Ferrara, Fabbri liquida il suo incidente stradale e usa il figlio di Anselmo per attaccarlo
Il sindaco riesuma una vecchia vicenda, abbandonando un dispaccio Ansa sui banchi del Pd
Ferrara Doveva essere la giornata delle spiegazioni politiche - per quanto di politico possa esserci in un incidente stradale con un pubblico ufficiale al volante con il tasso alcolemico oltre il consentito - e delle parole del sindaco Fabbri. E invece è diventata la seduta di Consiglio comunale in cui si sono riaccese le mai sopite antipatie tra il primo cittadino e Fabio Anselmo, suo competitor alle ultime elezioni. E il tema è presto scivolato dalle spiegazioni di Fabbri, raccontate con un tono non certo trascinante e quasi infastidito, a un episodio che l’avvocato ferrarese non ha faticato a bollare come "intimidazione". Il primo cittadino, infatti, lasciando l’aula in cui è rimasto giusto il tempo di leggere una veloce dichiarazione, ha appoggiato sui banchi delle minoranze, a ridosso del seggio del consigliere Segala, un documento stampato che riportava un’agenzia Ansa del 2021 in cui si fa riferimento all’arresto del figlio di Anselmo per fatti che nulla c’entrano con le vicende in discussione in Aula. Il rappresentante dell’opposizione ha chiesto subito la parola al presidente del Consiglio, denunciando l’accaduto e parlando di "metodi che non ho bisogno di qualificare".
La seduta viene sospesa, tutti analizzano quel foglio lasciato dal sindaco e quando si riparte ecco che Anselmo annuncia l’abbandono dei lavori per andare a fare subito denuncia all’autorità giudiziaria. Fabbri, sollecitato dal question time di Marzia Marchi (M5S), aveva impiegato pochi minuti per dare una lettura di quanto accaduto quel lunedì pomeriggio a Porcara, frazione mantovana a pochi chilometri dalla ferrarese Pilastri. «L’auto coinvolta nell’incidente non era di mia proprietà ma dell’assessore Savini che appariva in condizioni idonee alla guida; anche dai verbali redatti dai carabinieri e dagli operatori sanitari intervenuti in loco non risultano alterazioni psicofisiche e allo stato attuale non esiste alcuna correlazione accertata tra il sinistro e l’esito dell’alcoltest sul quale sono ancora in corso verifiche - ha detto il sindaco, incassando la replica sbalordita della pentastellata - Fortunatamente entrambi siamo usciti illesi, la ringrazio per tenere al mio stato di salute, e dopo alcune lievi medicazioni sul posto non si è resa necessario alcun ulteriore intervento sanitario. Le confermo che sto bene, sono in piedi. Infatti nei giorni successivi ho continuato regolarmente il mio ruolo istituzionale, partecipando anche a eventi pubblici. Proprio per rispetto di quest’aula e del ruolo dei consiglieri comunali lascio ora l’assemblea affinché ciascuno possa esprimersi sulla richiesta di dimissioni in piena libertà (lo dice guardando verso i banchi dell’opposizione, ndr) e senza alcun condizionamento». Una chiosa che stride ovviamente con quanto avvenuto dopo con Anselmo.
Il quale affida la sua lettura a un post su Facebook, nel quale si rivolge direttamente a Fabbri: «La seduta di oggi prevedeva la discussione sulle richieste di chiarimento relative all’incidente automobilistico che ti ha coinvolto insieme all’assessora Savini, la quale guidava in stato di ebbrezza. Un tema politico e istituzionale su cui la città aveva il diritto di ricevere risposte. E invece hai scelto altro». Ovvero di coinvolgere suo figlio: «Un gesto che non aveva nulla a che vedere con il dibattito politico, con i problemi della città o con il confronto democratico. Hai scelto di colpire un figlio per tentare di colpire un padre». Qui la parte più pesante dell’accusa di Anselmo: «Forse dovevo aspettarmelo. Io faccio processi contro la camorra e davvero pensate che un atto del genere possa intimidirmi? Questo è un tentativo goffo e miserabile di ostacolare le mie funzioni di consigliere comunale. Mi addolora profondamente quanto accaduto. Sono affranto per mio figlio, ha diritto all’oblio e invece quel diritto gli viene negato per il cognome che porta. Gli vengono negate proprio quelle garanzie di rispetto della privacy che troppo spesso questa politica invoca a parole e dimentica nei fatti quando pensa di poter trasformare il dolore personale in uno strumento di delegittimazione. Mio figlio non merita tutto questo. Sono orgoglioso di lui e della vita che sta costruendo. Quando la politica rinuncia al confronto sulle idee e decide di colpire le persone attraverso le loro fragilità familiari - conclude -, non siamo più davanti a uno scontro democratico, ma a un metodo che tutti comprendono benissimo, anche senza bisogno di nominarlo».
Sempre su Facebook, la controreplica di Fabbri, che giustifica il suo atto come una specie di monito sulla necessità di separare privato e politico, ma elude il fatto che il figlio di Anselmo non sia un personaggio pubblico e con ruoli istituzionali, e ribalta sull’avvocato la responsabilità di aver reso noto il contenuto del foglio da lui lasciato: «Nei suoi interventi - si giustifica il sindaco - ha chiesto come mai non mi fossi accorto, quel giorno, che l’assessore non fosse in grado di guidare. Allo stesso modo, è lecito chiedersi, come mai lui, da padre, non si fosse mai accorto di avere un figlio spacciatore. Quando si decide di trasformare il dolore e le vicende personali in strumenti di lotta politica, bisognerebbe ricordarsi che quella lama può ferire chiunque».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google