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La sentenza

Droga nascosta nel pacco da casa: così l’hashish entrava nel carcere di Ferrara

Daniele Oppo

Un detenuto condannato a 4 mesi, l’organizzatore era già stato giudicato

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Ferrara Quattro mesi di reclusione per aver tentato di farsi recapitare droga in carcere sfruttando l’ignara madre come corriere. È la condanna inflitta dal Tribunale di Ferrara, in composizione collegiale, a un detenuto di 29 anni per una serie di furti.

L’episodio risale al 19 aprile 2023, nel carcere dell’Arginone. Durante un colloquio con la madre, poi sentita come testimone, gli agenti scoprirono nel pacco consegnato al detenuto due paia di jeans con 8,59 grammi di hashish nascosti nelle etichette interne.

Le indagini della Polizia penitenziaria e dei carabinieri, coordinate dal sostituto procuratore Ciro Alberto Savino, hanno ricostruito un sistema organizzato che coinvolgeva un altro detenuto, già condannato a un anno e otto mesi per spaccio all’interno della casa circondariale. Secondo l’accusa, l’uomo si avvaleva della compagna per introdurre droga in carcere: era lei a fornire indumenti “preparati” e a individuare familiari di altri detenuti da utilizzare come corrieri inconsapevoli.

Nel caso del 27enne (difeso in giudizio dall’avvocata Lucia Turra del Foro di Bologna), la madre aveva ricevuto i jeans già modificati con lo stupefacente nascosto. La donna, che ha patteggiato una pena di otto mesi, veniva remunerata attraverso ricariche su una carta Postepay intestata a lei, con accrediti tra i 50 e i 200 euro da parte di parenti di detenuti. Il tariffario, secondo gli inquirenti, era fissato tra i 70 e i 100 euro per mezzo grammo di hashish introdotto. In totale avrebbe incassato poco più di 1.100 euro.

Nel corso dell’inchiesta è emersa anche l’ipotesi di un tentativo di coinvolgere la figlia minorenne dell’organizzatore, che l’uomo avrebbe voluto utilizzare per introdurre droga durante i colloqui, nascondendola in una fasciatura. In un’altra occasione, la compagna avrebbe ingerito una dose per sottrarsi a un controllo del personale penitenziario.

Il sistema è stato smantellato proprio a seguito del sequestro dell’hashish nascosto nei jeans consegnati al 27enne, che una volta scoperto aveva confessato. A ricostruirlo, ameno in parte, sono stati ieri due testimoni di polizia giudiziaria: il luogotenente dei carabinieri Davide Bruni e l’ispettore della Penitenziaria Carlo Antonio Rocchitelli.


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