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Ferrara, “Naomo” fa il pienone in hotel: «Più attenzione alla sicurezza»

Francesco Gazzuola
Ferrara, “Naomo” fa il pienone in hotel: «Più attenzione alla sicurezza»

Lodi dopo la sospensione: politica di strada e ora in Giunta. Dal Grattacielo al Palio, l’ex vicesindaco racconta l’impegno per la città e si prende gli applausi

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Ferrara A volte ritornano, scriveva “quello”, e quando parte la marcia trionfale attraversa la sala congressi dell’hotel Carlton con passo deciso. Si prende il calore della sua gente e quando l’applauso prosegue oltre le formalità fa un passo indietro, toglie gli occhiali e di nuovo guarda in faccia la platea, commosso. «Ci siete tutti, associazioni e persone non politiche che hanno voluto essermi vicine. Dopo 18 mesi riconosco ogni volto: sarete ripagati con impegno e concretezza».

“Parliamo io e te – proseguiva Stephen King –. Parliamo della paura”. Nicola Lodi ancora una volta l’ha guardata dritta negli occhi. Diciotto mesi fa, dopo la condanna per induzione indebita, ha dovuto presentare le dimissioni dalla carica di assessore. Effetto della legge Severino, ma la sospensione è scaduta la settimana scorsa e ieri il segretario provinciale della Lega ha ratificato pubblicamente il suo ritorno. Si mette a disposizione del sindaco Fabbri – anche se un accordo per il reintegro in giunta c’è da un anno e mezzo –, saluta gli ex leghisti confluiti in Futuro Nazionale («ma non Bergamini»), racconta del “Duca rosso” Soffritti e di Sgarbi, ripercorre il periodo di stop forzato e soprattutto il segno che la sua attività politica ha lasciato a Ferrara, senza dimenticare gli strascichi giudiziari – «che è il modo preferito dalle altre forze politiche di fare opposizione» – e un futuro come sindaco (?). Perché guardi locandine e manifesti (“Naomo per Ferrara”) e pensi al 2029, vedi già una candidatura che va oltre a quella di capolista della Lega. Al Carlton si parla anche di elezioni comunali, ma intanto lancia la raccolta firme «per misurare il peso politico e capire quante persone vogliono che torni in giunta». E se non è un segnale questo.

Lodi parte proprio dalla Lega: «La prima chiamata ricevuta il giorno dopo le dimissioni è stata del segretario Salvini. Tutti dicevano che mi avrebbe scaricato e invece ho passato questi 18 mesi a formarmi sugli aspetti della sicurezza e con un incarico a Roma, dove ho lavorato con Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, avendo modo di approfondire l’aspetto della criminalità minorale: i maranza, anche se a me non piace chiamarli così».

Durante la sospensione ha intensificato il contatto con i cittadini: «si sono accorti che mancava un tassello in giunta. Mi chiamavano per tutto e io ho creato faldoni di segnalazioni». D’altronde ha sempre ribadito che la sua «è una politica di strada, fuori dagli uffici, e infatti nel mio c’erano sempre due dita di polvere perché non ci stavo: mi piace ascoltare la gente, indipendentemente da tessere di partito, e credo che gli elettori non vadano più a votare perché si sia perso questo aspetto. È arrivato il momento di voltare pagina, se no in futuro il malcontento, che esiste già oggi, sarà devastante».

Poi riprende un vecchio slogan: «Non sono un politico, io faccio politica». Altrimenti «non avrei fatto certi errori». E parte dai giornali: «L’inesperienza politica non va di pari passo con la stampa. Chiaro che non si vorrebbero ricevere certe domande ficcanti, ma è pur sempre il loro lavoro. Due anni fa ho sbagliato nel rivolgermi ad una giornalista della Nuova Ferrara (appellata come “comunista di merda” durante un sopralluogo in seguito ad un fatto di cronaca, ndr). Mi scusai subito e lo faccio anche adesso pubblicamente».

Scorrono le immagini delle “battaglie” di Naomo: la chiusura del campo nomadi sulla ruspa («Riconosciuta dal Parlamento, poi la Regione ha chiesto ad altri Comuni di mettersi in regola sull’esempio di Ferrara. E oggi tutte quelle persone sono sistemate dignitosamente»); la bonifica del Palaspecchi («Arrivavano i pullman per far dormire lì la gente, che poi la mattina prendeva il treno per andare a fare scippi. In Krasnodar si registravano furti di biancheria intima, ingressi nei garage, bisogni nei giardini: adesso invece il quartiere ha raddoppiato il valore delle case»); la riqualificazione della zona Gad. «Sono vicino agli abitanti del Grattacielo e lo sarò sempre: andrò alla prossima assemblea con delega dei residenti per sostenerli. Io sono al lavoro indipendentemente da quelle che saranno le scelte. Così come sono stato impegnato per il taglio delle panchine, l’abbattimento delle baraccopoli e la creazione di recinzioni: l’abbiamo fatto per portare le famiglie nei parchi e allontanare chi aveva intenzioni di spaccio e degrado. È finita che la Regione, di centrosinistra, cofinanziava le opere, mentre il Pd locale ci attaccava».

«Ogni foto è una querela, anzi di più» cerca di sdrammatizzare Lodi, ma «chi non lavora non fa errori. E io comunque ho pagato. Oggi, ad esempio, ci ritornerei sulla ruspa perché era un segnale per quanti, da anni, chiedevano di sgomberare il campo nomadi. Poi la legge dirà se si tratta di un errore o altro». Infatti, le vicende giudiziarie «sono tantissime e sto cercando chi può scrivere un libro. Ogni mese ho un nuovo avvocato e credo nascano da chi ha perso potere e vuole abbattermi. Ma io non ho problemi a tornare a fare il barbiere. E comunque la migliore pubblicità che mi hanno fatto è stata proprio con le denunce». Si riferisce naturalmente all’opposizione. «Ma averla un’opposizione» e scoppiano le risate in sala. «Li invitavo per discutere e trovare una quadra, ma i consiglieri preferivano andare in tribunale: è un’opposizione giudiziaria, non politica. La facciano in Consiglio invece di intasare la magistratura».

Allora quanto aspettare per la ri-nomina da assessore? «Sto parlando con Fabbri: sono trascorsi 18 mesi, ne può passare anche uno in più. Con Alan abbiamo fatto la storia di questa città (altro applauso, ndr). Magari tra noi ci sono visioni diverse, ma quello è normale in democrazia». Continuano ad essere «ottimi» anche i rapporti con gli altri membri della Giunta: «Ci sentiamo spesso e dico loro anche quello che non va». Al proposito: com’è Ferrara dopo 18 mesi senza Nicola Lodi? «Secondo me c’è tantissimo da fare e alcuni fenomeni vanno affrontati subito con le unghie. Il tema della sicurezza ha bisogno di un’attenzione molto più alta e di una presa di posizione, partendo dalla formazione degli agenti sui nuovi decreti». Le deleghe saranno a Sicurezza, Frazioni e Palio. E la candidatura a sindaco? «C’è un tavolo di centrodestra con Fratelli d’Italia e Forza Italia: vedremo quale sarà il nome. Non so se mi piacerebbe e neppure se sarò io. Alan non può farlo, ma sarà importante anche per il 2029».

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