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I dati Arpae

La qualità dell’aria di Ferrara migliora: “solo” 77 giorni scadenti

Andrea Mainardi
La qualità dell’aria di Ferrara migliora: “solo” 77 giorni scadenti

Nel 2025 per l’81% delle giornate si è respirato “bene”. I mesi invernali sono quelli più critici per le polveri sottili. Preoccupa l’ozono estivo

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Ferrara La qualità dell’aria a Ferrara nel 2025 mostra un quadro in chiaroscuro. Da un lato, i principali inquinanti sottoposti a limite di legge risultano generalmente sotto controllo. Parliamo di Pm10, Pm2.5, biossido di azoto, benzene, metalli pesanti e benzo(a)pirene. Dall’altro, il rapporto di Arpae conferma due elementi da non sottovalutare: le polveri sottili continuano a rappresentare un problema nei mesi freddi, mentre l’ozono si conferma l’inquinante più critico nella stagione estiva.

I valori

Lo sguardo complessivo parte dall’indice sintetico della qualità dell’aria, calcolato sulle stazioni del Comune di Ferrara. Nel 2025 l’aria è risultata “buona” o “accettabile” in 294 giornate, pari a circa l’81% dell’anno. Per 71 giorni, invece, la qualità è stata classificata come “mediocre” o “scadente”.

Nessuna giornata è stata indicata come “pessima” e il dato complessivo risulta in sensibile miglioramento rispetto al 2024. È un segnale positivo tenendo sempre i considerazione la morfologia di un territorio che risiede nella “conca” della pianura padana.

Il Pm10 nel 2025 ha rispettato sia il limite annuale di 40 microgrammi per metro cubo sia il limite giornaliero, che consente al massimo 35 superamenti della soglia di 50 microgrammi. Nelle stazioni del Comune il dato più alto è quello di Barco, con una media annua di 25 microgrammi e 28 superamenti. Seguono corso Isonzo con 24 microgrammi e 22 superamenti, Villa Fulvia con 20 microgrammi e 15 superamenti, Cassana con 21 microgrammi e 11 superamenti. Tutte le centraline restano dunque sotto la soglia normativa, ma Barco si avvicina più delle altre al limite dei 35 giorni.

Il confronto nel tempo racconta però un miglioramento. Nel 2020 Barco aveva registrato 73 superamenti e corso Isonzo altrettanti; nel 2022 Barco era ancora a 57 e Corso Isonzo a 61. Nel 2025 i numeri scendono rispettivamente a 28 e 22.

Anche le medie annue sono diminuite: a Barco si passa dai 35 microgrammi del 2017 ai 25 del 2025, a Cassana dai 32 del 2017 ai 21 del 2025 ed a Villa Fulvia dai 31 del 2017 ai 20 del 2025. La tendenza è positiva, soprattutto se letta sul decennio, ma i picchi giornalieri restano significativi: il 23 febbraio Barco ha toccato 91 microgrammi e Cassana 83.

Il Pm2.5, la frazione più fine delle polveri, rispetta anch’esso il limite annuale di 25 microgrammi. Barco registra 17 microgrammi, Villa Fulvia 15 e Cassana 14. Anche qui la stagionalità è un fattore: le concentrazioni aumentano in autunno e inverno, quando la dispersione atmosferica è minore. La problematica più evidente resta l’ozono.

Criticità

A differenza delle polveri, l’ozono non è un problema invernale ma estivo: si forma soprattutto con radiazione solare intensa, alte temperature e condizioni favorevoli alle reazioni fotochimiche. Nel 2025 la soglia di informazione di 180 microgrammi è stata superata in tutte le stazioni regionali della provincia: Villa Fulvia ha registrato 10 superamenti, Cento 9, Ostellato 8 e Gherardi 5. Nella rete locale, Barco ha registrato 11 superamenti. Non è stata invece superata la soglia di allarme di 240 microgrammi.

Ancora più rilevante è il dato sull’obiettivo a lungo termine per la protezione della salute: a Barco si contano 44 giorni di superamento, a Villa Fulvia 50, a Cento 52, a Gherardi 43 e a Ostellato 51. I superamenti si concentrano soprattutto tra giugno, luglio e agosto, con un anticipo già in maggio e, in alcune stazioni, anche in aprile.

Sul valore obiettivo mediato su tre anni, il quadro resta critico: Villa Fulvia e Barco sono a 43 giorni, ben oltre i 25 consentiti. Per il biossido di azoto, invece, il quadro è molto diverso in quanto il limite annuale di 40 microgrammi è rispettato in tutte le stazioni. Anche benzene, metalli e benzo(a)pirene non mostrano criticità.

Le cause

Il quadro delle emissioni aiuta a leggere le cause. In provincia di Ferrara il riscaldamento civile pesa molto sulle polveri primarie: 297 tonnellate annue di Pm10 e 289 di Pm2.5. Il trasporto su strada contribuisce con 145 tonnellate di Pm10 e 94 di Pm2.5, ma è la prima fonte di ossidi di azoto con 1.625 tonnellate. L’agricoltura domina invece per ammoniaca, con 2.811 tonnellate su 2.976 provinciali. Nel Comune di Ferrara il peso sul totale provinciale è rilevante soprattutto per biossido di zolfo, 47,5%, ossidi di azoto, 35,9%, e monossido di carbonio, 32,9%.

Questa “fotografia” di Arpae rappresenta un miglioramento rispetto al recente passato, soprattutto sul fronte delle polveri e del biossido di azoto. Ma il miglioramento non elimina le fragilità. Ferrara respira meglio per buona parte dell’anno, ma continua a fare i conti con due stagioni dell’inquinamento: l’inverno delle polveri, legato a ristagno atmosferico, riscaldamento e traffico, e l’estate dell’ozono, favorita da caldo e radiazione solare.

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