Sant’Agostino, critiche al senso unico sul ponte: «Rischiamo di chiudere»
Arrabbiati i commercianti del paese: «Si sarebbe potuto prima interagire con chi possiede un’attività»
Sant’Agostino Sono arrabbiati, per una chiusura a metà che sta creando problemi economici, ponendo anche dei dubbi sul futuro delle loro attività. Una dozzina di attività commerciali di Sant’Agostino ha contattato La Nuova Ferrara per raccontare come stanno vivendo queste settimane di utilizzo a senso unico alternato del ponte sul Cavo Napoleonico. Prime settimane di una lunga serie, visto che i lavori si protrarranno per un anno.
«Tutti i giorni perdiamo quasi metà dell’incasso e alla fine della settimana pesa» ci dice una portavoce delle attività che hanno deciso di far sentire la propria voce. E non è la prima volta. «Alla riunione pubblica fissata il giorno prima della chiusura del ponte, molti di noi sono andati e hanno espresso i loro dubbi e anche problemi. La colpa è stata data alla Provincia, che esegue i lavori, noi però diciamo che essendo Sant’Agostino un piccolo paese si sarebbe prima potuto interagire con chi ha delle attività. Invece nulla, nessuna comunicazione».
Alla precisazione che però questi lavori sono necessari, viene risposto che il problema è la scelta di lasciare aperto il ponte a senso unico solo in direzione di Cento, mentre chi procede verso Ferrara è costretto a un lungo giro. «Ci furono dei lavori già un paio d’anni fa e il semaforo con senso unico alternato era andato bene, il flusso è alto solamente per mezz’ora in tre fasce della giornata, non sarebbe stato così tanto il traffico. Invece è stato scelto in modo diverso e alla chiusura delle scuole ci era stato ipotizzato l’arrivo del semaforo. Bene, dov’è? È stato un contentino per noi commercianti?».
Inevitabile toccare anche il punto dell’ordinanza, poi ritirata, che vietava il passaggio a pedoni e biciclette: «Quando qualcuno di noi l’ha vista si era deciso ad andare a protestare in Comune, perché se togli anche le quattro biciclette che passano ci vuoi far chiudere. E ci sono già attività che hanno lasciato a casa dei collaboratori. Ripeto, sta mancando dialogo e per questo siamo molto arrabbiati. Ristori? Anche in questo caso sono circolate voci per ristori, si parla di somme di 1.200 euro in un anno, sono 100 euro al mese, io personalmente ne perdo di più ogni singolo giorno e lo stesso vale per i miei colleghi».
Nella comunicazione con cui il Comune ha spiegato l’altro giorno la revoca dell’ordinanza relativa al divieto per bici e pedoni, si è anche parlato di un nuovo incontro pubblico nel breve per tornare ad analizzare la situazione. «Sicuramente ci andremo, speriamo solo venga capita la nostra situazione. Ora per venire da noi chi arriva da Cento, Dosso e Buonacompra per citare le località più vicine deve fare sette chilometri in più e ovviamente non li fa. Per non parlare di chi lavora in Ceramica, abituato a venire nei nostri negozi anche solo per prendere il pranzo o altre cose che servono. Questi sono tutti clienti che non vediamo più, per un mese o due tieni botta, ma un anno è lunghissimo, troppo per i nostri che sono negozi di un piccolo paese».
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