Morti sospette all’ospedale di Argenta, l’ex infermiere va a processo
È accusato di omicidio volontario, falso, esercizio abusivo della professione e truffa. La prima udienza davanti alla Corte d’assise si terrà il 17 settembre
Argenta «Siamo sereni, confidiamo di vincerlo questo processo». L’avvocato Lorenzo Valgimigli ostenta la sicurezza che gli deriva da una lunga esperienza e da vicende giudiziarie che in passato hanno riservato esiti inattesi. Il processo è quello che dovrà affrontare Matteo Nocera, l’ex infermiere dell’ospedale di Argenta, accusato di omicidio volontario aggravato, maltrattamento di pazienti nel reparto di Lungodegenza, falso, truffa, interruzione di servizio ed esercizio abusivo della professione medica e infermieristica.
La prima udienza davanti alla Corte d’assise si terrà il 17 settembre. Oggi, giovedì 25 giugno, il giudice dell’udienza preliminare Giovanni Solinas ha disposto il rinvio a giudizio di Nocera, accogliendo la richiesta del pm Barbara Cavallo, compresa la pronuncia di non luogo a procedere per due episodi di maltrattamento sui quali, già per la Procura, residuavano elementi di incertezza.
L’impianto accusatorio si fonda sulle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo e del Nas. Nocera avrebbe somministrato farmaci in assenza di prescrizione medica e avrebbe alterato documentazione sanitaria. Gli inquirenti contestano inoltre la validità del titolo professionale utilizzato per l’assunzione, da cui derivano anche le accuse di truffa ai danni dell’Ausl e del Ministero e di esercizio abusivo della professione infermieristica.
«Aspettiamo di giocare questa partita quando ci saranno tutte le garanzie», dice ancora l’avvocato Valgimigli, che con il figlio Giacomo costituisce il collegio difensivo, riferendosi al pieno contraddittorio garantito dal dibattimento. «Siamo sollevati dal fatto che Ferrara ha un’amministrazione della giustizia molto efficiente: avere un dibattimento in tempi rapidi è una grande garanzia». Secondo il legale, in questo procedimento «c’è un forte pregiudizio: perché non sono state messe telecamere? – chiede – Perché i pazienti che la Procura ritiene siano stati maltrattati non sono mai stati sentiti? ». Il difensore contesta anche uno degli aspetti centrali, ovvero l’ipotesi che Antonio Rivola, l’83enne morto il 5 settembre 2024 durante il ricovero, sia stato ucciso tramite la somministrazione di Esmeron. Si tratta di un farmaco curarizzante utilizzato in anestesia per ottenere il rilassamento muscolare. «L’ultima volta che ho sentito parlare di curaro è stato con gli indiani di Tex Willer e con il delitto Nigrisoli nel 1963. Credo sia poco probabile che un infermiere, nel 2024, possa pensare di sopprimere una persona proprio con il curaro, con tutti i mezzi che esistono in ospedale».
Sarà un processo nel quale la prova scientifica avrà un ruolo centrale. Da un lato le consulenze che sostengono l’ipotesi accusatoria, dall’altro quelle della difesa affidate a Rafi El Mazloum, medico legale già consulente di parte nel caso dell’infermiera Daniela Poggiali, assolta in via definitiva dopo nove anni di processi sulle morti sospette all’ospedale di Lugo. Anche allora, nel collegio difensivo, c’era l’avvocato Lorenzo Valgimigli.
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