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Ferrara Summer Festival, scontro al Tar: c’è il ricorso ma nessuno stop

Daniele Oppo
Ferrara Summer Festival, scontro al Tar: c’è il ricorso ma nessuno stop

Oltre 70 residenti si sono rivolti alla giustizia amministrativa e chiedono i danni. Respinta almeno fino all’8 luglio la sospensione urgente della manifestazione

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Ferrara C’è un ricorso contro il Ferrara Summer Festival e già una prima decisione, sebbene interlocutoria. Il Tar Emilia-Romagna non blocca, per ora, il festival, ma riconosce nel ricorso presentato da 74 residenti di piazza Ariostea «oggettivi profili di complessità» e rinvia ogni decisione cautelare all’8 luglio. Con decreto pubblicato ieri, il presidente Paolo Carpentieri ha respinto l’istanza di sospensione cautelare monocratica presentata dall’avvocato Francesco Vinci sulla base di un bilanciamento provvisorio: il Comune «ha avviato già da tempo la programmazione e l’organizzazione ed ha già assunto rilevanti impegni, non solo economici». Dei 21 concerti in calendario fino al 26 luglio, due si sono già tenuti, il 13 e il 14 giugno, e altri nove andranno in scena prima dell’udienza collegiale, davanti alla quale il presidente apre a determinazioni «anche diverse».

L’avvocato sottolinea che la tempistica del ricorso, depositato a ridosso dei primi concerti, non è dipesa dai residenti ma dal fatto che gli atti autorizzativi — incluse le note della Soprintendenza e le concessioni di occupazione del suolo — sono stati rilasciati e resi noti solo il 12 e il 13 giugno, a poche ore dall’avvio degli spettacoli. E il tempo, a ben vedere, sembra un fattore fondamentale in tutto lo scontro tra Amministrazione e residenti.

Nel merito, il ricorso punta sul mancato adeguamento del regolamento comunale sulle attività rumorose, fermo al 2014, alla delibera regionale 1197/2020: decorsi i 12 mesi previsti, andrebbero applicati i limiti della Tabella B, che per un “sito occasionale” come piazza Ariostea fissa massimo tre giornate annue, quattro ore di durata e orario fino alle 23. L’autorizzazione del 10 giugno ne consente invece 21, fino a otto ore e mezza, come il concerto dei Megadeth e il “festival” metal di domenica. A questi numeri il ricorso lega la tutela della salute, citando le condizioni di alcuni residenti — tra cui una coppia con gravi patologie cardiache e una forma severa di Alzheimer — la cui abitazione si trova a soli 33 metri dal palco.

Un capitolo importante riguarda il ruolo dell’Associazione Musicale Butterfly, organizzatrice del festival e citata come controinteressata. Per i ricorrenti sarebbe solo il braccio operativo del Comune, il quale sarebbe il vero «dominus» della manifestazione, come dimostrerebbero la pubblicazione del programma sul sito istituzionale prima delle autorizzazioni e l’annuncio degli eventi sul profilo Facebook del sindaco Fabbri. Da qui la tesi di un affidamento diretto di una concessione di servizi senza gara pubblica, in violazione dell’articolo 97 della Costituzione.

Sul sottoportico di Palazzo Rondinelli, il ricorso ricostruisce il braccio di ferro con la Soprintendenza: un primo allestimento giudicato «totalmente incoerente con quanto prescritto» e da rimuovere in tre giorni, poi la riapertura ad alcuni tavoli, mentre al 12 giugno l’ente resta «in attesa di un aggiornamento». Diverso l’esito per container, torre di regia e torri Europoint, autorizzati lo stesso giorno «nello spirito di massima collaborazione».

C’è anche un nodo emerso nel 2022 su sollecitazione della stessa Soprintendenza e poi rimasto di fatto irrisolto: la sicurezza della statua dell’Ariosto. Dopo la richiesta di fare una sorta di test di resistenza, l’ufficio ministeriale, rileva il ricorso, si è limitato a chiedere di essere avvisato immediatamente in caso di danneggiamento.

Sullo sfondo resta poi l’esposto in Procura dell’8 giugno su un tema che è presente anche le ricorso al Tar: la concessione per l’occupazione “anticipata” del 2 giugno, giorno in cui i lavori erano già iniziati, risulta firmata digitalmente alle 18.58, ore dopo l’avvio del cantiere e mentre la polizia locale era ancora sul posto. Una «sanatoria postuma», si legge nel ricorso.

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