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Lo sciopero

Ferrara, i pompieri accendono il fuoco della protesta

Marco Nagliati
Ferrara, i pompieri accendono il fuoco della protesta

I sindacati: «Non si può garantire un servizio a discapito della sicurezza»

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Ferrara Uno sciopero simbolico. Dimostrativo. Ma di enorme impatto sociale. Ieri astensione dal lavoro di due ore (dalle 10 a mezzogiorno) dei vigili del fuoco, con presidio davanti al Comando di Ferrara. La casa dei pompieri, il luogo dal quale si genera una bella porzione di sicurezza dei cittadini.

Una battaglia civile ed etica per la comunità. Dopo anni di confronti sindacali, perorazioni, coinvolgimento delle istituzioni (che invero non si sono sottratte), adesso è il tempo del fragore. Mettere in vetrina, con passi dirompenti, le ragioni di un disagio. Anzi, no: di problemi serissimi. Mancanza di mezzi e pessime condizioni della caserma.

I sindacati

Tre sigle sindacali in campo (Cgil, Uil e Conapo), un’unica voce: «Questo sciopero è una scelta che facciamo con rammarico - la nota nello specifico della Cgil -, perché privilegiamo sempre il confronto e la ricerca condivisa di soluzioni, ma il tentativo di conciliazione del 5 maggio in direzione regionale è purtroppo fallito. Non si può garantire un servizio di qualità ai cittadini a discapito di chi lavora in prima linea per la nostra sicurezza. Le criticità del Comando di Ferrara sono ormai insostenibili».

«Sul fronte operativo – proseguono i sindacati – abbiamo un’urgente carenza di mezzi: ci è stata prospettata l’assegnazione di una sola autopompa serbatoio, senza tempistiche certe, quando per il nostro territorio ne servono inderogabilmente almeno due. L’aspetto più allarmante, però, è quello igienico-sanitario. L’acqua in sede non è potabile e permangono valori fuori norma dell’acqua calda che è stata chiusa. È inaccettabile che il personale, di rientro da interventi faticosi e contaminanti, non possa fruire pienamente delle docce. A questo si aggiunge un quadro infrastrutturale precario da anni, senza fondi previsti per sistemare la centrale termica (300.000 euro le prime stime di costi; ndr). Di fronte alle continue soluzioni parziali, abbiamo detto basta. La sicurezza degli operatori e l’efficienza del soccorso non sono voci su cui fare economia, ma devono tornare una priorità reale».

Mancano le risposte

La chiamata è per il comandante Antonio Del Gallo (il quale comunque il 25 giugno lascerà per andare a Trieste con striscioni ironici a corredo esposti ieri, venendo sostituito a Ferrara da Elvio Porcedda in arrivo dalla direzione regionale Lombardia), ma chiama in causa il dipartimento regionale e il Ministero a Roma.

Come in tutte le umane vicende, il refrain è sempre quello: «Non ci sono fondi». Quando si parla di servizi di indispensabile operatività non è una frase accettabile. Non si possono attendere i drammi, prima di risolvere le situazioni. «Sono indispensabili due autopompe nuove, un camion per il primo soccorso: non abbiamo mezzi, siamo alla frutta – spiega Mirco Bertelli della Uil -; attualmente disponiamo di mezzi con vent’anni di anzianità che necessitano di continua manutenzione. Per non parlare poi dei container docce: non ci si può lavare. Le colleghe tornano a casa pure con la divise sporche. Il comandante ad oggi non ci ha dato risposte: nessuno ha la bacchetta magica, i problemi sono tanti. Serve una pianificazione, però si deve iniziare. Ringraziamo Prefettura, sindaco e il consigliere regionale Calvano che hanno capito subito come queste difficoltà ricadono sulla popolazione».

Per il futuro

Ribadisce Francesco Faccini, coordinatore provinciale vigili del fuoco: «Non si può andare avanti così. Ci raccontano di mancanza di fondi, ma qualcosa si deve fare. Per non parlare dei portoni di ingresso che non si chiudono. La caserma è relativamente giovane, eppure servono interventi strutturali. Ci siamo stancati».

Il Co.Na.Po. (Comitato Nazionale Pompieri) è stato rappresentato da Massimo Bevilacqua: «Questo presidio è necessario per vedere se riusciamo a smuovere le acque. Il Comune ci ha sempre supportati, il comandante Del Gallo è il nostro interlocutore diretto: a parole s’è fatto carico delle istanze ma non è successo nulla (non troppo velato rimprovero di non essere stato molto incisivo; ndr). Ci dicono sempre che mancano i fondi. Ebbene il Ministero, ordinari o straordinari, deve trovarle queste risorse».

Il nuovo comandante Porcedda non erediterà una situazione semplice, visto il contesto scottante viene da dire.

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