Cavour, Giovecca e Porta Mare senza auto. L’idea dello studio d’architettura di Ferrara: ecco come sarebbe
Le simulazioni e i rendering dello studio d’architettura ferrarese Lumarch: «Non mode ma scelte che riguardano la qualità dello spazio in cui abitiamo»
Ferrara Ridurre il traffico di attraversamento, restituire spazio alle persone, aumentare il verde e costruire una rete di mobilità più sostenibile. È la proposta che Luca Farinelli e Maria Chiara Santi, proprietari dello studio di architettura ferrarese Lumarch (LMC) propone tramite un post pubblicato sui propri canali social, insieme a una serie di rendering che immaginano una possibile trasformazione di Ferrara. Una visione di lungo periodo, consapevolmente distante dall’assetto attuale della città, ma che secondo i progettisti potrebbe rappresentare una direzione concreta verso una migliore qualità urbana.
Professionisti e anche cittadini
I due partono da una doppia prospettiva: quella professionale di chi progetta gli spazi e quella quotidiana di cittadini che vivono il centro storico. «Prima ancora che uno studio di architettura, siamo cittadini ferraresi e in particolare residenti del centro storico – spiegano –. Proprio per questo tendiamo a muoverci in bicicletta, anche insieme ai nostri figli, mentre la macchina la utilizziamo soprattutto per i viaggi lunghi o quando dobbiamo raggiungere i cantieri per lavoro».
Da questa esperienza diretta nasce l’idea di ragionare su come potrebbe cambiare il rapporto tra Ferrara e la mobilità. Una riflessione che parte da concetti come depaving, isole di calore, infrastrutture verdi. Termini tecnici che però, secondo Lumarch, hanno ricadute molto concrete nella vita di tutti i giorni. «Non si tratta solo di concetti tecnici o mode urbanistiche – sottolineano Farinelli e Santi – ma di scelte che riguardano la qualità dello spazio in cui viviamo: l’ombra lungo un percorso ciclabile, la sicurezza di un attraversamento, la temperatura di una piazza in estate, la possibilità di muoversi senza essere circondati dal traffico».
Come sarebbe
Il punto centrale della proposta riguarda la regolazione degli attraversamenti veicolari del centro storico. Secondo lo studio, gli assi Cavour-Giovecca e Porta Po-Porta Mare rappresentano oggi un punto cruciale del traffico privato: «Per migliorare davvero la qualità urbana e ridurre le emissioni è necessario intervenire in modo deciso sulla regolazione degli attraversamenti veicolari. Senza una loro interruzione, totale o selettiva, è difficile immaginare un reale miglioramento in termini di sicurezza, qualità dello spazio pubblico e sostenibilità ambientale». Nei rendering elaborati da Lumarch viene quindi ipotizzato uno scenario alternativo: una riorganizzazione dei flussi con sensi unici sugli assi principali, l’eliminazione del traffico di attraversamento nelle aree più centrali, in particolare nell’area Castello-Palazzo dei Diamanti, una rete continua di percorsi ciclopedonali sicuri e l’inserimento di nuove alberature ed elementi verdi.
Esempi e aree esterne
Un’idea che guarda anche alle esperienze europee. «Negli anni abbiamo viaggiato molto e tante città vivono già di una mobilità efficiente e di ampi spazi per le biciclette, riducendo l’uso delle auto nei centri – raccontano i professionisti –. Pensiamo a realtà come Copenaghen e Vienna». Un passaggio considerato fondamentale riguarda le aree esterne al centro storico. Per Lumarch, senza un’alternativa efficace all’auto privata, ogni limitazione rischia di essere percepita solo come un ostacolo. «Il potenziamento dei parcheggi scambiatori esterni alle mura, ben collegati al centro, è un tassello imprescindibile. Solo così l’alternativa diventa realmente competitiva». Un modello che Ferrara ha già sperimentato in occasione dei grandi eventi, con navette dedicate per collegare aree di parcheggio e luoghi di spettacolo.
Rimozione di asfalto e cemento
Accanto alla mobilità, c’è poi il tema del “depaving”, cioè la rimozione di superfici impermeabili come asfalto e cemento per restituire spazio al suolo e al verde. «Non significa semplicemente togliere asfalto – spiegano Farinelli e Santi – ma ripensare tecnicamente lo spazio urbano, rendendo il terreno permeabile, migliorando il drenaggio delle acque, riducendo le temperature e alleggerendo il carico sulle reti fognarie». Una strategia che, secondo lo studio, potrebbe adattarsi particolarmente bene a Ferrara: città pianeggiante, già vocata alla bicicletta e con caratteristiche che potrebbero favorire un modello urbano più vicino alle persone. «Meno attraversamenti, meno asfalto, più qualità urbana. Ferrara ha tutte le carte in regola per essere un modello».
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