La Nuova Ferrara

Ferrara

Il concerto

Arriva Vasco e il Bassani esplode: «Ciao Ferrara, comincia la nostra festa»

Samuele Govoni

	(foto Filippo Rubin)
(foto Filippo Rubin)

Ironia, provocazione e sentimenti: «Siete uno spettacolo straordinario»

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Ferrara Vasco è sempre Vasco, sembra un’affermazione scontata, banale, facile, ma è così. Pura verità. Vasco è Vasco. Anni fa provocatoriamente aveva detto “io sono il numero uno, due e tre… Per il quarto posto c’è una gran bagarre”. Come dargli torto? Quando le luci del palco si sono accese la gente ha applaudito, quando è salita sul palco la band ha gridato ma quando è comparso lui il boato è stato indescrivibile. Come sempre. Non ci si abitua mai. È comparso sulle note di una “Vado al massimo” più heavy. “Vado al massimo, vado al massimo, vado a gonfie vele”, e poi l’asta del microfono lanciata per terra e quella sua camminata… gli occhiali da sole e il sorriso che scompare con l’inizio della seconda canzone: “Ormai è tardi”. Il mood frivolo e provocatorio di “Vado al massimo” è già un ricordo, il registro emotivo è cambiato. Lo si vede dagli occhi: il suo lo sguardo non mente mai. “Ormai è tardi, guarda il tempo, vola via… e quanta nostalgia”. Alla fine del brano però ricompare il sorriso, divertito, allegro: «Ciao Ferrara! Benvenuti, ben arrivati, ben ritrovati! Abbiamo passato il Natale, abbiamo passato la Pasqua e ora comincia la nostra festaaaa!». La risposta dei sessantamila non è difficile da immaginare. E poi via con “Fegato, fegato spappolato”. «La droga è tutta droga, il potere è una droga...». Com’era il detto? A buon intenditore poche parole. Ci siamo capiti.

Spazio al romanticismo con “Una nuova canzone per lei”, brano del 1985 delicato, elegante ed emotivamente impattante. Poi “Bolle di sapone”, altra perla rara del 1985 che da qualche mese con l’anniversario di “Cosa succede in città” (40 anni) ha conosciuto una seconda giovinezza. “Alibi” è sempre “Alibi” ma dopo le caramelle, le connivenze e le coincidenze arriva “Sono ancora in coma”, 1982. C’è chi la canta con negli occhi i ricordi di anni, chi con lo stupore della prima volta. Momento di silenzio e commozione con “Ciao”. Mette i brividi. Difficile spiegare a voce cosa succede con questa (solo questa?) canzone. Una cosa però si può dire: gli applausi di 60mila persone sono una cosa potente. Più dei cori che hanno scandito l’attesa, e forse anche più del boato iniziale. Con “Domani sì, adesso no” e “Tango… della gelosia” si resta negli anni Ottanta, decennio epico che ha segnato l’ascesa del rocker. La prima parte dello show si chiude con “Lunedì”. I cori e gli abbracci si sprecano, è una canzone che tutti conoscono e cantano. Insieme. “Perché restare soli fa male anche ai duri”. Con l’interludio Stef Burns e la band si prendono la scena. La seconda parte si apre con “Marea”, “Siamo soli”. «Siete uno spettacolo straordinario», ha detto guardando il pubblico e poi via con “Se ti potessi dire” e “(per quello che ho da fare) Faccio il militare” – un brano del 1979 rispolverato e rinfrescato e attualissimo – poi arriva il momento di tre pezzi immancabili. Perché se è vero che le scalette cambiano di tour in tour, è vero anche che ci sono canzoni che non possono stare fuori e “Gli spari sopra” e “C’è chi dice no” sono tra queste. Anche “…Stupendo” si prende la sua bella fetta. Nuovo cambio di registro con “Rewind”, sorrisi, ammiccamenti e reggiseni al vento. La seconda parte del concerto si chiude con “Mondo migliore”. Sono passati (già) dieci anni da quel brano ma mai come ora è importante credere che possa esistere “un mondo migliore”.

La terza parte corre via come un soffio. “La noia” resta un capolavoro, così come “Sally”, che la segue. Quattro i brani che chiudono una scaletta esplosiva e provocatoria. “Potremmo definirla “inediti e rarità”, ci aveva detto nell’intervista il Kom. “Siamo solo noi” (con l’apparizione del Gallo, avvistato in città fin dalla mattina) e “Vita spericolata” sono bandiere, canzoni che incarnano un’epoca e un concetto e poi c’è “Canzone”, a ricordarci che nessuno muore mai completamente, e poi “Albachiara”. Che dire? Bentornato a Ferrara Vasco. La città ti ha atteso 39 anni ma ne è valsa la pena, eccome. Oggi si replica, già si contano le ore. 

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