Sub italiani morti, alle Maldive c’era anche un giornalista di Ferrara: «Io sulla barca sorella»
Il racconto di Dario Cavaliere inviato per Sky Sport e collaboratore della Nuova Ferrara: «Conoscevo la professoressa»
Ferrara «Ero tornato a casa con il paradiso negli occhi e nella testa, e mi sono risvegliato con questa tragedia. Un pugno in faccia». È addolorato e commosso Dario Cavaliere, giornalista che collabora con diverse testate tra cui anche la Nuova Ferrara. Fino a domenica era alle Maldive per girare un documentario per Sky Sport, e la barca su cui si trovava, la Conte Max, dal 2 al 10 maggio ha percorso una rotta parallela a quella del Duca di York, dove si trovavano i cinque italiani morti durante un’immersione subacquea in una grotta a 60 metri di profondità.
È scosso per l’enormità della tragedia, anche perché seppur per brevi istanti ha incrociato qualcuna delle vittime: «Una sera il capobarca (Gianluca Benedetti, ndr) è venuto da noi quando eravamo alla fonda in un atollo e poi ci siamo incrociati in aeroporto per i saluti. Conoscevo quelle persone, in primis la professoressa Monica Montefalcone, che avevo avuto modo di incontrare in un’altra occasione. Nel corso della settimana non abbiamo mai lavorato insieme, però i componenti di quel gruppo li senti lo stesso un po’ come “tuoi”, perché le barche sono dello stesso vettore e il personale si avvicenda sulle varie barche».
Difficile trovare le parole di fronte a cinque vite spezzate, e ancora di più cercare di trovare una spiegazione su cosa sia andato storto, prosegue Cavaliere: «Pur su barche diverse, abbiamo condiviso una settimana di lavoro, ciascun gruppo con un progetto diverso e, a parte un paio di momenti, come ho ricordato, non ci siamo incrociati. Sul Duca di York la professoressa con lo staff e gli altri subacquei stava seguendo come sempre un progetto di biologia marina. Noi sul Conte Max invece stavamo facendo uno studio di fisiologia relativo allo stress sui subacquei. Ho fatto riprese subacquee per il programma Icarus di Sky Sport perché da alcune stagioni seguo l’equipe medica diretta dal professor Danilo Cialoni dell’università San Raffaele di Roma. Con questo gruppo di subacquei stavano svolgendo dei test particolari per i marker dello stress».
Cosa possa avere provocato il dramma, però, resta almeno per ora sul piano delle ipotesi e delle supposizioni, e Cavaliere giustamente non si sbilancia: «Quello che è successo onestamente lo sa soltanto chi è rimasto laggiù. Da quello che ho saputo e letto, è stato recuperato solo il corpo del capobarca con la bombola vuota vicino all’ingresso di questo cunicolo in fondo alla grotta. Noi abbiamo fatto delle immersioni sullo stesso sito, ma erano obiettivi diversi. Posso certamente dire che erano tutti subacquei esperti e certificati a svolgere quel tipo di attività».
Da più parti è stato anche sottolineato che il gruppo si era immerso nonostante fosse stava diramata l’allerta gialla meteo con raffiche di vento di 50 chilometri orari, ma questo non sembra essere un elemento così significativo: «Quando sei cinque metri sott’acqua può venire l’uragano e tu non te ne accorgi; l’immersione non è stata inficiata dalle condizioni meteo, magari poteva risultare più difficile risalire in barca dopo».
Quello che è certo è l’impatto di un fatto così doloroso che travolge anche i ricordi: «Ho scambiato alcuni messaggi con il nostro capobarca per dargli una testimonianza di vicinanza e affetto, sono momenti durissimi per lui soprattutto. Da subacqueo di ritorno da un’esperienza di lavoro facendo tre immersioni al giorno per una settimana in un vero paradiso, la notizia è stata come un pugno sul naso che ti riporta bruscamente alla realtà».
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