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Carcere di Ferrara, detenuto denunciò tortura: per la Procura indagine d’archiviare

Daniele Oppo
Carcere di Ferrara, detenuto denunciò tortura: per la Procura indagine d’archiviare

Cinque agenti finiti sotto inchiesta, a luglio il caso davanti al giudice

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Ferrara Per la Procura non si configurerebbe il reato di tortura nei fatti avvenuti nel carcere di Ferrara il 7 settembre 2024: al più, l’episodio potrebbe rientrare nell’ipotesi di lesioni personali non gravi, non procedibili in assenza di querela. Su questa impostazione si discuterà il 16 luglio davanti al giudice per le indagini preliminari Giovanni Solinas, chiamato a decidere sull’opposizione alla richiesta di archiviazione nei confronti di cinque agenti della Polizia penitenziaria.

La vicenda trae origine da un litigio tra due detenuti stranieri all’interno della quinta sezione. Secondo quanto ricostruito, uno dei due avrebbe colpito l’altro con uno schiaffo, infilando il braccio tra le sbarre della cella. Il detenuto che si ritiene persona offesa, assistito dall’avvocato Giuseppe Incandela, avrebbe reagito impugnando una lametta ricavata da un rasoio. Durante l’intervento di un agente, quest’ultimo è rimasto ferito a un braccio. Il personale avrebbe quindi prelevato il detenuto per accompagnarlo in isolamento. È in questo frangente che si collocano le accuse di tortura. L’uomo ha riferito ai carabinieri di essere stato colpito con calci e pugni all’interno dell’ascensore durante il trasferimento dal terzo piano al piano terra e di aver subito ulteriori violenze nella cella, dove sarebbe stato spogliato e lasciato al freddo dopo la rimozione di una finestra. Gli abiti gli sarebbero stati restituiti solo il giorno successivo.

Parte dei movimenti è stata ripresa dalle telecamere interne dell’istituto. Gli accertamenti svolti hanno evidenziato che il detenuto sarebbe stato colpito almeno da un agente, mentre un altro collega sarebbe intervenuto per interrompere ulteriori azioni. Secondo la Procura, l’intervento del personale si è inserito in un contesto di resistenza attiva da parte del detenuto. Le condotte contestate — pur in parte accertate — non integrerebbero tuttavia gli estremi del reato di tortura. Per gli inquirenti, anche gli altri elementi — la spoliazione e la finestra, ritenuta danneggiata e rimossa per ragioni di sicurezza — rientrerebbero nelle procedure previste, fermo un ritardo nella riconsegna dei vestiti.

«Abbiamo piena fiducia nella decisione del gip: vi sono tutti i presupposti per l’archiviazione», ha dichiarato l’avvocato Denis Lovison, difensore degli indagati.

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