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Dieci anni di “Petaloso”, la parola inventata a Copparo nel 2016

Davide Bonesi
Dieci anni di “Petaloso”, la parola inventata a Copparo nel 2016

Il piccolo alunno Matteo Trovò la inventò in un compito in classe. Poi la 3ªC della scuola copparese ne depositò anche il marchio

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Copparo Sono passati dieci anni da quando il piccolo Matteo Trovò, ora impegnato con l’esame di maturità, inventò letteralmente il termine “petaloso”. Un termine entrato nel vocabolario di molti, una dimostrazione? Alcune sere fa il comico Gianluca De Angelis (forma il duo Marta e Gianluca con Marta Zoboli) nel programma “Only Fun” quando gli sono stati chiesti tre aggettivi per definire la sua squadra ha utilizzato la parola “petalosi”.

Invece, dieci anni fa un bambino di soli otto anni, appunto Matteo, in un compito utilizzò il termine “petaloso” e la sua maestra, Margherita Aurora ebbe l’intuizione di inviare questa parola all’Accademia della Crusca e il resto è una piccola grande storia copparese, perché petaloso è diventato una parola di uso comune, tanto che fu lanciato anche il marchio in Camera di Commercio.

Dieci anni fa

Siamo nel 2016 quando avvenne questo momento. Precisamente siamo nella classe 3ªC delle scuole elementari “Oreste Marchesi” di Copparo e c’è un compito in classe. La maestra, donna intelligente e piena di vitalità, ricca di senso dell’umorismo e autoironia, assegna la traccia: associare almeno due aggettivi al sostantivo margherita, guarda caso il suo nome. E qui entra in gioco Matteo Trovò, otto anni, un sorriso da timidone ma un’indole da scopritore. E difatti uno dei suoi due aggettivi (l’altro è stato “profumato”), petaloso, buttato lì così con la meravigliosa e semplice purezza dei bambini, richiama l’attenzione della docente che, anche lei, a questo punto s’inventa un bel colpo di tacco: inviare una lettera niente meno che all’Accademia della Crusca, a Firenze, proponendo petaloso (cioè, pieno di petali) come parola nuova e come tale inseribile nel dizionario della lingua italiana. Detto e fatto. La lettera arriva a destinazione e viene subito presa in serissima considerazione. Tanto seria, la considerazione, che il 16 febbraio la responsabile della redazione linguistica dell’Accademia, professoressa Maria Cristina Torchia, risponde che i prossimi dizionari dovranno inserire la nuova parola e spiegarne il significato. E da quel momento, apriti cielo. Petaloso fa il giro d’Italia, e poi del mondo intero. Su Twitter, Facebook e in rete petaloso viene scoperto da tutti. Allora, La Nuova Ferrara parlò con mamma Lisa, fiera al pari di papà Marco. E intanto l’allora premier, l’omonimo Matteo Renzi scrive così su Twitter: «Grazie al piccolo Matteo, grazie Accademia Crusca una storia bella, una parola nuova». Così Matteo Trovò e il suo petaloso viaggiano nel pianeta.

Il mese successivo proprio i genitori depositarono l’aggettivo “Petaloso”, anche se già tre soggetti avevano depositato il possibile marchio prima di loro. «Noi – precisava il papà Marco- abbiamo nulla a che fare con ciò che è comparso nei giorni scorsi su web e social. Non stiamo vendendo niente ora e non abbiamo intenzione di farlo in futuro. Tutto ciò che è comparso su internet non è stato da noi autorizzato, ne siamo completamente estranei e infatti ci siamo rivolti alla polizia postale per approfondire il caso e tutelarci».

Intanto, alla Camera di commercio di Ferrara con i genitori di Matteo erano presenti i bambini della 3ªC delle elementari di Copparo, accompagnati dalla maestra Margherita Aurora. E in parte anche a lei era stato dedicato il logo realizzato da Matteo e dai suoi compagni di classe. «Una margherita con 22 petali, che sarebbero i compagni di classe di Matteo e il sole che, per noi – spiegava il padre -, è proprio Matteo. Un disegno semplice, gioioso per raccontare e descrivere una bella storia».

Insomma, sono passati dieci anni da una storia bella, nata e sviluppata a Copparo dal piccolo Matteo, dalla maestra Margherita e dai suoi compagni di classe. E come scrivemmo già allora, ora Matteo diventato ragazzo e presto adulto ha già un impegno, raccontare una favola che inizia così: “C’era una volta un bambino di 8 anni, si chiamava Matteo Trovò e viveva a Copparo. Un giorno, durante un compito in classe, inventò la parola petaloso, che entrò nei dizionari...”. 

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