea fino al mare». Gli animali non vengono disturbati dalla luce e questo consente una corretta identificazione, anche in funzione di una colorazione specifica che assume la loro pupilla illuminata.

«Benché non sia disponibile una “conta completa” della popolazione del daino, dal 2019 ad oggi – sottolinea il direttore del parco – abbiamo registrato una crescita verticale della popolazione». Il monitoraggio compiuto due mesi fa (marzo 2026) ha totalizzato 636 esemplari. Una crescita che recentemente sembra aver subìto un’inflessione, forse per lo spostamento dei branchi verso nuove aree, probabilmente non ancora indagate, oppure per la presenza del lupo, predatore naturale del daino.

A Ravenna, dove due nuclei di lupi si sono stabiliti stabilmente nell’area di Classe, la popolazione di daini avrebbe infatti già mostrato segnali di rallentamento. Il problema della sicurezza stradale resta centrale nei territori colonizzati stabilmente dagli ungulati. La principale misura di prevenzione? Rigorosamente i limiti di velocità, soprattutto lungo arterie come la panoramica Acciaioli, dove il limite di 50 chilometri orari può fare la differenza tra evitare o meno l’impatto con un animale sbucato all’improvviso dalla vegetazione.

I piani

L’Ente Parco aveva già approvato nel 2018 un piano di controllo basato sulla cattura e delocalizzazione degli esemplari, ma il successivo bando pubblico del 2022 andò deserto tra polemiche e contestazioni. Gli allevamenti, per legge, oggi possono essere destinati solo a scopo amatoriale o di ripopolamento o per il consumo alimentare. Il bando emanato a suo tempo dal Parco, lasciava aperte tutti e tre i citati sbocchi. «In un territorio come il nostro dove la fauna selvatica convive con la presenza dell’uomo e gli equilibri ambientali non sono quindi più regolati esclusivamente in base alle norme dell’ecologia, l’uomo – conclude Costa – deve fare la sua parte, insieme alle componenti ambientali per mantenere tali equilibri, anche al fine di preservare la biodiversità locale».

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