Ferrara, parla Vasco Rossi: «Sono carico e non vedo l’ora di iniziare»
Il Kom apre il tour dal parco Bassani di Ferrara, lo attendono 120 mila persone
Ferrara Vasco Live 2026 parte da qui, da Ferrara. Due date destinate a rimanere nella memoria della città e nel cuore dei fan. Il tour di quest’estate si sposta dalle rotte classiche dei grandi eventi e arriva nella provincia italiana: un viaggio in cinque tappe — dieci date in totale — da Ferrara a Udine, passando per Olbia, Bari e Ancona. Un giugno caldissimo per il Kom e per il suo “popolo”, che anno dopo anno cresce, si trasforma e si consolida.
“Qui si fa la storia”: si intitola così una canzone del 2008, dall’album “Il mondo che vorrei”, ed è vero. Centoventimila persone al parco urbano “Giorgio Bassani” per cantare insieme a lui, allontanare il buio e tornare più carichi che mai alla vita di sempre. Nei giorni scorsi, tra le ultime prove e la messa a punto dello show, Vasco ci ha concesso una lunga intervista.
Vasco, l’ultima volta a Ferrara fu nel 1987. Che effetto le fa tornare?
«Sarà fantastico ritrovarsi e per di più al parco Bassani! Ne è passata di acqua sotto i ponti. Allora facevo palazzetti e arene all’aperto, l’87 era l’anno del tour “C’è chi dice no”, e finalmente, dopo anni di gavetta era tutto esaurito dappertutto. Un paio di anni dopo sono arrivati gli stadi, negli anni ‘90. I miei fan di Ferrara sono tra i pionieri, spero proprio che saranno contenti, anche delle sorprese in scaletta di quest’anno. Sarà una gran bella festa e in una splendida cornice, il parco Bassani».
Come nasce lo show?
«Il nuovo tour parte al grido di “Non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani”, una canzone antimilitarista, incredibile per la sua attualità: è proprio adatta al momento, perfetta per oggi, racchiude in effetti il cuore del concerto. Quest’anno ci ho messo molto degli anni ‘80 e di quell’ironia feroce che trovo perfetta per questi tempi».
Come definirebbe la scaletta di quest’anno?
«È una scaletta che potrei chiamare di “inediti e rarità” perché sono tutti brani che non ho mai fatto dal vivo o raramente. Credo che sorprenderà e piacevolmente, ci sono tutti quei pezzi che i miei mi chiedono di fare da moltissimi anni. Ci saranno tutte le canzoni che non ho mai fatto o raramente, come “La noia” o “Alibi”. Sono molto curioso di vedere l’effetto che farà sul pubblico. Ferrara sarà oltretutto la prima tappa. Sono carico e non vedo l’ora di iniziare».
Qual è stata la parte più complessa nella sua costruzione?
«Ogni mio spettacolo è diverso e studiato anche a seconda dei tempi che corrono. Alla scaletta comincio a pensare dai primi mesi dell’anno, per costruirla devono venire la prima e l’ultima canzone, una volta che ci sono quelle tutto il resto viene da solo. Un concerto deve essere un’onda, un saliscendi di emozioni continue che non danno tregua e allo stesso tempo liberano».
Nel docufilm “Questa storia qua” dice: “Quando sono sul palco, lì son solo lì”. Come vive il palco? L’approccio è cambiato nel tempo?
«È proprio così, quando sono sul palco io sono lì, ci sono, sono presente. Nella vita mi capita invece di vivere nel passato o nel futuro. Sto imparando a vivere qui e ora grazie alle mie ultime letture sulla pratica della consapevolezza. Sul palco, invece, è tutta un’altra cosa, sono proprio lì. Vivo il presente e me lo godo. Dal fronte del palco li sento, li vedo, li faccio volare, comunichiamo tra di noi. È vero anche che quando sono sul palco e la musica comincia, tutto torna. Scompaiono tutti i problemi, siamo lì tutti insieme».
Chi è Vasco Rossi oggi?
«Bella domanda. Credo che Vasco Rossi sia sempre lo stesso, con qualche anno in più e, naturalmente, con più consapevolezze, ma sempre un assetato di musica, le ho dedicato tutta la vita e grazie a lei la mia è davvero una favola lunga una vita».
Come il titolo del fumetto.
«Esatto, come il titolo del fumetto uscito in questi giorni per la Sergio Bonelli Editore. Quando mi hanno proposto di fare una mia biografia a fumetti, l’ho trovata un’idea straordinaria, un orgoglio per me essere il protagonista di un fumetto, una vera arte. Io ne sono stato un grande lettore».
Negli anni è cambiato il pubblico: c’è chi la segue da sempre e chi la scopre oggi. Come descriverebbe i suoi fan?
«Dico sempre che sono i più belli. Ce ne sono di tutti i tipi e di ogni genere, di tutte le età…Sono i più belli perché per arrivare a un mio concerto si fanno dei chilometri e devono seguire delle regole rigide per entrare allo stadio. Ma loro non ci fanno caso, si incontrano, si divertono, si conoscono, si amano e si sposano anche».
Per milioni di persone i suoi concerti sono un rito collettivo, le sue canzoni una terapia. Che effetto le fa? Come si spiega tutto questo affetto?
«Io dico sempre che un mio concerto è un rito laico di “comunione”, cioè condivisione totale, e “liberazione”. È lo straordinario potere consolatorio dell’arte, anche una canzone può avere quel potere lì, di aiutare. Forse non a cambiare il mondo ma l’umore di una giornata sì.
Nelle canzoni io parlo di me, ma poi ho scoperto che anche altri ci si identificavano perché provavano gli stessi sentimenti miei. È una cosa straordinaria: se la gente continua a venire, io continuo a esserci».
In più di un’occasione ha invitato a posare il telefono e a prendere in mano un libro. Che spazio occupa la lettura nelle sue giornate?
«Leggo tutti i giorni, preferibilmente la mattina che tutto rimane più impresso. Leggo anche di sera, ma devono essere letture più leggere, magari dei gialli che aiutano a dormire meglio. Leggere per me è importantissimo soprattutto perché nei libri gli argomenti sono trattati in maniera più approfondita. In ogni libro si può trovare qualcosa di interessante e profondo, leggere è decisamente più utile e istruttivo che leggere le cronache».
C’è stato un libro o un autore che l’hanno segnata?
«Sono stato folgorato da “Aut-Aut” di Kierkegaard e ho amato molto romanzi come “Meno di zero” di Ellis e “Le correzioni” di Franzen. Da qualche anno studio Kabat-Zinn, un biologo scrittore americano: mi interessa il suo metodo per la riduzione dello stress e le pratiche di meditazione sulla consapevolezza di se stessi. Sto leggendo anche Giordano Bruno Guerri, e lo trovo molto interessante. Ho apprezzato moltissimo la pentalogia su Mussolini e il fascismo di Antonio Scurati».
Dalle figure storiche alle new entry, cosa cerca nei musicisti che la accompagnano? Com’è il rapporto con la band?
«Ho una band fantastica, composta di musicisti professionisti seri e innamorati del loro mestiere. Sono molto affiatati fra loro e l’atmosfera tra noi è di grande complicità. È quello che ho sempre desiderato».
Cosa si aspetta da questa estate 2026 e, soprattutto, cosa si aspetta da Ferrara?
«Questo è un tour particolare: giriamo praticamente tutta l’Italia, Sardegna compresa. Quello che so è che voglio portare dappertutto un po’ di gioia, soprattutto di questi tempi. È questo poi il compito di un artista: portare un po’ di gioia e di emozioni forti, indimenticabili».
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