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Lido Estensi, la lite condominiale dura 8 anni: il cancello finisce in Cassazione

Francesco Dondi
Lido Estensi, la lite condominiale dura 8 anni: il cancello finisce in Cassazione

L’inquilino monta l’inferriata alla porta, la vicina va dai giudici

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Lido Estensi Immaginate un pianerottolo di due metri quadrati. Ora immaginate che il vostro vicino di casa installi davanti alla porta del suo appartamento un’inferriata in ferro che, quando si apre, occupa momentaneamente la metà esatta di quello spazio. Sembrano quisquilie da condominio, il tipo di liti che si risolvono con una telefonata o, al massimo, con una lettera dell’amministratore. Eppure questa è la storia che la Corte Suprema di Cassazione ha dovuto giudicare, chiudendo definitivamente - con buona pace di tutti - una vicenda iniziata nel lontano 2018.

La storia

Tutto nasce in un condominio di Lido Estensi, dove Marco e Grazia (nomi di fantasia) abitano sullo stesso pianerottolo del piano rialzato. A un certo punto, Marco decide di installare un’inferriata metallica a protezione dell’ingresso del proprio appartamento. Quando è chiuso, resta perfettamente dentro i confini della sua proprietà privata, ma il problema - secondo la vicina - è che quando si apre, quell’inferriata aggetta verso l’esterno e occupa momentaneamente circa un metro quadro del pianerottolo comune.

Per Grazia non si tratta di un dettaglio trascurabile. Nell’estate del 2018 decide di adire il Tribunale di Ferrara con un’azione possessoria di manutenzione, chiedendo la rimozione immediata del cancelletto. Le sue ragioni: l’inferriata limita il passaggio, costituisce una molestia nel godimento delle parti comuni e - argomento che comparirà più avanti nel processo - potrebbe rivelarsi pericolosa in caso di emergenza, creando un “imbuto” sul vano scala, unica via di fuga in caso di incendio.

Il rigetto

Il Tribunale di Ferrara, nel febbraio 2020, rigetta l’azione possessoria. Le prove raccolte - fotografie e testimonianze - mostrano che l’inferriata, anche in posizione semiaperta, lascia spazio sufficiente al transito. Un testimone precisa persino che il cancello è leggero e facilmente accostabile al muro da chiunque, persino da un bambino.

Grazia non si arrende e porta la causa davanti alla Corte d’Appello di Bologna. Nel novembre 2023, anche i giudici di secondo grado confermano la sentenza di primo grado, punto per punto, con le stesse motivazioni. L’inferriata rispetta i limiti dell’articolo 1102 del codice civile, che regola l’uso delle cose comuni in condominio: non impedisce agli altri condomini di usufruire normalmente del pianerottolo e non ne altera la destinazione d’uso.

In Cassazione

A questo punto, la vicenda potrebbe - e dovrebbe - chiudersi. Invece no. Grazia ricorre in Cassazione con tre motivi distinti.

La Suprema Corte, con ordinanza del 30 maggio, respinge il ricorso su tutta la linea. Il primo motivo (violazione degli articoli 1102 e 1122 del codice civile) è giudicato infondato: il pregiudizio apprezzabile alla fruibilità del pianerottolo è stato correttamente escluso dai giudici di merito. Il secondo motivo, relativo all’omesso esame di fatti decisivi, è dichiarato addirittura inammissibile per la regola della cosiddetta “doppia conforme”: quando tribunale e corte d’appello decidono sulla stessa questione di fatto con le stesse ragioni, il vizio di omesso esame non può essere sollevato in sede di legittimità. Il terzo motivo, sull’asserita creazione di una servitù atipica usucapibile a danno degli altri condomini, è anch’esso infondato.

Il risultato

Il conto finale per Grazia è salato: oltre alle spese legali liquidate in 3.700 euro, la Cassazione applica una sanzione per lite temeraria - 3.500 euro alla controparte e 3.000 euro alla cassa delle ammende - perché il giudizio si è concluso esattamente come previsto dalla proposta di definizione accelerata, avanzata già nell’agosto 2024 e che la ricorrente aveva rifiutato.

Ma di storie analoghe ne è piena la giurisprudenza. Il contenzioso condominiale rappresenta una fetta enorme del carico dei tribunali italiani, e spesso riguarda questioni di centimetri, di decibel, di ombre proiettate su un balcone. Il sistema giudiziario italiano - tre gradi di giudizio, tempi biblici, costi crescenti - finisce per amplificare conflitti che nascono da una frattura relazionale irrisolta tra vicini di casa. Il cancelletto di Marco era probabilmente lecito dal primo giorno. Otto anni dopo, una sentenza della Corte più alta d’Italia lo certifica ufficialmente.

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