Ex vicesindaco di Ferrara a processo, il pm: «Nessun dossieraggio, ma diffamò Ferraresi»
La Procura chiede la condanna a quattro mesi di reclusione per Lodi. L’avvocato Anselmo attacca il magistrato. La difesa: «Normali retroscena politici»
Ferrara Una richiesta di condanna a metà: solo per la diffamazione ma non per il dossieraggio. E la difesa di parte civile che sbotta contro la Procura. Dovrà aspettare fino al 23 settembre, Nicola Lodi, imputato per illecito trattamento dei dati personali e diffamazione aggravata nei confronti di Anna Ferraresi, ex compagna di partito, poi ribelle arcinemica. A quella data la giudice Valentina Camurri ha rinviato per repliche e sentenza.
Ieri la discussione. Il pubblico ministero Ciro Alberto Savino ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di illecito trattamento dei dati personali — «per non aver commesso il fatto» — e la condanna a quattro mesi di reclusione per due imputazioni di diffamazione. Il pm ha ritenuto non attendibile la testimone chiave Rossella Arquà, ex consigliera leghista e storica fedelissima di Lodi che, tra le altre cose, aveva detto di aver visto il plico con i documenti su Ferraresi nella scrivania di Lodi.
Il processo nasce dalla denuncia presentata da Ferraresi in merito a delle buste anonime contenenti atti di un suo vecchio procedimento penale per guida in stato di ebbrezza, risalente al 2014. Quei plichi erano stati recapitati ai capigruppo del Consiglio comunale e alla datrice di lavoro della Ferraresi tra il 20 e il 22 maggio 2020. Lodi aveva mostrato più volte su Facebook e in Consiglio comunale di conoscere bene la vicenda, facendovi espliciti riferimenti e allusioni considerate diffamatorie. Il caso ha attraversato due richieste di archiviazione del pm, entrambe rigettate dal gip, prima di arrivare a dibattimento per imputazione coatta.
L’avvocato Fabio Anselmo, difensore della parte civile, ventilando anche violazioni disciplinari, non ha nascosto il disappunto per la requisitoria del pm e la sua demolizione di una testimone – l’Arquà – «perché secondo lui colpevole delle minacce a Lodi. Peccato che il pm titolare di quel fascicolo è un altro e quello di oggi, invece, non sa nulla dell’istruttoria in corso, se non a livello giornalistico». Ha osservato che lo stesso gip aveva già ritenuto dimostrato il trattamento illecito, e ha rimproverato al pm di non aver indagato sugli accessi alla posizione Inps di Ferraresi compiuti da Marco Vincenzi, all’epoca ispettore dell’istituto e consigliere comunale della medesima compagine di Lodi, sui quali aveva deposto Arquà (sul caso, la Procura di Bologna ha recentemente chiesto decreto penale di condanna per Vincenzi). Anselmo ha poi sottolineato i «fogli e fogli» di accessi allo Sdi – il Sistema di indagine della polizia – su Ferraresi, registrati in pieno lockdown Covid: «Stiamo parlando di Totò Riina?». «Nessuno ha visto Lodi con la pistola fumante in mano», ha riconosciuto, rivendicando però la solidità del quadro indiziario. Poi la sintesi: «Due donne vittime di un comune destino, cinico e spietato, con un unico denominatore: Nicola Lodi».
L’avvocato Carlo Bergamasco, per la difesa di Lodi, ha ricondotto l’intera vicenda al «normale dietro le quinte della politica», con un’avversione definita reciproca. L’Arquà, ha argomentato, ha cambiato campo a seconda delle convenienze e non è credibile. «Nessuno degli elementi della parte civile costituisce un indizio: sono guizzi di intuizione, congetture», mentre i post su Facebook e le parole contestate sarebbero «affermazioni critiche, non diffamatorie, dal linguaggio colorito».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google