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L’emergenza

Ferrara, gli sfollati del Grattacielo sono di nuovo senza casa

Annarita Bova
Ferrara, gli sfollati del Grattacielo sono di nuovo senza casa

Dal primo luglio la struttura San Bartolo sarà destinata ad altro utilizzo

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Ferrara «Se ne devono andare e non abbiamo trovato soluzioni. In tutta la città non c’è una struttura che possa ospitare queste persone. Sono rimasti in quindici, ma pensiamo si possa anche scendere a dieci. Non sappiamo come fare».

Dal primo luglio la struttura di San Bartolo chiuderà i battenti. Qui, dal 13 febbraio, Caritas ha gestito l’accoglienza delle persone sfollate dal grattacielo e prive di alternative. La struttura, come già ampiamente annunciato e comunicato, è destinata ad altro utilizzo e al momento non ce ne sono altre con la caratteristiche richieste (parliamo ovviamente di questioni legate in primo luogo alla burocrazia e alla sicurezza). In questi mesi San Bartolo ha registrato «una presenza media giornaliera di circa 45-50 ospiti», accogliendo complessivamente decine di persone. «Nel tempo c’è chi ha trovato una casa in cui potersi trasferire, chi ha cambiato lavoro e città. Nessuno è rimasto con le mani in mano, lo sforzo è arrivato in primo luogo dagli ospiti. Purtroppo per qualcuno la strada è un po’ più in salita».

Sono trascorsi quasi sei mesi dallo sgombero delle Torri del Grattacielo. È stata una delle emergenze più forti, sentite e delicate per la nostra città. L’11 gennaio un grave incendio è divampato alla base della Torre B di via Felisatti. Quel rogo ha provocato l’immediata evacuazione dell’intera struttura e diversi intossicati. Successivamente, il sindaco ha dichiarato inagibili tutte e tre le torri (A, B e C). Centinaia le persone sfollate.

Durante questo periodo sono state tante le lacrime versate e anche chi ha trovato un alloggio, un’alternativa ha ancora parte della sua vita chiusa nelle case lasciate in fretta in furia perché nessuno in quei palazzi ci è più potuto rientrare. Il Forum Terzo Settore non si è mai arreso, non ha mai mollato e ancora adesso lo scopo è quello di trovare una soluzione abitativa per chi è rimasto escluso. «Non è facile, ne siamo consapevoli. Ovviamente restano i più “deboli”, coloro che non possono spendere più di 300 euro al mese».

Lo sgombero ha coinvolto circa 500 persone, un numero enorme. Nel bilancio che era stato tracciato dal Forum, emerge una mobilitazione ampia e articolata: 20 associazioni, gruppi ed enti del Terzo Settore e 160 persone tra volontari e cittadini. Un lavoro che ha coinvolto diverse fasi: dalla prima accoglienza organizzata dal Comune in palestra, al trasferimento nei locali del doposcuola di Mura di Porta Po, fino alla gestione a San Bartolo. Il focus resta sulla ricerca di soluzioni.

Il Forum rinnova «con forza l’appello alla cittadinanza, ai proprietari di immobili e a tutti coloro che possano offrire una disponibilità abitativa temporanea o stabile». Le organizzazioni assicurano un accompagnamento. «Noi ci siamo stati, ci siamo e ci saremo – assicurano da Caritas –. Son stati mesi molto intensi, in cui è emersa tanta umanità».

La comunità di Aguscello, frazione dove si trova la struttura di accoglienza, si è dimostrata aperta, disponibile e collaborativa e sono state tante le iniziative portate avanti. Adesso i numeri ci sembrano “piccoli”, ma tra due giorni ci sarà ancora chi ha bisogno di aiuto. 

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