Stop alle sigarette in spiaggia, la stretta di Rimini fa discutere anche ai Lidi comacchiesi
Le opinioni sulla nuova ordinanza: «Serve regolamentare, non vietare»
Lido Nazioni Dopo le prime ordinanze che stanno cambiando l’approccio delle spiagge italiane con il tabagismo, anche sulla costa Comacchiese il tema del divieto di fumo sull’arenile inizia a far discutere turisti e operatori balneari. Mentre da Pesaro a Rimini, passando per Jesolo, diversi Comuni hanno scelto di introdurre restrizioni a sigarette, sigari e pipe sull’arenile, estendendo i divieti non soltanto alla battigia ma, in alcuni casi, anche alle aree sotto gli ombrelloni e alle spiagge libere, ai Lidi il tema potrebbe (condizionale d’obbligo) entrare nell’agenda del prossimo sindaco.
Una svolta che porterebbe a ridimensionare il fenomeno dell’abbandono dei mozziconi in mezzo alla sabbia, riducendo l’inquinamento e tutelando la salute dei bagnanti. Favorevoli e contrari, inevitabilmente, si confrontano e si scontrano anche sul litorale Comacchiese. E proprio ieri mattina, domenica 31 maggio, abbiamo raccolto le impressioni dei turisti, però tra i due schieramenti c’è anche chi auspica semplicemente una soluzione di buon senso, capace di conciliare libertà individuale e rispetto altrui.
«Io sono una fumatrice e ho la sigaretta elettronica da vent’anni. Eroga nicotina liquida. Non si avverte nell’aria. Sono per la tolleranza – ha commentato Lisa, turista bolognese in spiaggia con amiche al Bagno La Rotonda del Lido Nazioni –, ma a me dà fastidio se qualcuno fuma nell’ombrellone di fianco».
Gloria, seconda turista interpellata, anch’essa di Bologna, ammette di aver abbandonato il fumo di sigaretta sei anni fa, ma si dice contraria ai divieti tout court. «In spiaggia occorrerebbero aree per fumatori – ha puntualizzato Gloria –, la materia andrebbe solo regolamentata e non vietata, altrimenti si instaurerebbe una democrazia distorta, repressiva».
Felice di Roseto degli Abruzzi, residente a Serravalle, ha ricordato di aver abbandonato il fumo 25 anni fa e «Ora ho 64 anni e sono felice di nome e di fatto. Mi fanno arrabbiare i mozziconi di sigaretta quando spuntano dalla sabbia. È uno sfregio all’ambiente». Patrizia, nativa di Ginevra (Svizzera), ma residente da tanti anni a Serravalle, ha citato un episodio preoccupante: «Una volta, senza accorgermi, ho calpestato un mozzicone di sigaretta, che poi mi ha procurato un’infezione. Ho dovuto sottopormi – ha aggiunto Patrizia – alla profilassi antitetanica. Trovo, comunque, che fumare all’aperto, spiaggia compresa, non sia sbagliato. Occorre solo educazione».
I turisti invocano un uso più rigoroso e scrupoloso del posacenere sotto l’ombrellone, da utilizzare anche per lo spegnimento e lo smaltimento dei mozziconi. Andrea, 66enne di Serravalle, amico di Felice e Patrizia, ha citato l’episodio del suo abbandono drastico del vizio del fumo. «Compravo e fumavo quotidianamente due pacchetti di sigarette e il giorno prima di compiere 50 anni, in tabaccheria, ho chiesto l’ultimo pacchetto e così è stato, nonostante i duri sacrifici che per mesi ha comportato quella decisione. L’odore della cenere di sigaretta oggi mi procura fastidio, però vietare il fumo in spiaggia è un’arma a doppio taglio. Se vieti in assoluto, finisci per ghettizzare la gente. Chi ha esigenza di fumare, lo faccia. Ma poi non butti le cicche sotto alla sabbia».
Francesca, estetista e turista bolognese, sempre a Nazioni, ha ritenuto «il divieto non come una mossa giusta. Ai fumatori andrebbe riconosciuto in spiaggia un luogo proprio. Gli stabilimenti balneari puliscono alla sera, ma basta spostarsi in spiaggia libera, per vedere le buche lasciate piene di cicche dai fumatori. Così non si rispetta l’ambiente marino».
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