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Caso Bergamini, l’accusa rincara la pena: chiesti 23 anni per Isabella Internò

Caso Bergamini, l’accusa rincara la pena: chiesti 23 anni per Isabella Internò

L’Appello: Il pm: «L’imputata ha avuto un ruolo di incitamento nel delitto»

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Boccaleone Si torna in aula in Corte d’Appello a Catanzaro, per il processo sulla morte di Denis Bergamini che vede come unica imputata Isabella Internò, condannata in primo grado 16 anni di reclusione.

Nella requisitoria del processo d’appello la Procura di Castrovillari ha chiesto il rigetto della richiesta d’appello avanzata dalla difesa dell’imputata nonché una rideterminazione della condanna a 23 anni di reclusione sollecitando il riconoscimento delle attenuanti generiche in maniera equivalente e non prevalente rispetto alle aggravanti.

Nella sua requisitoria il pm Luca Primicerio ha criticato alcuni aspetti dell’appello proposto dai legali di Isabella Internò, rei, a suo dire, di aver frammentato i singoli aspetti ed elementi della vicenda non analizzandoli nel loro insieme. Secondo la tesi del pm, analizzati tutti gli indizi nel loro insieme la sentenza di primo grado aveva risposto a tre domande fondamentali: cosa è accaduto a Denis Bergamini? Il fatto può essere attribuito a Isabella internò? Qual è l’elemento psicologico che ha accompagnato Isabella Internò nell’espletamento del fatto?

Ripercorrendo le varie fasi e analizzando le versioni dei quasi 200 testimoni del lungo processo di primo grado, Primicerio, al cui fianco sedevano il Procuratore Capo di Castrovillari Alessandro D’Alessio e il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Catanzaro, Salvatore Di Maio, ha elencato dati scientifici e riscontri tecnici che certificano la tesi dell’omicidio del giovane calciatore del Cosenza, avvenuto il 18 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico. «Non vi possa essere tesi alternativa all’omicidio. Denis è stato soffocato e poi sormontata dal camion guidato da Raffaele Pisano quando era già morto o in limine vitae, come confermato da più testi». Quanto al coinvolgimento dell’imputata, il pm non ha dubbi «Mente da oltre 30 anni parlando di un suicidio che non c’è mai stato e raccontando una versione che non trova riscontro nei fatti. Le testimonianze di Rota, Sacchi e Alleati, vanno valutate nell’insieme e ci forniscono non solo il movente ma anche il ruolo che Isabella ha avuto nella vicenda. Ha svolto un ruolo di incitamento dei correi contribuendo a programmare l’omicidio di Denis, svolgendo anche il ruolo di adescatrice del ragazzo. Questo è un omicidio volontario con dolo e premeditazione». Alle richieste della Procura si sono associate le parti civili .

L’avvocato Fabio Anselmo, in particolare, ha sottolineato come la richiesta d’appello avanzata dai difensori della Internò abbia dipinto la ricostruzione della Procura di Castrovillari come un complotto ordito nei confronti dell’imputata dalla stessa Procura in accordo con gli avvocati di parte civile e la famiglia Bergamini. «Se complotto c’è stato – ha affermato Anselmo – è proprio quello che ha portato a una doppia archiviazione del procedimento negli anni passati». Anselmo ha chiosato affermando che «a Donata e alla sua famiglia è dovuta la condanna dell’imputata e le sono dovute delle scuse».

Quindi le discussioni degli altri avvocati di parte civile, Alessandra Pisa e Silvia Galeone. A conclusione dell’udienza, tenuto conto dell’astensione dalle udienze proclamata dalle camere penali dall’8 al 12 giugno prossimi, la Corte ha disposto il rinvio al 9 luglio per la difesa dell’imputata, non presente in aula, facendo così slittare con ogni probabilità a dopo l’estate la sentenza.

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