La Mille Miglia fa tappa a Ferrara e Bondeno: sfilano le signore dei motori
I partecipanti: «La vera gara qui la fanno le persone». Un equipaggio tradito da un’avaria. Il bis del corteo ci sarà sabato 13 giugno
Ferrara Una volta a Ferrara sfilavano i cavalieri con i loro cavalli bardati; oggi sfilano incolonnati i piloti, e di cavalli nel motore ne hanno a centinaia ma il cavallino, quello iconico e rampante, è sempre e solo uno. Lingue e nazionalità diverse, unite dalla passione per un simbolo. Ieri, mercoledì 10 giugno, il “museo viaggiante più bello del mondo” ha attraversato la città: prima il Ferrari Tribute, intorno alle 9, poi le storiche dalle 10.30, lungo via Padova e corso Ercole I d’Este fino al controllo orario davanti a Palazzo Diamanti, prima di proseguire verso Bondeno. Le linee sinuose delle vetture contrastano con la geometria squadrata del palazzo, e la strada di solito silenziosa nella quiete della placida Ferrara si riempie di suoni di motori e scarichi sportivi che parlano di tradizione e - perché no - di quella prepotenza ingegneristica che solo una Ferrari sa portare.
Tra gli equipaggi del Tribute c’è Edoardo Pavia, su una 512 BB a carburatori: «Fu la prima volta che Enzo Ferrari decise di mettere il motore in posizione posteriore, un dodici cilindri piatto, erroneamente chiamato boxer». Prima Mille Miglia per lui e la sua «signora del ’79», che soffre le basse andature e il caldo. «Ma la cosa più bella sono le persone: sono loro che fanno la gara, non le macchine. Grazie a Ferrara per l’accoglienza». Accanto, un racconto lungo settant’anni: Renzo Giulio Begalli, al via col figlio Renato su una 360 Modena Spider, da ragazzino andava in bici a vedere passare la corsa vera, quella del ’51, del ’52, del ’53, alla curva di Borgo Milano a Verona. «Là ti innamori delle macchine. E io sono innamorato delle macchine». Poi arrivano le autentiche d’epoca, ed è allora che si può dire che la corsa è arrivata davvero. L’aria si riempie di quell’odore inconfondibile che sa di passione e di memoria, uno sberleffo alle leggi anti-inquinamento e alla Ztl che vieterebbe Corso Ercole I d’Este: almeno oggi, semel in anno licet insanire.
I piloti, stipati in vetture che oggi giudicheremmo bizzarre e tutt’altro che sicure, sfidano il caldo con la sola aria condizionata del vento. C’è il ferrarese Alex De Angelis, su una Bugatti Type 37 anteguerra: «Si porta la storia in giro per l’Italia, ma arrivare nella propria città è ancora più emozionante». C’è il fiorentino Massimo Erbini, quattordici edizioni alle spalle, Lancia Lambda Spider 221 del 1928 carrozzata Stabilimenti Farina: «Si passa sempre a Ferrara, siamo molto contenti. L’emozione è sempre come la prima, anzi, di più». E c’è Federica Comini, Riley Brooklands 9 HP del 1928, partita letteralmente da casa: è di Brescia, dove la corsa nasce e si conclude. «Ferrara è una città stupenda e troviamo sempre tantissima gente».
La gente, appunto, si accalca: non serve conoscere il nome della vettura né un titolo in ingegneria, si guardano le forme, i colori, le targhe, si riconoscono le nazioni. E i piloti: chi mantiene la calma, chi sorride euforico, chi si arrabbia e chi, come il team 296, è costretto a una lunga sosta forzata tra viale Cavour e via Ariosto per un guasto. Il prossimo appuntamento è già fissato: sabato la Mille Miglia torna in città, da via Comacchio a piazza Trento Trieste, controllo orario sul sagrato del Duomo. Ferrara, unica città d’Italia, la vedrà passare due volte.
Festa anche a Bondeno per il passaggio del corteo rombante, con i ringraziamenti del sindaco Saletti agli organizzatori, ai commercianti e a «tutti coloro che hanno lavorato per riportare da noi la Mille Miglia. Un evento che ha prodotto la visita di numerose persone anche dalle zone limitrofe e ha offerto un’occasione di indotto al territorio».
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