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Cento, a quattordici anni dal sisma: la Regione studia come rianimare i paesi in difficoltà

Georges Savignac
Cento, a quattordici anni dal sisma: la Regione studia come rianimare i paesi in difficoltà

De Pascale: «Fondi per dare sviluppo alle realtà cittadine più piccole e sostegno fino alla fine dei cantieri»

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Cento A quattordici anni dalle scosse che nel maggio del 2012 cambiarono per sempre il volto dell’Emilia, Cento è tornata ad essere uno dei simboli della ricostruzione. Proprio nella mattinata di ieri, 20 maggio, si è svolto nella Pinacoteca Civica “Il Guercino” il Comitato istituzionale dedicato al sisma, alla presenza del presidente della Regione Michele de Pascale, dell’assessore regionale alla Ricostruzione Davide Baruffi e dei sindaci dei Comuni ancora coinvolti nel cratere. Ad accogliere il tavolo istituzionale è stato il sindaco Edoardo Accorsi, che ha sottolineato il valore simbolico e concreto della scelta di Cento come sede dell’incontro.

Non è stata una semplice ricorrenza commemorativa. Il 2026 segna infatti un passaggio storico: la fine ufficiale dello Stato di emergenza per il terremoto dell’Emilia. Un momento che certifica come la ricostruzione privata sia sostanzialmente conclusa, con circa 20mila abitazioni ripristinate, oltre 28mila persone rientrate nelle proprie case e migliaia di imprese tornate operative grazie a investimenti complessivi vicini agli 8 miliardi di euro. Rimane invece ancora aperta la sfida della ricostruzione pubblica e del recupero del patrimonio culturale, tema centrale dell’incontro svolto a Cento.

Nel suo intervento, de Pascale ha ricordato il significato umano e istituzionale di questa giornata. «Non credo ci sia un cittadino o una cittadina dell’Emilia-Romagna che possa dimenticare quelle giornate tragiche», ha affermato, sottolineando come il dolore vissuto nel 2012 abbia però generato anche una straordinaria capacità collettiva di reazione. Il presidente ha voluto ringraziare i predecessori Vasco Errani e Stefano Bonaccini per il lavoro svolto negli anni più difficili della ricostruzione, evidenziando come oggi esista una continuità amministrativa e politica che permette di proseguire il percorso senza interruzioni.

De Pascale ha poi spiegato che il superamento dello Stato di emergenza non rappresenta la fine dell’impegno pubblico. Al contrario, la Regione intende continuare a sostenere i territori fino al completamento degli ultimi cantieri, soprattutto quelli più complessi legati ai beni storici e culturali. «Proseguiremo con la medesima determinazione finché l’ultimo cantiere della ricostruzione pubblica e del patrimonio culturale non si sarà concluso», ha aggiunto.

Particolarmente significativo il passaggio dedicato al ruolo dei comuni. De Pascale ha riconosciuto le difficoltà che soprattutto le amministrazioni più piccole incontrano nella gestione di progetti complessi, tra carenza di personale tecnico e procedure articolate. Per questo motivo la Regione ha deciso di rafforzare la propria struttura di supporto, integrando la ricostruzione all’interno dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile. Un modello che, secondo il presidente, non servirà soltanto per il sisma, ma diventerà uno strumento stabile per affrontare tutte le emergenze future, comprese quelle legate agli eventi climatici estremi.

Il presidente della Regione ha anche allargato il ragionamento al futuro della cosiddetta “fascia nord” dell’Emilia-Romagna, un territorio che comprende comuni appartenenti a province diverse ma accomunati dalle stesse caratteristiche economiche e produttive. Secondo de Pascale, dopo anni concentrati sulla ricostruzione, ora queste comunità hanno bisogno di una nuova strategia di sviluppo capace di rilanciare il territorio oltre l’emergenza.

Nel corso del Comitato è stata inoltre confermata una notizia molto attesa: il Governo ha stanziato ulteriori 113,4 milioni per la ricostruzione pubblica, a cui si aggiungono quasi 39 milioni legati al cosiddetto “sisma bonus”. Risorse considerate fondamentali per completare le opere ancora mancanti.

Accorsi, nel suo intervento, ha voluto mettere l’accento sul valore del lavoro condiviso tra istituzioni. «La ricostruzione non si misura solo dalle singole opere, ma dalla capacità delle istituzioni di camminare insieme», ha dichiarato il sindaco, ricordando come proprio questo metodo abbia trasformato il modello emiliano-romagnolo in un riferimento nazionale.

Il primo cittadino ha poi fatto il punto sulla situazione di Cento, spiegando che il Comune ha già presentato alla struttura commissariale tutti i progetti relativi al patrimonio pubblico ancora da recuperare e che entro la fine dell’anno, iter autorizzativi permettendo, verranno avviate nuove gare per gli ultimi interventi. Un percorso che procede tra inevitabili complessità tecniche e burocratiche, ma con l’obiettivo di restituire alla città i luoghi simbolo.

Durante l’incontro è emerso anche il valore nazionale dell’esperienza emiliana. La nuova legge nazionale 40 del 2025 sulla gestione post-calamità si ispira infatti proprio al modello costruito in questi anni in Emilia-Romagna: una governance fondata sulla figura del Commissario straordinario, sul coordinamento tra enti locali e sulla continuità amministrativa tra emergenza e ricostruzione.

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