La Nuova Ferrara

Ferrara

Il racconto

Vasco a Ferrara, nel pit 1 con i fan tra storie di vita, costumi e birre

Annarita Bova
Vasco a Ferrara, nel pit 1 con i fan tra storie di vita, costumi e birre

Dal mitico show di Catanzaro alla città che mi ha adottata e ci sta dando tanto

4 MINUTI DI LETTURA





Ferrara La corsa al Pit1 è iniziata l’11 luglio 2025. Undici mesi fa. Tutti davanti al pc alle 12 in punto, tessera del fan club pronta e la speranza di riuscire a entrare tra i primi nella pagina di Vivaticket. Ed è già lì che il cuore ha iniziato a battere. Perché ascoltare Vasco davanti a palco, illudersi di incrociare il suo sguardo e di cantare "con lui", come se avesse scelto te tra milioni di persone, è una sensazione che non si dimentica. «Abbiamo tempo per entrare. No, non ne abbiamo andiamo prima». Mancano quattro ore all’inizio del concerto e siamo già qui. Ne abbiamo fatti tanti, sappiamo come funziona. Arrivare, guardarsi intorno, conquistare uno spazio vitale consapevoli che ognuno difenderà il suo in ogni modo. Asciugamani per terra e bottigliette d’acqua che rispuntano dagli zaini. Il Pt1 a Ferrara è il prato Gold nelle altre città. È il luogo dove i membri del fan club trovano la loro dimensione e i racconti sono sempre quelli. «Io c’ero il 26 maggio 1979 in Piazza Maggiore a Bologna. Ma quanti anni hai? Quarantadue, ero col mio babbo». E poi aneddoti, storie incredibili che quasi ti vergogni ad aprire bocca perché alla fine i tuoi concerti si contano sulle dita di una mano e tu hai "solo" il mitico Vascstock del 25 settembre 2004 a Catanzaro, di fronte a oltre 420mila persone ma nessuno, vai poi a capire perché, ci crede fino in fondo. Più passa il tempo, più l’asticella si alza e per fortuna che ogni tanto sui maxischermo appare una qualcosa che riesce a distogliere l’attenzione. Ma poi si ricomincia. Il palco è lì, a due passi. Gli omini che vanno e vengono per sistemare gli strumenti sono minuscoli e solo guardandoli ci si rende conto delle proporzioni.

Nel caos più totale, con la musica che passa ad un volume altissimo e i gadget che volano in qualsiasi direzione, arriva anche il sentimento agrodolce. Il parco Bassani è meraviglioso, le mura poi non ne parliamo nemmeno. E noi siamo qui, nella nostra città (o meglio, quella che ci ha adottati e ci sta dando tanto) sinceramente orgogliosi per come si è preparata a tutto questo.Intanto due ore sono volate. C’è chi dorme e chi non tace mai. La gente varca i cancelli e si dimentica i filtri. Nel Pit1, o Prato Gold c’è il giusto tempo e il giusto spazio per raccontarsi. «Apre con Vado al massimo e finisce con Albachiara». Lo sanno tutti, ormai da giorni. Ma la discussione parte lo stesso e si arricchisce ogni volta di particolari. Si parla di "lui" come un amico, tra una birra e l’altra, stando sempre attenti a difendere quel metro quadro che diventerà la metà. Alle 20.40 i maxischermi si spengono, gli asciugamani spariscono, le transenne sono già occupate. Le luci si abbassano e l’urlo del pubblico arriva come un’onda travolgente, accompagnato dall’intro che annuncia l’entrata di Vasco. Ci si trova in piedi, a due passi dal mito. Tutto ti avvolge, letteralmente. Il suono, le luci, gli effetti. E le emozioni. Oh, ha iniziato proprio con Vado al massimo. Ed è ovvio, ma ti sorprende. C’è ancora luce, l’aria è pesante e la gente sudata. Ma non importa. Sembra di essere in giostra, il corpo che si sposta da una parte all’altra in una sorta di danza obbligata e naturale nello stesso tempo. «Adesso la fa», «ma cosa?», «la mia canzone, adesso la fa».

Lo spazio non esiste più e ci si trova sempre più vicini al palco, tra mani alzate, birra che cade, sigarette e le discussioni, inevitabili, con quello che arriva a torso nudo e si piazza davanti perché mentre cammina senza meta parte il ritornello e lui si deve girare, deve alzare la mano e iniziare a saltare. Sta per arrivare "Rewind". Lo sai perché le donne si preparano, salgono sulle spalle di amici e amiche e restano in reggiseno, che poi vola via. Un rituale senza soluzione di continuità. Parte "Sally" e sono lacrime, "Gli spari sopra" e sono urla e poi "Albachiara". È la fine. Due ore e 45 minuti in una centrifuga di emozioni. Adesso c’è la corsa al cimelio. I plettri di Burns e Pastano e le bacchette di Renda. Dal Pit1 si esce con calma. Le chiacchiere vanno avanti, così come la ricerca di oggetti da aggiungere nelle assurde collezioni. Il prato gold, per i fan di Vasco, è qualcosa che si deve provare almeno una volta. E soprattutto io l’anno prossimo potrò dire: «Ma quanto è stato bello il concerto di Vasco al parco Urbano a Ferrara?».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google