Eni convince i lavoratori: sì ai trenta licenziamenti a Ferrara
La partecipazione al voto si è fermata al 39%. Il 70% favorevole. I sindacati restano divisi: Cisl e Uil firmano, Filctem Cgil no
Ferrara Al termine di questi giorni frenetici con tanto di non banale coda polemica tra alcune sigle sindacali, i lavoratori di Versalis si sono espressi per quanto riguarda la procedura di licenziamento collettivo avviata da Eni. Su base volontaria, l’azienda ha prospettato al massimo trenta uscite nei prossimi due anni ed i fronti sono stati subito chiarissimi: da una parte Cisl e Uil hanno sottolineato come questo sia una procedura consolidata nel tempo soprattutto quando si parla di lavoratori vicini alla meritata pensione, dall’altra invece Filctem Cgil ha messo l’accento sulle mancate rassicurazioni date da Eni sul futuro occupazionale del petrolchimico ed in generale sulla mancanza di prospettive per il comparto. Non è mancato anche un certo fastidio per quanto riguarda la “fretta” con la quale questa procedura è stata affrontata da diverse parti in causa.
Ieri i lavoratori si sono riuniti in due sessioni, una mattutina ed una pomeridiana, ascoltando pro e contro della bozza proposta dall’azienda e firmata da Cisl e Uil. La Cgil ha riportato tutte le proprie perplessità ed il confronto è stato reale ma sempre nel perimetri di rispetto e civiltà. Successivamente i lavoratori si sono espressi ed a farlo è stato il 39% di loro (122 su 313) . A vincere è stato il “sì” con il 70% dei voti favorevoli. Il 18% si è dichiarato contrario alla proposta aziendale mentre il 12% ha deciso di astenersi. Subito dopo i sindacati sono “saliti” ai piani alti dell’azienda comunicando la decisione presa dai lavoratori di Versalis.
Non ci sono quindi stati scossoni dell’ultim’ora ed ha prevalso la linea sostenuta, tra gli altri, da Eugenio Benini di Uil: «L’accordo si è tramutato in qualcosa di definitivo, il 70% dei lavoratori si è detto favorevole. Non ci sono stati cambiamenti per quanto riguarda ciò che avevamo sottoscritto con l’azienda e le clausole sono rimaste le stesse». Pur con diversi punti di vista, i toni sono stati corretti: «Anche se l’accordo non è stato firmato dalla Cgil, credo che siano state portate avanti le due diverse posizioni con educazione e rispetto. Questo resta un aspetto fondamentale. Ancora non abbiamo fissato date per altri incontri con l’azienda, per il futuro del sito rimarremo sempre attenti e chiederemo a tempo debito un vertice per fare il punto anche sulle altre aziende del petrolchimico».
Dall’altra parte la Cgil prende atto del risultato rimanendo combattiva ed in allerta sul futuro del polo chimico estense. «Abbiamo esposto le nostre ragioni – spiega la segretaria generale Filctem Cgil Ida Salvago – e ribadiamo che in quel verbale non si parla di turnover ma di una vera perdita di attività per Versalis. L’azienda scrive che c’è bisogno di ottimizzare, ed ai lavoratori abbiamo spiegato che occorre essere consapevoli del fatto che questa procedura è solo la punta di un iceberg. Non siamo certo contro 30 persone che potranno scegliere di uscire anticipatamente ma Eni ha dichiarato chiaramente che vuole ottimizzare la struttura di Ferrara».
Il dibattito non è mancato: «I lavoratori sono consapevoli che Eni vuol dismettere la chimica in Italia ed ho ribadito questo concetto a loro, così come ho sottolineato la fretta che Versalis ha avuto per quanto riguarda questo procedimento. L’assemblea è un diritto dei lavoratori e dovrebbe essere consentita la massima partecipazione. Si sarebbe potuto fare di più anche su questo fronte così come si sarebbe potuto portare questo caso anche in Regione».
La Cgil quindi incassa, ma rilancia: «Non ci arrendiamo, rappresentiamo sia quei lavoratori che hanno votato contro che quelli che si sono espressi a favore. Il nostro compito è quello di garantire la tutela occupazionale del sito. Quello che abbiamo già chiesto ed Eni e che ribadiremo è chiaro: vogliamo garanzie e capire a che punto sono i vari progetti di rilancio annunciati tempo addietro. L’attenzione deve rimanere alta, non ci interessa avere ragione ma che l’occupazione venga tutelata».
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