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L’inflazione galoppa a Ferrara. Stangata su utenze e ristorazione

L’inflazione galoppa a Ferrara. Stangata su utenze e ristorazione

In un mese prezzi aumentati dell’1,1% e curarsi costa sempre più

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Ferrara L’inflazione? Sempre peggio. È tornata a correre forte e soprattutto a Ferrara. L’indice dei prezzi al consumo ha fatto segnare in aprile un ulteriore incremento con un +3,1% (tasso tendenziale, la variazione rispetto all’analogo mese dell’anno scorso), decisamente più alto nel confronto con l’inflazione nazionale, sempre in crescita ma che si è fermata a un +2,7%.

Dai dati forniti dall’Ufficio statistica del Comune risulta poi che in un solo mese i prezzi globalmente sono cresciuti del +1,1% (tasso congiunturale), complice l’instabilità dovuta alle guerre e alle tensioni legate a doppio filo alle quotazioni dei prodotti energetici. Non a caso i settori che hanno fatto registrare un incremento maggiore sono stati le utenze domestiche e i trasporti. Più contenuto l’aumento dei generi alimentari, mentre non è così giustificata la crescita nel settore della ristorazione e della ricezione. L’analisi per settore rileva gli aumenti più significativi, tenendo presente che era dal settembre 2023 che non si registrava un’inflazione così alta a Ferrara.

Il comparto dei generi alimentari rispetto all’anno precedente è cresciuto del +1,8%, mentre in un solo mese del +0,3%. Aumentano principalmente i prezzi del riso (+1,1%), delle carni di bovino, fresche, refrigerate o congelate (+0,4%), altre preparazioni di carne (+0,3%), tonno fresco e surgelato (+7,5%), crostacei (+6,7%). La crescita più consistente riguarda alcuni prodotti di frutta e verdura: pomodori (+25%) mandarini (+12,2%), ananas (+6,5) arance (+5,2%), cavolfiori (+15%), asparagi (+7,9%), funghi (+5,6%). Crescita anche per i cibi pronti: panini, pizze, torte di carne o di pesce (+1,3%).

Il settore dell’abbigliamento e delle calzature è al momento quello che fa segnare una maggiore stabilità di prezzo. Nessuna variazione rispetto a marzo 2026) e un +0,8% nel confronto con l’analogo mese dell’anno precedente (aprile 2025).

Le bollette energetiche e i consumi per la casa fanno segnare l’aumento più consiste rispetto al 2025 (+6,1%) e un significativo +2,4% nel confronto con il mese precedente. In 30 giorni aumentano principalmente i prezzi dell'elettricità mercato tutelato (+6,7%) e mercato libero (+1,8), gas di città e gas naturale mercato libero (+9,5%), idrocarburi liquidi (+3,3%).

Nel comparto della sanità si rileva sull’anno un aumento del 2,4% e una crescita mensile dello 0,3% soprattutto per l’aumento dei prezzi degli integratori (+0,7%), dispositivi di prevenzione e protezione (+0,9%), dispositivi di automedicazione (+1,8%), servizi di prevenzione medici specialistici (+0,2%), servizi di cura e riabilitazione ospedaliera (+1,2%).

Rispetto al mese scorso è il comparto dei trasporti è più penalizzato in termini di crescita dell’inflazione con un +2,7%, sull’anno la crescita arriva al +4,2%. Da rilevare l’aumento dei prezzi degli pneumatici auto (+1,3%), pezzi di ricambio per auto (+0,4%), gasolio per mezzi di trasporto (+10,5%), benzina (+1,6%), altri carburanti per mezzi personali di trasporto (+10,6%), trasporto ferroviario di passeggeri (2,5%), voli nazionali (+7,6%), voli europei (+12%), voli intercontinentali (+10,1%), trasporto marittimo (+5,8%), trasporto per vie d'acqua (+14,8%).

Altro settore che sta pagando l’effetto inflattivo più di altri è quello del mangia, bevi e dormi. In un anno i costi sono aumentati del +4,4%, e in un solo mese del +2,3%. Questo per via della crescita in appena 30 giorni dei prezzi dei ristoranti (+1%), fast food e servizi di ristorazione take away (+1,2%), alberghi e motel (+8,1%), pensioni e simili (+0,8%), villaggi vacanze, campeggi, ostelli della gioventù e simili (+0,4%).

In un anno i prodotti che hanno fatto registrare il maggior incremento di prezzo sono: supporti per le registrazioni audio e video +50,3%, gioielli +38.1%, pomodori +31,7%, gasolio per autotrasporto +30,1%, fagiolini +21,6% e melanzane +18,2%. Occhio alla spesa quindi, anche perché le previsioni per il futuro al momento non sono per niente confortanti.

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