A Ferrara convegno internazionale sulla pera tra mercato, produzione e criticità
Olanda e Belgio superano l’Italia. La soluzione? Più strategie comunicative
Ferrara Produzione, commercio e strategie di comunicazione nel settore della pericoltura: questi sono i principali temi trattati ieri mattina a “Interpera”, il congresso internazionale sulla pera che si sta tenendo a Ferrara. In una sala conferenze Cna (nella sede di via Caldirolo 84) gremita, si sono succeduti diversi esperti provenienti dai principali Paesi europei produttori del frutto: Italia, Olanda, Belgio, Spagna, Francia e Portogallo.
Organizzata da Cso Italy, la mattinata di lavori è stata aperta dai saluti istituzionali; per il Comune di Ferrara è intervenuto l’assessore all’agricoltura Matteo Fornasini: «Ferrara è e deve continuare ad essere la capitale della pera. Siamo nel cuore di una filiera strategica, nel cuore di un territorio che negli ultimi anni ha sofferto più di altri il cambiamento climatico, le gelate tardive, le fitopatie. Davanti a queste sfide, la risposta non può essere la rassegnazione. Il Comune di Ferrara, d’intesa con le associazioni di categoria, ha messo in campo un sostegno alla fiscalità locale a favore degli agricoltori e uno sforzo a favore della burocrazia ridotta, attivando canali di agevolazione sui tributi comunali per le aziende agricole del territorio colpite dalle crisi climatiche».
È poi intervenuto anche il deputato FdI Mauro Malaguti: «La pericoltura ha subito un drastico calo a causa di vari fattori ambientali e della drastica riduzione di agrofarmaci imposta dall’Ue. Credo che una delle strade da percorrere sia certamente quella della ricerca: l’altro giorno, abbiamo presentato a Montecitorio quattro nuovi frutti che sono selezionati dalla ricerca, tra cui una pera, la Red Pop, che è resistente ai mutamenti climatici, ai funghi, ed è studiata come pera snack per gli studenti».
Ma qual è la situazione della pera in Italia e in Europa? Nel 2005 il Belpaese era per distacco il migliore produttore del continente, con quasi 900mila tonnellate raccolte. Oggi siamo superati da Belgio e Olanda, a causa della perdita di oltre il 30% della superficie coltivata a pera. «Nel 2025 – spiega Tomas Bosi, Cso Italy – sono state prodotte poco meno di 300mila tonnellate di pere. Per la campagna 2026-2027 ci si aspetta una piccola crescita. La sfida per il futuro è di trovare una stabilità produttiva e dei sistemi che consentano di adattarci alla crisi climatica».
Aprendo lo sguardo alla situazione europea, l’anno scorso sono state prodotte poco meno di 1,8 milioni di tonnellate di pere; mentre quest’anno (ma molto dipenderà dal risultato di Italia e Olanda) si stima un 2% in più. Un risultato che comunque non permetterà delle soluzioni strutturali, almeno per quanto riguarda il mercato italiano.
E proprio di mercato hanno parlato Elisa Macchi (Cso Italy) e Manuel Manfredi (Unapera) : a livello di export europeo c’è stata una diminuzione negli ultimi anni (anche per via della crisi geopolitica globale), ma non come sul piano della produzione. I maggiori esportatori sono Olanda e Belgio (circa l’80% della produzione interna), seguiti dalla Spagna (40%). L’Italia esporta soltanto il 14% di ciò che produce e la Germania resta il principale Paese importatore della nostra pera, ma la domanda è in calo. Basti pensare che, a fronte delle 25mila tonnellate di oggi, un tempo i tedeschi ne chiedevano 60mila all’anno. «La Williams costituisce sempre più un asset centrale nell’offerta della pericoltura italiana ed è la varietà che negli ultimi anni ha costituito la maggior garanzia di continuità in termini di resa per i produttori – spiega Manfredi –. Le altre varietà hanno meno riconoscibilità sul mercato, oppure hanno una domanda strutturalmente più debole e sono soggette a maggior concorrenza da parte del prodotto di altri areali».
Per il futuro della pericoltura la strada sembra condivisa da tutti gli esperti che ieri hanno preso parola: al clima e alle crisi geopolitiche ci si può solo adattare, mentre tanto si può fare a livello comunicativo e di marketing. «La pera oggi è poco attrattiva e il suo consumatore è sempre più anziano – afferma Luca Pagliacci, responsabile marketing Unapera –: noi ci stiamo impegnando dal 2022 per far conoscere il marchio Igp. Ora invece serve presentare la pera come “frutto del benessere”, come frutto che fa bene ai giovani e agli sportivi. Questa è la strada, e stiamo collaborando con Horeca e con il mondo ristorativo. Vanno coinvolti anche nutrizionisti, medici, programmi televisivi e radiofonici».
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