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Rischio siccità

Ferrara, viaggio sul Po in secca: «Navigabilità sempre più difficile»

Nicolas Stochino
Ferrara, viaggio sul Po in secca: «Navigabilità sempre più difficile»

Toccati i 6,8 metri sotto lo zero idrometrico. E riemerge il vecchio ponte

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Ferrara Lavoro interrotto nelle ore più calde della giornata, temperature estreme che a giugno hanno già superato i 40°, centro storico semideserto anche nel weekend e piscine piene. È questa l’immagine che da giorni accompagna Ferrara, ancora oggi stretta nella morsa di un’ondata di calore eccezionale da bollino rosso.

Il calo del fiume

Una situazione che sta mettendo inevitabilmente in crisi anche il bacino del fiume Po, che ha registrato un repentino calo delle portate. Il più grande fiume d’Italia è infatti sceso in una settimana, al rilevamento di Pontelagoscuro, da oltre 900 metri cubi al secondo a meno di 300 m³/s, con una perdita di oltre il 60% dei flussi.

Nel 2022 il Grande Fiume era sceso a 150 m³/s, registrando il record di estate più siccitosa. «In quell’estate l’idrometro registrò uno scarto oltre i sette metri sotto lo zero idrometrico – spiega Alessandro Andreotti, segretario della società Canottieri –, mentre in questo momento (ieri mattina, ndr) siamo a -6,79 metri. Dalle app che solitamente utilizziamo per il monitoraggio e dal meteo dei prossimi giorni, la previsione è quella di un miglioramento».

L’incidenza climatica del ciclone africano, che da giorni attanaglia il nostro paese e in particolare la pianura Padana con un caldo torrido da bollino rosso, sta mostrando pesanti ripercussioni anche sull’equilibrio idrologico del territorio. Il fiume Po è infatti in forte siccità, la sponda è una lingua di sabbia e fango che continua ad allargarsi giorno dopo giorno sotto il sole cocente e la navigabilità è sempre più difficile.

Il livello dell’acqua non permette alla maggior parte delle barche di percorrere il corso d’acqua, per via del rischio di incagliarsi o di finire con l’elica contro un ramo o qualche altro oggetto riaffiorato dal fondale.

Parla l’esperto

Ma per vedere dal vicino la situazione di siccità che sta vivendo il Grande Fiume, abbiamo navigato su una piccola barca a motore, guidata da Andreotti. «Abbiamo alcune imbarcazioni, ormeggiate, ma molte di esse al momento non possono navigare per via del livello troppo basso del fiume».

E allora nodi sciolti, motore accesso e pontile lasciato alle spalle, per vedere da vicino il momento difficile che sta vivendo il Po. «Andiamo piano e cerchiamo di evitare le zone dove l’acqua è più scura e si formano dei movimenti diversi rispetto alla normale corrente – annuncia il segretario della Canottieri – perché sono le aree in cui gli oggetti affiorano a galla». E infatti, non è difficile notare rami, rocce e detriti fuoriuscire dall’acqua. «In alcuni punti sono state messe delle boe per segnalare la presenza di oggetti che affiorano. Bisogna porre particolare attenzione e girarci attorno, cercando di evitare di avvicinarsi».

Livello basso dell’acqua implica la formazione di lingue di terra, in mezzo al fiume. «La navigabilità è difficile in questa situazione. Riemergono lembi di terra, alberi e altri materiali che solitamente sono sul fondo o comunque in profondità. Sopra a Stienta, il fiume è secco. Anche l’ingresso del canale Boicelli nel fiume sta soffrendo, e in barca è sicuramente impercorribile al momento».

Anche dagli argini riemergono elementi che solitamente sarebbero sommersi. «Nell’argine dalla parte di Pontelagoscuro, sono riemerse le strutture dell’ex cava di sabbia, risalente agli anni 70. In questo tratto aveva posizionato delle strutture sulla riva per scavare. La cava poi è fallita e i macchinari sono stati abbandonati qui al loro destino».

A riemergere, in prossimità del ponte che collega Ferrara a Occhiobello, i resti di ferro del vecchio ponte. «È ciò che resta dell’anima del vecchio ponte, bombardato durante la Seconda guerra mondiale. La struttura in ferro era stata tagliata a livello dell’acqua in modo tale che non raffiorasse, ma con questo abbassamento, sono nuovamente tornate fuori dall’acqua».

Ciò che più impressiona, è l’idrometro su uno dei piloni del ponte. «Non tocca nemmeno il livello attuale dell’acqua – osserva Andreotti –. Guardando il pilone in modo frontale, si possono notare le macchie formate nel tempo per il contatto con l’acqua. La macchia in apice è di diversi metri più in alto rispetto al livello attuale». 

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