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Undici bambini senza scuola a Portomaggiore. «Qui non c’è più posto»

Daniele Oppo
Undici bambini senza scuola a Portomaggiore. «Qui non c’è più posto»

La denuncia dell’associazione PortoAmico e la replica del sindaco Bernardi. Sullo sfondo i flussi migratori e i riflessi sull’organizzazione scolastica

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Portomaggiore Undici bambini stranieri ancora senza una collocazione scolastica e una comunità che si confronta con gli effetti di un cambiamento demografico sempre più evidente. A Portomaggiore il caso sollevato dall’associazione PortAmico, approdato anche all’attenzione delle autorità di garanzia e del Parlamento, apre una discussione che va oltre il singolo episodio. Sullo sfondo c’è la crescita delle comunità immigrate presenti sul territorio e la capacità del sistema scolastico e dei servizi pubblici di assorbire un numero crescente di studenti, garantendo a tutti il diritto all’istruzione.

Cos’è successo

Secondo quanto denunciato da PortAmico, undici minori in età di obbligo scolastico non sono stati ammessi alla scuola primaria dell’istituto comprensivo “F. Bernagozzi” e, in assenza di una soluzione praticabile, rischierebbero di rimanere esclusi dal percorso scolastico. L’associazione ha chiesto chiarimenti sulle procedure adottate, sulle graduatorie e sulle motivazioni dei dinieghi, segnalando inoltre un caso in cui il mancato rilascio del permesso di soggiorno sarebbe stato richiamato nelle comunicazioni con una famiglia.

Nella lettura proposta dal sindaco Dario Bernardi, il punto non è l’accesso alla scuola da parte dei minori stranieri, un diritto da garantire, ma la concentrazione degli arrivi in un unico territorio rispetto alle risorse disponibili. Un fenomeno che, secondo il primo cittadino, richiede una programmazione più ampia e una distribuzione più equilibrata degli studenti fra gli istituti dell’area. «Negli anni passati le iscrizioni tardive erano poche e le scuole riuscivano ad assorbirle nelle classi esistenti. L’anno scorso ci siamo trovati di fronte a circa cinquanta nuove richieste arrivate nel corso dell’estate, un numero che ha messo sotto pressione l’organizzazione dell’istituto comprensivo». Portomaggiore ospita da tempo importanti comunità straniere, in particolare di origine pakistana e marocchina. Proprio i nuovi arrivi di famiglie perlopiù pakistane, osserva il sindaco, hanno determinato un incremento delle richieste di inserimento scolastico a ridosso dell’avvio delle lezioni, quando le classi risultano già formate e gli organici definiti. «Una scuola può accogliere nuovi alunni fino a un certo limite. Bisogna rispettare le capienze delle aule, il numero massimo di studenti per classe e tutte le condizioni previste per garantire una didattica adeguata. Oltre quella soglia diventa difficile continuare ad aggiungere iscrizioni».

L’organizzazione scolastica

Bernardi sottolinea che il problema non riguarda esclusivamente il Comune di Portomaggiore, ma l’organizzazione scolastica dell’intera area. «Non è equilibrato avere nel territorio classi molto meno numerose in comuni vicini e classi particolarmente affollate a Portomaggiore. Serve una riflessione sulla distribuzione degli studenti e delle risorse scolastiche». Secondo il sindaco, la situazione è stata portata all’attenzione degli uffici scolastici e delle comunità interessate. «Abbiamo rappresentato la situazione a tutti i soggetti coinvolti. Quando alcune classi raggiungono la capienza massima, l’unica soluzione praticabile è orientare le famiglie verso scuole vicine che possono ancora accogliere nuovi studenti».

L’alternativa (o no?)

È proprio su questo punto che emerge la principale differenza tra la lettura proposta dall’associazione e quella del Comune. PortAmico sostiene che alle famiglie non siano state offerte alternative sufficienti e che diversi bambini siano rimasti senza una reale possibilità di frequenza. Il sindaco – che ad aprile aveva inviato delle lettere di ammonimento ad alcune famiglie – spiega invece che a quelle famiglie è stata data l’indicazione di guardare agli istituti vicini. Ma anche così, resta però il nodo concreto dei trasporti, che è un punto importante nella questione. «Ci sono sicuramente famiglie che hanno oggettivi problemi di trasporto o altre difficoltà. Ma sono problemi di difficile soluzione», osserva Bernardi. Il sindaco esclude però che il Comune possa organizzare un servizio di accompagnamento verso gli istituti indicati come alternativa. «Non posso portare i bambini nei comuni limitrofi. Lo facevamo dieci anni fa e c’era anche il fenomeno di bambini italiani che si spostavano da Portomaggiore verso altre scuole. Oggi il Comune non è nelle condizioni di organizzare un servizio di questo tipo».

Programmazione e imprevisti

Il sindaco insiste inoltre sulla necessità di programmare con maggiore anticipo le iscrizioni e di coinvolgere maggiormente le comunità presenti sul territorio. «L’obbligo scolastico non è un’opzione. Qualcuno lo ha capito, altri hanno adottato una strategia solo attendista, continuando a chiedere che i figli vadano a scuola a Portomaggiore quando questo, malauguratamente, non è possibile. Osservo anche che ci sono associazioni culturali di 500-600 iscritti a Portomaggiore: è possibile che non si possa socializzare la situazione per cercare soluzioni per accompagnare i bambini alle scuole vicine?». Nella sua analisi, Bernardi esclude che la situazione sia il segnale di una scuola in crisi. «La scuola di Portomaggiore non è al collasso. Fa un lavoro importante e di qualità. Il problema è che ci siamo trovati di fronte a un incremento di richieste che non aveva precedenti». Il Comune ha inoltre sollecitato una riflessione sul numero delle sezioni autorizzate e sulla distribuzione delle iscrizioni nel territorio. «Quando una scuola chiede l’attivazione di quattro prime classi e ne vengono autorizzate tre, è evidente che gli spazi disponibili si riducono. Per questo abbiamo chiesto una valutazione complessiva dei numeri presenti sul territorio».

Diritti… e doveri

Al di là delle diverse interpretazioni, il caso di Portomaggiore mette in luce una questione destinata a interessare un numero crescente di realtà locali: come accompagnare l’aumento della popolazione scolastica in territori interessati da importanti flussi migratori, evitando che la pressione si concentri su pochi istituti e garantendo comunque a ogni minore il pieno accesso all’istruzione. Gli undici bambini al centro della vicenda rappresentano oggi il punto più visibile di questo problema. E se l’istruzione è un diritto, il dovere per tutti, – istituzioni, cittadini, comunità – , è fare in modo che questi bambini la possano avere. 

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