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Grattacielo di Ferrara, la “casa” degli sfollati chiuderà a inizio luglio: «Servono alternative»

Grattacielo di Ferrara, la “casa” degli sfollati chiuderà a inizio luglio: «Servono alternative»

L’appello del mondo del volontariato in vista della chiusura della struttura San Bartolo, dove per 4 mesi sono stati ospitate 40-50 persone

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Ferrara «Ora è necessario un ultimo sforzo collettivo». A oltre quattro mesi dallo sgombero delle Torri del Grattacielo, il Forum Terzo Settore torna a richiamare l’attenzione sulla fase più delicata dell’emergenza: trovare una soluzione abitativa per chi è rimasto escluso dal mercato degli affitti. Dopo lo sgombero che ha coinvolto circa 500 persone, restano ancora situazioni aperte. In particolare, «circa 40 persone che lavorano e dispongono di un reddito continuano a non trovare un’abitazione in affitto sul mercato privato», nonostante le domande presentate per l’emergenza abitativa.

Il nodo si stringe con l’avvicinarsi della chiusura della struttura di San Bartolo, prevista per l’inizio di luglio. Qui, dal 13 febbraio, Caritas ha gestito l’accoglienza delle persone prive di alternative, in una struttura che «dovrà essere liberata all’inizio di luglio» perché destinata ad altro utilizzo. In questi mesi ha registrato «una presenza media giornaliera di circa 45-50 ospiti», accogliendo complessivamente decine di persone.

Nel bilancio tracciato dal Forum, emerge una mobilitazione ampia e articolata: «20 associazioni, gruppi ed enti del Terzo Settore» e «160 persone tra volontari e cittadini» hanno garantito servizi continuativi. Tra le attività, «6.000 pasti preparati e trasportati nelle strutture di accoglienza», oltre a supporto quotidiano e accompagnamento.

Un lavoro che ha coinvolto diverse fasi: dalla prima accoglienza organizzata dal Comune in palestra, al trasferimento nei locali del doposcuola di Mura di Porta Po, fino alla gestione a San Bartolo. Parallelamente sono stati assicurati «supporto nell’espletamento di pratiche burocratiche, accompagnamenti, ascolto e sostegno personale», insieme a iniziative di orientamento legale realizzate anche con il contributo dell’Università di Ferrara e di professionisti.

Particolare attenzione è stata riservata alle situazioni più vulnerabili: «Nuclei familiari con minori, anziani e persone con disabilità» sono stati presi in carico dai servizi dedicati. Più complesso il quadro per altri sfollati: «Di molte delle persone sfollate, tuttavia, si sono progressivamente perse le tracce», evidenziando la frammentazione delle condizioni abitative generate dall’emergenza.

Ora il focus si sposta sulla ricerca di soluzioni. Il Forum rinnova «con forza l’appello alla cittadinanza, ai proprietari di immobili e a tutti coloro che possano offrire una disponibilità abitativa temporanea o stabile». Le organizzazioni assicurano un accompagnamento. L’obiettivo indicato è chiaro: «Trasformare un’accoglienza emergenziale in una reale opportunità di autonomia e inclusione». 

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