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Grattacielo di Ferrara, ladri in azione: e gli inquilini non entrano

Andrea Mainardi
Grattacielo di Ferrara, ladri in azione: e gli inquilini non entrano

Le torri sarebbero liberamente accessibili da alcune finestre. Per i residenti risulta difficile recuperare i propri beni

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Ferrara Le grate apposte nelle entrate delle tre torri sgomberate ormai da mesi non sono servite a tenere fuori ladri e malintenzionati dalle abitazioni oggi vuote del grattacielo. La prima amara constatazione l’ha fatta Massimo Secchiero, uno dei principali proprietari di appartamenti nel complesso abitativo nella giornata di sabato.

Come da procedura, assieme all’amministratore di condominio Francesco Donazzi e ad un addetto della sicurezza, Secchiero si è recato all’interno di uno dei suoi appartamenti per recuperare alcuni beni personali, trovandosi però davanti una brutta sorpresa: «Sono entrato nell’appartamento che si trova all’ottavo piano e avevo adibito a piccolo magazzino per recuperare ancora cose. Ho trovato la porta forzata ed alcune cose mancavano come una macchinetta del caffè o alcune tv».

«I ladri – ipotizza Secchiero – potrebbero essere saliti da sopra la macelleria per poi introdursi tramite una scaletta in una finestra lasciata aperta. Salendo ho notato anche altre porte aperte, un vero disastro».

Per quanto resta da verificare se gli altri appartamenti siano rimasti spalancati dopo la “corsa” al recupero degli oggetti personali da parte dei vari inquilini, c’è anche un’altra segnalazione a supporto di possibili effrazioni. Si tratta di quella che parte da una cittadina ucraina residente nella torre B, la quale sarebbe stata allertata da alcuni vicini dello stabile in merito alla concreta possibilità che il suo appartamento abbia subito un furto durante la chiusura forzata.

L’accesso sarebbe avvenuto sfruttando sempre una finestra rimasta aperta a seguito dell’intervento dei vigili del fuoco durante le operazioni di evacuazione.

Comitato per la Trasparenza

A perorare quest’ultima causa ci sono proprietari ed inquilini riuniti nel Comitato di Trasparenza capitanato da Daniele Pachera, il quale ha cercato più volte di sollecitare l’amministratore condominiale a garantire nuovi accessi temporanei per il recupero di beni di prima necessità.

Secondo lo stesso Pachera però c’è sempre stato un muro «dietro presunti “divieti assoluti” imposti dalle Autorità». L’istanza urgente presentata dal Comitato a supporto della condomina ucraina per la verifica del suo appartamento e per poi presentare eventuale denuncia ha trovato la risposta della Polizia di Stato, la quale afferma che «per accedere alle Torri del Grattacielo” la condomina “dovrà rivolgersi direttamente all’amministratore della struttura».

L’azione di Pachera, oltre al pressing costante su amministratore e ditte per la presentazione di certificati e fatture, punta su una proposta operativa suddivisa in quattro passaggi. Innanzitutto la verifica inoppugnabile dei debiti pregressi con stesura del nuovo capitolato i lavori nelle parti comuni, l’individuazione dei condomini finanziatori, la progettazione e rientro garantito solo agli aderenti al piano ed infine richiesta formale al Comune e vigili del fuoco di mantenere l’inagibilità solo nei confronti dei condomini morosi o non aderenti.

I consiglieri

Un altro approccio per tentare il recupero delle tre torri viene messo in atto in queste settimane anche da un ristretto gruppo di condomini, tra i quali lo stesso Massimo Secchiero, tramite il lavoro di ricucitura tra debitori e creditori portato avanti per mezzo dell’avvocato Domenico Preziosa.

«Innanzitutto – spiega l’avvocato – siamo riusciti a chiudere alcune situazioni debitorie le quali hanno fatto calare il debito complessivo di circa 150mila euro. Il discorso più delicato, ed al momento in stand by, è quello legato ai circa 320mila euro dovuto dal condominio alla ditta Ghiotti. Quest’ultimo ha lasciato comunque una porta aperta ad un’eventuale trattativa in caso di dimostrazioni concrete di saldo, ma tutto dovrà passare per l’approvazione dei condomini in assemblea».

I conti sono presto fatti: «La gestione ordinaria annuale del grattacielo è di circa 800mila euro tra utenze e sicurezza ma essendo l’edificio al momento “fermo” questi soldi potrebbero essere dirottati al pagamento della ditta Ghiotti e in una prima tranche per quanto riguarda i lavori di nuova agibilità. Il debito ad oggi è di circa 500mila euro, nell’assemblea dello scorso novembre si parlava di oltre un milione di euro proprio perché erano stati inclusi costi preventivi di gestione che al momento non sono sussistenti. Crediamo che l’importante sia far capire ai condomini che, mostrando buona volontà nei pagamenti, si possono ottenere risultati dando però loro anche certezza sulle effettive finalità degli esborsi».

Sull’operato dell’amministratore: «Il sistema si è avvitato su se stesso. Non tutti pagarono i costi condominiali oltre che l’extra per i lavori antincendio. L’amministratore dovette quindi spostare quei fondi su urgenze come le banali utenze. Quello che gli si potrebbe rimproverare principalmente a mio avviso è il non aver provveduto in maniera incisiva con le azioni di recupero nei confronti degli inquilini morosi».

Quali saranno i prossimi passi? «Spingeremo per un’assemblea straordinaria entro fine mese. Poi lanciamo anche un appello a realtà imprenditoriali che possano essere interessate ad investire nel condominio, a maggior ragione dopo il dietrofront della ditta torinese».

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